Da giorni gli attivisti 5 Stelle erano accampati davanti al Viminale per la consegna del simbolo e, soprattutto, per evitare che altre liste, per sfruttarne la popolarità, lo ‘scippassero’. Eppure al ministero dell’Interno è stato depositato un logo falso del Movimento e Beppe Grillo sul blog si domanda chi ci sia dietro. “Il primo in alto a sinistra – si legge nel post – è il simbolo farlocco del M5S che qualcuno ha presentato prima di noi”, ha scritto sotto la foto dei contrassegni affissi al ministero dell’Interno. “Come è possibile? Chi c’è dietro?”, ha aggiunto. Dietro c’è Andrea Massimiliano Foti, nato a Catania il 31 luglio 1976, che ha presentato un contrassegno in cui l’unica differenza è la mancanza del nome Grillo. Che, a fronte della ‘copia’, incalza: “Non ci faremo cancellare da un colpo di burocrazia”.  

In conferenza stampa il blogger si dice “indignato sì, ma anche determinato: non finisce così”. E prosegue: “Gli avvocati stanno valutando cosa fare, tentano di cancellarci con un colpo di burocrazia ma non ci fermeranno”. Quello che è accaduto stamani al Viminale, per Grillo, “è segno di una burocrazia vergognosa. E’ la prova che non c’è Stato”. Dietro il simbolo del Movimento 5 Stelle “ci sono migliaia di firme certificate, milioni di cittadini che si sono fatti un c… così”. Mentre dietro la lista civetta “non c’è nulla. Tentano di non farci andare alle elezioni, mentre dietro il nostro simbolo ci sono persone perbene che vogliono cambiare il Paese. Siamo oltre l’indignazione -incalza l’ex comico genovese- ma questa cosa qui ci rafforza e ci rende ancora più forti perchè non ci arrenderemo così”. Quanto a Andrea Massimiliano Foti “è un ragazzo catanese -spiega il leader dei grillini- non si sa chi è, ma stanno facendo le indagini dovute”. 

Simboli ‘farlocchi’ anche per Ingroia e Monti – Ma i simboli, oltre che per il blogger, sono oggetto di contesa anche per Antonio Ingroia e Mario Monti. Massimiliano Loda e Samuele Monti li bruciano rispettivamente sul tempo, con loghi praticamente identici, quelli di ‘Rivoluzione Civile‘ e di ‘Scelta Civica con Monti per l’Italia‘. In realtà il comico genovese dorme sonni tranquilli perché la legge elettorale (art. 14) stabilisce il divieto di presentare contrassegni “identici o confondibili” con quelli usati tradizionalmente da altri partiti. Il Movimento 5 Stelle si è presentato più volte alle elezioni, ma non così Ingroia e Monti che sono all’esordio. Sono le tecnicalità di una competizione che intanto continua a snodarsi nell’etere, via radio o tv.

A parziale sollievo di Mario Monti, va detto che il programma presentato da Samuele Monti non è neppure dattiloscritto. Si tratta di un manoscritto in stampatello di soli sei punti. Samuele Monti non è però un esordiente della politica e afferma di essere un consigliere comunale di Fabrosa Soprana (Piemonte) e di avere tutte le firme necessarie per la presentazione delle liste. Il deposito del simbolo ‘Rivoluzione Civile‘ da parte di Massimiliano Loda, appare formalmente più consono di quello di Samuele Monti. Loda è arrivato prima di Ingroia e il contrassegno viene così descritto: “Cerchio bordato di nero e fondo arancione di intensità degradante verso la parte inferiore, sul quale insiste in alto centrata, in caratteri maiuscoli di colore blu la scritta ‘Rivoluzione civile’, e nella parte inferiore la sagoma rossa dell’opera pittorica ‘Quarto Stato’ di Giuseppe Pellizza da Volpedo. Loda, domiciliato a Milano, ha presentato il suo programma in forma dattiloscritta.

Il ministero dell’Interno, lunedì e martedì, restituirà i contrassegni regolari. Qualora i partiti o i gruppi politici presentino un contrassegno non conforme, il Viminale inviterà il depositante a sostituirlo entro 48 ore dalla notifica dell’avviso. Saranno sottoposte all’Ufficio centrale nazionale le opposizioni presentate dal depositante avverso l’invito del Ministero a sostituire il proprio contrassegno. Le opposizioni devono essere presentate al Ministero dell’Interno entro 48 ore dalla sua decisione. Il ministero trasmetterà gli atti all’Ufficio centrale nazionale, che deciderà entro le successive 48 ore.

Liste Pdl – Intanto, il giorno dopo la presenza di Silvio Berlusconi nell’arena tv di Michele Santoro, il Pdl sottolinea il 33% di share di Servizio Pubblico, mentre lo stesso leader Pdl difende la scelta di aver ribaltato il ‘metodo Travaglio‘ come dimostrazione “di quanto è facile per qualcuno, in questo caso Santoro, con i compitini fatti a casa e letti in tv, toccare una persona nel suo onore e nella sua reputazione”. Quanto alle liste, Berlusconi assicura che se ne riparlera’ lunedì’.