“Deal is done”. Con un tweet il presidente del Consiglio europeo Herman Van Rompuy ha annunciato l’accordo sul bilancio europeo 2014-2020 dopo una maratona negoziale durata oltre 25 ore. “E’ valsa la pena di aspettare”, dice. La bozza dell’accordo presenta alcuni tagli, quanto all’Italia sono previste sovvenzioni da 1,5 miliardi per le Regioni in crisi. Il vertice è cominciato ieri sera dopo lunghe trattative incrociate fra i leader e con il presidente stesso. L’accordo è stato raggiunto su una seconda bozza di compromesso rivista dal presidente dopo una nuova pausa tecnica in mattinata, ma secondo quanto riferiscono fonti europee le cifre complessive non cambiano rispetto a quelle diffuse in mattinata (960 miliardi di impegni e 908 di pagamenti). “E’ un bilancio equo, orientato alla crescita e al futuro e affronta le emergenze come quelle dell’occupazione”, ha dichiarato Van Rompuy, e “per la prima volta nella storia c’è un taglio vero”. 

I maggiori partiti nel Parlamento Ue: “Accordo inaccettabile”
Ma l’entusiasmo generale di capi di Stato e di governo è raggelato dalla reazione dei leader dei quattro maggiori gruppi del Parlamento (Ppe, S&D, Alde e Verdi): “Il vero negoziato sul bilancio comincia ora, con il Parlamento europeo” dicono in una nota congiunta. Anzi, di più: l’accordo sul bilancio da capi di Stato e di governo “è inaccettabile”, perché “non rafforza la competitività ma la indebolisce” e “crea deficit” in violazione dei Trattati, scrivono Joseph Daul (Ppe), Hannes Swoboda (S&D), Guy Verhofstadt (Alde) e Daniel Cohn-Bendit (Verdi). 

I quattro leader sottolineano che “la priorità principale” del Parlamento europeo è “promuovere crescita e investimenti”. Affermano che l’accordo “non è nell’interesse dei cittadini” e “si dispiacciono che il signor Van Rompuy non abbia parlato e negoziato con noi negli mesi passati”. Aggiungono di “vedere con stupore che i leader europei hanno concordato un bilancio che può portare ad un deficit strutturale” a causa del “grande divario tra ‘impegni’ e ‘pagamenti’”. E dichiarano che “resteremo fermi nel rispetto dell’articolo 310 del Trattato che chiede il pareggio di bilancio”.

E vengono indicati “quattro punti importanti che non abbandoneremo”: 1) una maggiore flessibilità “tra anni e tra capitoli di spesa” da approvare “a maggioranza qualificata”; 2) “clausola obbligatoria di revisione” che permetta al Parlamento di trattare i livelli del bilancio “fra due o tre anni”, aggiungendo che “non accettiamo un bilancio di austerità per sette anni”; 3) richiesta di “un sistema di risorse proprie europee” che sostituisca l’attuale contribuzione basata sui pil nazionali; 4) “è inaccettabile” un bilancio fondato “unicamente sulle priorità del passato”. La nota conclude osservando che questo bilancio determinerà se l’Europa nella seconda decade del secolo andrà verso il benessere “o precipiterà indietro nel mondo globalizzato”.

Riserve anche dal presidente del Parlamento europeo, Martin Schulz: “Dovrò valutare innanzitutto ciò che mi è stato detto dalla signora Merkel, da Faymann, e da Hollande – ha affermato – ma i dati e i numeri che mi hanno comunicato non sono soddisfacenti”. “In ogni caso – aggiunge – ho anche saputo che le proposte che ho fatto al consiglio sono state accettate. In particolare lo strumento di flessibilità e la clausola di revisione”.

Van Rompuy: “Bilancio non perfetto, ma equilibrato e orientato alla crescita”
Secondo Van Rompuy, in ogni caso, il bilancio 2014-2020 affronta preoccupazioni pressanti come la disoccupazione giovanile e per questo “siamo soddisfatti dei sei miliardi che andranno a favore di Spagna, Italia, Portogallo e Grecia per combattere il fenomeno”. “Un bilancio equilibrato e orientato alla crescita”, anche se “non perfetto”, ha precisato, che “ha dimostrato il senso di responsabilità collettivo” dei leader Ue. “Semplicemente – ha riconosciuto Van Rompuy, giustificando la necessità dei tagli – non avremmo potuto ignorare le realtà economiche estremamente difficili”. Il presidente del Consiglio europeo ha ammesso che “forse non è il bilancio perfetto per nessuno, ma c’è molto per tutti, questo è un bilancio orientato al futuro, realistico e guidato dalle pressanti preoccupazioni” per la crisi. Ancora, Van Rompuy ha sottolineato come “non sia stato facile: è stato l’incontro più lungo del mio mandato, ma ne valeva la pena”. 

Monti: “Esito soddisfacente, mi hanno fatto i complimenti”
Per l’Italia “il risultato è soddisfacente” ha spiegato 
Mario Monti dopo l’accordo. Per l’Italia il negoziato sul bilancio si è concluso con un “miglioramento molto significativo” del saldo netto, pari a meno 3,8 miliardi di euro rispetto ai sette anni precedenti, aggiunge il presidente del Consiglio, precisando che la cifra rappresenta lo 0,23% del Pil. Nell’accordo sul bilancio Ue per l’Italia c’è “un miglioramento particolarmente significativo, se lo si confronta con il saldo di altri Stati membri che sono come noi contribuenti netti”.  ”Abbiamo negoziato duramente”: lo hadetto il premier Mario Monti al termine del vertice Ue sul bilancio. Monti ha precisato che l’Italia ha messo il Consiglio Europeo davanti alla possibilità concreta del rischio di un veto italiano. Nell’ambito dei fondi stanziati per il finanziamento delle grandi reti di trasporto europee c’è anche la Torino-Lione, come spiegato dal presidente francese François HollandeSalutando Monti, peraltro, al termine del summit, i principali leader europei – secondo quanto ha detto il Professore – gli hanno detto che “mai l’Italia aveva ottenuto risultati così buoni”.

Certo, ogni leader europeo non perde occasione per parlare ai propri connazionali, mettendo in vetrina non solo gli sforzi, ma anche i risultati vantaggiosi per il proprio Paese. L’accordo sul bilancio, dice per esempio Angela Merkel, “è un risultato importante, raggiunto dopo 27 ore di negoziato”. La cancelliera tedesca sostiene che “abbiamo mandato un segnale di solidarietà” e “dimostrato a quelli che ci guardano dall’esterno che siamo capaci di raggiungere risultati”. E’ stato insomma “trovato un buon compromesso per i paesi contribuenti netti. Per il premier britannico David Cameron “il popolo britannico può essere orgoglioso,abbiamo messo un limite alla carta di credito Ue” a 908 miliardi di spese.