“Facebook e Instagram sapevano dei danni ai minori da quasi 10 anni. Ora rischi legali e finanziari significativi”: l’accusa di azionisti di Meta
Un gruppo di azionisti di minoranza mette sotto accusa i dirigenti di Meta, incluso Mark Zuckerberg, per aver fallito nella tutela dei minori sui social network Facebook e Instagram. “I dirigenti di Meta sono a conoscenza dei danni che i loro prodotti causano a bambini e adolescenti da quasi un decennio, eppure non hanno intrapreso alcuna azione di protezione, con conseguenti rischi legali e normativi, in continua crescita”. L’accusa giunge ai piani altissimi di Meta, in vista dell’assemblea dei soci del 27 maggio, grazie ad una risoluzione depositata alla Sec (Security exchange commission, l’organo di vigilanza sulla borsa americana) da un gruppo di investitori. Insieme radunano 800 azioni di classe A, dal valore superiore a 800 milioni di dollari. Chiedono di collegare lo stipendio dei manager ai miglioramenti delle piattaforme sulla sicurezza dei minori, per mitigare le rilevanti minacce legali, finanziarie e di reputazione. Il documento è stato rivelato da Forbes il 19 maggio. Quali sono i pericoli paventati dai soci di minoranza? Il grande spauracchio è l’obbligo di correggere algoritmi e design delle piattaforme, imposto da tribunali e autorità politiche, perché inciderebbe sulla pubblicità dunque direttamente sui ricavi. Ecco perché gli azionisti temono la possibile “slavina” legale per la mancata tutela dei minori: dopo le due condanne ai risarcimenti civili inflitti dai tribunali di Los Angeles e del New Mexico, ora Meta deve fronteggiare in America circa “2400 cause intentate intentate da bambini, famiglie, distretti scolastici, 42 procuratori generali statali, e si prevede che ne seguiranno altre”. Le assicurazioni non pareranno il colpo, perché le sanzioni “derivano da scelte progettuali intenzionali”, come l’algoritmo e il design del prodotto. Dunque i danni “non sono coperti dalle polizze standard di responsabilità civile generale”.
I rischi legali e finanziari: 1200 cause dei distretti scolastici Usa, la maximulta in Europa, class action
Abbastanza per destare preoccupazioni: “Questi sviluppi potrebbero creare rischi finanziari e di governance significativi per gli azionisti”, mentre la mole delle minacce “sta crescendo più rapidamente degli sforzi di risanamento annunciati da Meta”. Il colosso ha riconosciuto il pericolo “di perdite finanziarie significative”, durante le conference call sui risultati del 2025 e del 2026. Legare lo stipendio dei manager ai risultati sulla tutela dei minori, dunque, non è beneficenza. La misura incentiverebbe i dirigenti a “proteggere l’azienda da risarcimenti legali e rischi normativi”: la collettività ne gioverebbe e Meta attenuerebbe la minaccia. Ma il documento depositato alla Sec non cita neppure la class action italiana contro Meta e TikTok. Eppure la causa collettiva contro i social network potrebbe estendersi a macchia d’olio nel Vecchio Continente, poiché l’associazione europea dei genitori incoraggia le sigle nazionali ad emulare l’iniziativa italiana. Da Bruxelles, invece, risuona forte l’allarme per l’indagine della Commissione von der Leyen su Facebook e Instagram: secondo, le conclusioni preliminari pubblicate il 29 aprile, Meta non ha fatto abbastanza per tutelare i minori dunque rischia una multa fino al 6 per cento del fatturato. Ovvero: 12 miliardi. Ma i soci di minoranza hanno dimenticato di annotare le altre quattro indagini su Meta avviate a Bruxelles: sulla carta pende una sanzione fino a 60 miliardi (Donald Trump permettendo).
Intanto, negli Usa, lo Stato del New Mexico ha chiesto a Meta 3,7 miliardi di dollari di risarcimento, per pagare l’assistenza psicologica agli adolescenti danneggiati dall’algoritmo. Potrebbe essere l’indizio della valanga, perché il 15 maggio si è aperta anche la causa del distretto scolastico di Breathitt, nel Kentucky, con la richiesta di risarcimento per 60 milioni. Alphabet (ovvero Google e Youtube), Snap e TikTok hanno accettato accordi extragiudiziali. Meta è l’unico colosso che a giugno andrà a processo. Ma a chiedere i danni per bambini e adolescenti ci sono altri 1200 distretti scolastici. “Se ottenessero anche solo una frazione di quanto richiesto dalla contea di Breathitt – scrive Forbes – la responsabilità ammonterebbe a decine di miliardi”.
Il grande timore: l’obbligo di modificare algoritmo e design delle piattaforme
Non sono le sanzioni a spaventare il mercato e gli azionisti del Meta. Certo, a marzo “il titolo azionario di Meta è crollato dell’8 % dopo i verdetti delle cause legali” in California e New Mexico, annotano i soci nel documento per la Sec. “Ma anche una maxi multa da decine di miliardi sarebbe digeribile, per un gigante”, dice a ilfattoquotidiano.it Carlo De Luca, responsabile investimenti di Gamma Capital Markets. I ricavi di Meta dovrebbero crescere nel 2026 da 199 a 253 miliardi, gli utili per azione da circa 30,6 dollari a 34,6 dollari. Tuttavia, qualora la piattaforma fosse obbligata a “modificare algoritmi, raccolta dati, targeting pubblicitario, autoplay, infinite scroll, notifiche push, crittografia per i minori e sistemi di verifica dell’età, allora non parliamo più solo di una passività legale – prosegue De Luca – Parliamo di un possibile impatto sul motore economico della società”. E’ ciò che chiedono i tribunali, l’Europa, molti governi occidentali: cambiare le regole dei social network per tutelare i minori, introducendo perfino un divieto d’accesso variabile tra i 14 e i 16 anni. I più giovani, tuttavia, sono “merce” pregiata sul mercato pubblicitario. Lo dicono i soci di minoranza: “Questi divieti minacciano direttamente il bacino di utenti più giovani di Meta, ovvero la coorte con il più alto valore pubblicitario nel corso della vita”. Il dettaglio colpisce l’attenzione dell’avvocato Stefano Bertone, promotore della class action italiana contro Meta e TikTok: “il lifetime value è il valore finanziario complessivo che un cliente porta a un’azienda durante l’intero periodo in cui resta un cliente attivo”. Un parametro noto all’industria del tabacco, poiché “si sapeva che prima si creava la dipendenza dalla nicotina, più difficile era liberarsene”. Giova ricordare come circa il 98% dei ricavi di Meta derivi dalla pubblicità.
Bonus aumentati dal 75% al 200%: nulla sulla sicurezza dei minori
Non è la prima volta che gli azionisti indipendenti (senza incarichi dirigenziali) chiedono interventi per la sicurezza dei minori. Era già accaduto nel 2021, 2022, 2023 e 2024. Ma tutte le proposte “sono state bloccate dalla struttura azionaria con diritto di voto multiplo del Ceo Mark Zuckerberg. L’azienda non ha ancora pubblicato i parametri quantitativi e gli obiettivi di performance relativi alla sicurezza dei bambini che gli azionisti hanno fortemente sostenuto dal 2020”. Ecco un altro rimprovero per i dirigenti: Meta “continua ad annunciare politiche e pratiche sulla sicurezza dei minori”, ma oscura numeri e parametri per misurarne l’efficacia, malgrado “i dati siano disponibili”. Infatti “tiene traccia delle segnalazioni di abusi sui minori, delle rimozioni di account di minori, del tempo di utilizzo, delle segnalazioni di molestie”. Ottimi criteri per misurare progressi sulla sicurezza, cui agganciare la remunerazione dei dirigenti. Del resto, nel 2025 i bonus “sono aumentati dal 75% al 200% dello stipendio base, creando un consistente fondo al quale potevano essere applicate significative condizioni di sicurezza dei bambini”. Eppure il Consiglio d’amministrazione si è opposto ai bonus sulle tutela dei minori, perché “noi di Meta diamo la massima priorità alla sicurezza online dei giovani”. La risposta dei soci di minoranza è una doccia gelata: “Il divario tra le priorità dichiarate da Meta e le sue prestazioni effettive è proprio la preoccupazione sollevata dagli azionisti. Le piattaforme di Meta comportano rischi fisici e psicologici per i quali molti bambini e adolescenti non sono preparati, tra cui estorsione e adescamento a scopo sessuale, reclutamento in gruppi di odio, tratta di esseri umani, cyberbullismo e molestie, esposizione a contenuti sessuali o violenti, violazione della privacy, body shaming, contenuti sull’autolesionismo e truffe finanziarie, solo per citarne alcuni. Documenti interni dell’azienda, resi pubblici durante le recenti cause legali, dimostrano che Meta era a conoscenza dei danni che venivano arrecati e ha fatto ben poco o nulla per fermarli”.
In compenso ci sono i bonus legati al valore in borsa, presentati da Meta il 25 marzo, il giorno della condanna inflitta dal tribunale di Los Angeles: 6 milioni di dollari come risarcimento per i danni psicologici patiti da una giovane minorenne. Ai dirigenti dei social network, Meta “offriva mega-sovvenzioni fino a 900 milioni di dollari”, con retribuzioni legate “all’apprezzamento del prezzo delle azioni, che può essere pienamente realizzato solo se la società raggiunge una capitalizzazione di mercato di 9 trilioni di dollari (crescita del 500%) entro il 2031”. Nessun incentivo sul tema della sicurezza, l’unica preoccupazione è il valore delle azioni. “Ciò suggerisce che il raggiungimento di questa crescita esponenziale sarà una priorità, a prescindere dai cambiamenti che dovranno essere attuati per migliorare la sicurezza dei bambini”, ammoniscono i soci di minoranza. Appuntamento al 27 maggio per l’assemblea degli azionisti.