Beppe Grillo ci ha scippato il simbolo creato da noi nel 2007, lo abbiamo ripagato con la stessa moneta”. Questa la versione di Andrea Massimiliano Danilo Foti, il 36enne di Catania che ha battuto sul tempo gli attivisti del Movimento 5 stelle consegnando per primo al Viminale il logo “farlocco” del tutto simile a quello del M5S. Ad aiutarlo sono stati dei maghi delle “liste civetta”, gli uomini di votapirata.it in coda anche loro per presentare altri due contrassegni simili a quelli di partiti in lizza per le politiche del 24 e 25 febbraio. Oltre infatti al logo a cinque stelle (rispetto all’originale manca solo la scritta “beppegrillo.it“), depositato da Foti, gli altri due pirati – Massimiliano Loda e Marco Manuel Marsili –  registrano, il primo, un simbolo con il Quarto Stato di Pellizza da Volpedo con la scritta “Rivoluzione civile” (molto simile a quello del partito appena fondato da Antonio Ingroia); il secondo invece presenta il logo dei pirati con teschio e faccia di Johnny Depp.

Quella di Foti, spiega lui stesso a Ilfattoquotidiano.it, non è una vendetta ma una “battaglia di verità”: “Alcuni anni fa, quando Grillo si limitava a certificare la bontà delle liste civiche, noi creammo l’idea delle 5 stelle come simbolo di qualità e pensammo di rappresentarla graficamente nel marchio che tutti conoscono. Grillo se n’è appropriato e abbiamo aspettato il momento giusto per far scoppiare il caso”. Alla richiesta di fornire maggiori spiegazioni, Foti taglia corto: “Abbiamo un atto costitutivo, la documentazione e lo statuto sono stati registrati all’agenzia delle Entrate nel 2007”.

Ma chi è l’altro “pirata” che ha clonato il simbolo di Ingroia? Si tratta di Max Loda, dirigente del “Partito pirata”: “Noi abbiamo favorito politicamente questa operazione, perché riteniamo che dai meetup sia nato un patrimonio umano inestimabile – spiega Loda – Quando abbiamo notato la volontà di Grillo e Casaleggio di mollare tutto, abbiamo deciso di tendere una mano agli attivisti del comico genovese e di proporci come loro futura dimora”. Ma questa mossa non mette a rischio le decine di migliaia di firme raccolte dai “cittadini con l’elmetto”? Infatti, se il simbolo fasullo venisse riconosciuto valido, l’M5s dovrebbe presentarne uno nuovo corredato da nuove sottoscrizioni. Una possibilità che lo stesso Grillo non ha neppure preso in considerazione: “Se ci saranno loghi simili che creano confusione, il Movimento 5 stelle non si presenterà alle elezioni”, ha detto il comico sottolineando che bisognerà attendere fino al 15 gennaio per sapere l’esito del ricorso presentato dai legali del M5S.

“Secondo noi – continua il dirigente pirata – i cofondatori del Movimento non hanno intenzione di fare politica per davvero, ma solo soldi. Temiamo che venga mandato ‘tutto in vacca’ e si perda la carica rivoluzionaria”. In realtà, può sembrare che si tratti più di una ripicca dei pirati nei confronti di Grillo: “Quando si sono accorti della nostra pericolosità si sono appropriati del nostro nome. Ora, visto che entrambe le nostre formazioni sono in guerra contro il sistema, mi sembra stupido che fra rivoluzionari ci si faccia i dispetti”.

Ma chi sono e cosa hanno fatto finora i sedicenti pirati? I corsari capitanati da Marco Manuel Marsili sono nati nel 2011, togliendo il nome all’Associazione partito pirata, fondata nel 2006 con presidente Athos Gualazzi, quelli di Liquidfeedback che si riconoscono nel sito www.partito-pirata.it, gli “originali” insomma. Poi ci sono i dirigenti. Max Loda, dopo un amore per la Lega Nord nei primi del 2000, un aiuto alla campagna elettorale Dc di Milano, è uscito dall’anonimato con la lista civica “Immigrati basta” del 2006, dove nel “santino” alla faccia minacciosa sommava un manganello fra le mani. Non solo, nel 2008 si è presentato con “Lista del Grillo No Euro”, alleata della “Lega Padana” di Enzo Rabellino (il “guru” delle liste taroccate nella politica torinese), condannato in primo grado a 2 anni dal tribunale di Torino per aver falsificato le firme di appoggio alla proprie liste nel 2010. Poi c’è Marsili. Si autodefinisce “futurologo innovatore, libero pensatore, maître à penser, rivoluzionario”. Ha iniziato a far politica nei Verdi nel 2000, rimanendo con loro fino al 2003. Quell’anno è passato ai Liberaldemocratici di Mario Segni, ai quali rimane fedele per altri 36 mesi. Poi ha vissuto una breve esperienza nell’Italia dei Valori, ma già nel 2007 non pago, ha fondato “Per il bene comune” e infine il suo Partito pirata.