Si è conclusa la grande giornata di protesta nelle strade di Parigi contro il progetto di legge della sinistra al potere sul matrimonio gay e l’adozione da parte delle coppie dello stesso sesso. E subito è iniziata la consueta battaglia delle cifre: secondo gli organizzatori della “Manif pout tous” i partecipanti sarebbero stati 800mila. Per la polizia, invece, 340mila. Si tratterebbe anche in questo caso di un successo, sebbene non a un livello tale da poter convincere il governo a rinunciare al suo progetto.

E in effetti da François Hollande, il presidente, è arrivata già una reazione in questo senso. L’Eliseo ha pubblicato un comunicato che definisce “consistente” la partecipazione alla “manif”, ma precisa che “non modifica la volontà dell’esecutivo di avviare il dibattito in Parlamento per arrivare a votare il progetto di legge“.

Insomma, avanti tutta: l’inizio dell’iter parlamentare è previsto il prossimo 29 gennaio. “Manif pout tous” è stata la risposta al “mariage pour tous”, lo slogan del fronte opposto (che compatto ha manifestato un mese fa, ndr): appunto, il matrimonio per tutti, anche per gli omosessuali, oltre alla possibilità di adottare, che è diventato l’elemento di maggiore polemica. Tre cortei (tre veri fiumi di gente, dai preti in abito talare alle famigliole di provincia in stile scampagnata) si sono svilupati attraverso la città. Un quarto è stato organizzato dai (temuti) integralisti cattolici di Civitas, già protagonisti nel passato di atti di omofobia e di scontri per le strade. Stavolta, comunque, inquadrati dalla polizia, non hanno causato problemi.

La partecipazione è stata davvero importante, ma, come sottolineato da Marisol Touraine, ministro agli Affari sociali, «al di sotto di quanto si aspettassero gi organizzatori». Siamo, in ogni caso, al di sopra dei 100mila che sfilarono per le strade di Francia (70mila solo a Parigi) lo scorso 17 novembre, per una manifestazione simile. Alla quale i favorevoli al matrimonio gay e all’adozione risposero con un’altra manifestazione, il 16 dicembre, che, secondo gli organizzatori, vide accorrere 150mila persone (60mila invece secondo i dati ufficiali della polizia).

Alla vigilia della Manif pour tous, in un’intervista concessa a radio Notre-Dame, André Vingt-Trois, arcivescovo di Parigi, aveva sottolineato che “non si tratta di una manifestazione della Chiesa cattolica contro il governo”. Sta di fatto che i principali partiti di opposizione a Hollande e all’esecutivo del socialista Jean-Marc Ayrault, l’Ump (quello di centro-destra) e il Front National, hanno inviato diversi appelli a partecipare alla “Manif pout tous”.

Proprio in polemica alle strumentalizzazioni politiche e per il timore di apparire al fianco dei rivali dell’Ump, Marine Le Pen non si è fatta vedere, a differenza di altri dirigenti del suo stesso partito. L’Ump sta cercando di sfruttare la battaglia per superare la crisi, che sta attraversando da mesi, nell’era del dopo-Sarkozy.

Nei giorni scorsi Christiane Taubira, agguerrito ministro della Giustizia, aveva già messo le mani avanti sul fatto che, quale fosse il successo della “Manif pout tous”, il suo governo sarebbe andato avanti, come confermato dall’Eliseo. Fino all’approvazione finale della legge, resa assai probabile, vista la maggioranza sulla quale il Partito socialista può contare in Parlamento.

Il provvedimento legalizzerà il matrimonio di coppie gay e apre la possibilità all’adozione. Ma non comprende, come invece era previsto inizialmente, la procreazione medicalmente assistita per le coppie di lesbiche. Hollande ha preferito rinviare questa novità a una legge successiva, mettendosi contro le associazioni gay.

Da sottolineare: dal 1999 in Francia sono già state autorizzate le unioni civili (Pacs). Il matrimonio gay, però, comporta una maggiore protezione nel caso muoia il coniuge, riconoscendo finalmente il diritto all’eredità da parte della moglie o del marito, oltre alla pensione di reversibilità: entrambi i casi non sono previsti in modo automatico dai Pacs.

Quanto alla posizione in merito dei francesi, l’ultimo sondaggio, effettuato dall’istituto Lh2, indica che il 56% è favorevole al matrimonio gay (in calo, però, dal 58% di ottobre). Ma ad appoggiare l’adozione resta solo il 45%, quattro punti percentuali in meno rispetto a quattro mesi fa. E mentre una maggioranza appoggiava saldamente pure questa novità ancora nella primavera 2012.