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Elezioni amministrative 2013, il Pdl campano lacerato da faide e processi

I casi di Pontecagnano, Afragola, Castellamare di Stabia e Scafati sono solo alcuni dei comuni in cui si vota il 26 e 27 maggio: i berlusconiani spaccati da veleni e questioni giudiziarie
Elezioni amministrative 2013, il Pdl campano lacerato da faide e processi
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In Campania Pdl sta per ‘Partito delle Lacerazioni’. Umorismo a parte, le faide, i veleni e le questioni giudiziarie hanno spaccato gli azzurri e lesionato la tenuta del centrodestra in alcuni dei principali comuni chiamati al voto del 26 e 27 maggio per le amministrative. Come a Pontecagnano (Salerno), dove Ernesto Sica – imputato per diffamazione con l’accusa di aver realizzato insieme a Nicola Cosentino un dossier contro il governatore Stefano Caldoro e sbarrarne la discesa in campo – si ricandida a sindaco per un mandato bis, ma non avrà il simbolo del Pdl nel carnet delle proprie otto liste di sostegno. Motivo? Pare un veto di Caldoro in persona, indisponibile a perdonare il suo ambizioso ex assessore all’Avvocatura, che sognava di fare il governatore e provò in tutti i modi a farsi raccomandare da Berlusconi in persona.

Sica almeno può riprovarci. Non ha avuto la stessa fortuna Vincenzo Nespoli, sindaco Pdl uscente di Afragola (Napoli). Nespoli sperava di farsi riconfermare in Parlamento, e riottenere così lo scudo che lo proteggeva dall’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari per una brutta storia di istituti di vigilanza falliti e speculazioni immobiliari realizzate coi contributi pensionistici evasi. Non c’è riuscito. Così il Pdl ha ripiegato sul vice sindaco, Antonio Pannone, sostenuto da otto liste. Ma senza il carisma aggregante del potentissimo Nespoli il centrodestra si è diviso e quattro liste appoggeranno l’ex presidente del consiglio comunale Biagio Castaldo.

C’è poi il caso di Castellammare di Stabia (Napoli). Dove l’uscente pidiellino Luigi Bobbio torna in pista. Ma senza il Pdl. L’ex senatore è stato ‘punito’ per non aver retto a una congiura di palazzo che lo ha sfiduciato con due anni e mezzo di anticipo rispetto alla scadenza del mandato. Non solo. ‘Fatali, per lui, anche gli scandali che hanno travolto la sua amministrazione, con alcuni dei suoi consulenti arrestati con l’accusa di aver depredato le risorse pubbliche, facendosi rimborsare dalle casse comunali soggiorni in hotel di lusso e vacanze in paradisi esotici. Il simbolo è stato assegnato al presidente vicario della Provincia di Napoli Antonio Pentangelo, che gode del sostegno di sette liste. A dimostrazione che i primi a certificare l’inutilità delle province sono coloro che l’hanno guidata e che cercano di andare altrove: la scelta di Pentangelo è infatti speculare a quella del presidente eletto, Luigi Cesaro, dimessosi per farsi ricandidare e rieleggere alla Camera dei Deputati.

Centrodestra sostanzialmente compatto invece a Scafati (Salerno). Pasquale Aliberti si ricandida col Pdl e con le civiche alleate. Si sono sfilati quelli di Fratelli d’Italia, che in zona fanno capo all’ex presidente della Provincia di Salerno Edmondo Cirielli e che hanno candidato a sindaco Cristoforo Salvati, l’ex vice sindaco di Aliberti. Entrambi, insieme a tutti gli assessori, sono stati ascoltati e indagati nell’ambito dell’inchiesta sulle presunte falsificazioni dei verbali delle delibere dell’esecutivo cittadino. Inchiesta che ha toccato l’intera giunta uscente e la segretaria generale. Vicende che si intersecano con altre indagini sulle infiltrazioni di ditte ritenute colluse col clan dei Casalesi negli appalti per la nettezza urbana. Un quadro opaco. Il centrosinistra, attraverso la lista ‘Primavera non Bussa’, ha reagito candidando al consiglio comunale la senatrice e giornalista anticamorra Rosaria Capacchione. Una scelta simbolica e di testimonianza.

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