Alla faccia dell’austerity: in meno di un anno il governo Monti avrebbe speso qualcosa come 2,3 milioni di euro in consulenze esterne. A portare la questione all’attenzione del Parlamento è stato il senatore Elio Lannutti (Idv), che nella seduta di mercoledì scorso ha presentato un’interrogazione a riguardo al presidente del Consiglio e al ministro dell’Economia. Facendo riferimento a un articolo di Stefano Sansonetti pubblicato su Milano Finanza, il presidente dell’Adusbef chiede infatti di conoscere i motivi che hanno spinto il governo a investire una cifra così ingente e, soprattutto, se fosse necessario effettivamente ricorrere a risorse esterne, piuttosto che affidarsi al personale interno.

Stando a quanto ricostruito dal quotidiano finanziario, le consulenze del governo Monti sono state ben 111. Più di quante ne avesse impiegate il precedente esecutivo: nell’ultimo anno di governo, infatti, Berlusconi aveva fatto ricorso a 108 collaborazioni esterne, per un costo totale di circa 2,5 milioni di euro. Nel computo, calcolato da Italia Oggi, ci sono tutti i consulenti nominati dalle strutture che fanno capo a palazzo Chigi, quindi anche i dipartimenti affidati da Monti alle competenze di alcuni ministri.

Gli apparati che maggiormente hanno fatto ricorso alle consulenze sono il dipartimento della Protezione civile (19 collaborazioni per un valore di 441mila euro) e quello degli Affari regionali e del Turismo (13 incarichi per 504mila euro). Seguono il dipartimento delle Pari opportunità (9 consulenze per 304mila euro), la Struttura di missione per le procedure di infrazione (6 incarichi da 216mila euro totali) e l’Unità per la semplificazione e la qualità della regolazione (16 incarichi per 215mila euro).

La collaborazione più costosa (retaggio, peraltro, del precedente esecutivo) è quella di Francesca Maffini, coordinatore dell’ufficio stampa di Franco Gabrielli, capo dipartimento della Protezione civile, poco meno di 85mila euro all’anno. Ancora più cara, in proporzione al tempo (sei mesi, dal primo luglio al 31 dicembre 2013), la consulenza di Ivo Virgili al dipartimento degli Affari regionali: l’attuazione di una parte del “progetto turismo” gli ha garantito 60.750 euro. Lannutti segnala anche una curiosa consulenza offerta da Pietro Vulpani al dipartimento delle Pari opportunità per 60mila euro: il suo incarico era di “Project leader incaricato di coordinare i gruppi di lavoro e supervisionare le indagini previste per l’azione di sistema”. E meno male che – come ricorda lo stesso Lannutti nella sua interrogazione – la spending review, secondo quanto dichiarato da Monti, sarebbe dovuta partire proprio da palazzo Chigi e dai ministeri per dare un esempio al Paese.