Viggiano è un piccolo comune in provincia di Potenza considerato l’epicentro del petrolio lucano.

E’ qui infatti che arriva la maggior parte del petrolio della Val D’Agri Lucana ed è qui che sorge il cosiddetto “Centro Oli“, un mostro di ferro, zolfo, fumi e veleni, che da 15 anni raccoglie il petrolio per trattarlo e per eliminarne gli scarti sulfurei. Si innalza laddove prima c’erano vigneti, allevamenti di bestiame e aria pulita.

Viggiano è anche il posto dove è più evidente lo stampo dei petrolieri, e dove si combatte la battaglia d’immagine per convincere il resto d’Italia a seguirne l’esempio.

E’ questo infatti il messaggio contenunto – in soldoni – nella famigerata “Strategia Energetica Nazionale” di Corrado Passera, ministro per lo Sviluppo economico e delle Infrastrutture: trivellare fa bene all’economia, alla nazione, alla bolletta.

E per addolcire la pillola, il Governo sottolinea che si vuole fare “produzione sostenibile di idrocarburi nazionali”, come se ci fosse qualcosa di eco, di sostenibile nel trivellare l’Italia.

A Viggiano si lavorano 104.000 barili di petrolio al giorno, poi mandatialla raffineria di Taranto, ci sono 39 pozzi nel circondario della Val D’Agri e, per l’anno 2011, ci sono stati ben 16 milioni di euro versati nelle casse pubbliche dalle varie ditte petrolifere che operano nella zona, Eni per prima con quasi 9 milioni.

Sembrano tanti soldi.

Ed ecco qui il risvolto della medaglia. E’ un risvolto molto poco “eco“, molto poco “sostenibile” che accade a pochi passi da Viggiano, e che viene a galla solo grazie alla testardaggine e all’impegno del tenente di polizia Giuseppe Di Bello e della professoressa Albina Colella.

Eccolo il successo della “Strategia nazionale energetica”: idrocarburi nei sedimenti e nell’acqua di un invaso destinato al consumo umano.

Si tratta del lago Pertusillo dove da mesi si parla di carpe morte, di acque eutrofizzate e dove sono stati recentemente analizzati 4 campioni di acqua e 10 campioni di sedimenti, come descritto dalla Ola, l’Organizzazione Lucana Ambientalista,

Intanto, in Italia non esistono limiti per le concentrazioni massime di idrocarburi nei sedimenti dei laghi. Si può allora usare come confronto la soglia dei 60 milligrammi/chilogrammo, che è il valore totale ammesso dalla legge per le concentrazioni di idrocarburi nei suoli.

Se si usa questo limite, il risultato delle analisi è che il 70% dei campioni analizzati mostrano concentrazioni di idrocarburi superiori ai limiti legali. Uno dei campioni mostrava addirittura 559 milligrammi/chilogrammo di idrocarburi, quasi dieci volte di più di quanto considerato legale!

I campioni hanno anche spesso evidenziato elevate concentrazioni di metalli pesanti e di altre sostanze piu o meno tossiche quali manganese, zinco, bario, vanadio, boro, cobalto, cromo, nichel, rame, piombo, alluminio, ferro. Alcune di queste sostanze bioaccumulano negli organismi viventi e sono pericolosi alla salute con potenziale cancerogeno.

La domanda allora è: chi ha messo queste sostanze nel lago?

Beh, coincidenza vuole che fra gli ingredienti più comuni nel fluidi di perforazione ci sono proprio arsenico, bario, cromo, rame, piombo nickel e zinco! Coincidenza vuole che attorno al Pertusillo ci siano solo boschi, fiumi e…lupus in fabula…i pozzi di petrolio dell’Eni.

Nessuno può dire con assoluta certezza se quegli idrocarburi e quei metalli pesanti riversati nel Pertusillo siano derivanti dai pozzi di petrolio, ma è una ipotesi certo valida, e quasi solitaria, visto che ci sono ben poche alternative. Le foto parlano da se ed il semplice buonsenso punta in una direzione ben precisa. Se non era per Colella e Di Bello, nessuno se ne sarebbe accorto.

Ci sarà qualcuno che indaghera’? Oppure, come detto al Congresso dei Geologi di Basilicata svoltosi a Potenza il 29-30 Novembre si dirà che il tutto è causa di “qualcuno” che ha riversato kerosene nel lago?

L’Arpab, predisposta al controllo in Basilicata, ha qualcosa da dire? Ci saranno multe salate ai responsabili? Ci saranno bonifiche – pagate da chi ha inquinato? O dobbiamo aspettare che fra 10, 20, 30 anni tutto esploda come all’Ilva di Taranto per intervenire? E quanto vale un lago inquinato? Qualcuno glielo dirà a quelli della Puglia che quell’acqua la berranno?

E siccome questo non è un paese normale, proprio in questo giorni uno degli eroi di questa storia, il tenente Giuseppe Di Bello è stato sospeso dal servizio per avere denunciato l’inquinamento del Pertusillo!

Una nazione alla rovescia, veramente. Invece di ringraziarlo, gli si toglie il servizio! Ai miei occhi tutto questo è strabiliante e spero che giustizia venga fatta e che chiunque abbia il potere di farlo, reintegri il tenente di Bello al più presto.

Occorre prendersela con i poteri forti, con gli speculatori, con chi inquina, e non con un onesto cittadino che semplicemente vuol sapere cosa c’è dentro l’acqua che beve.