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Ludovica Amici
Giornalista, scrittrice e attivista di Amnesty International

La strage del Connecticut e il “gun regime”

Cento colpi su innocenti. Perlopiù bambini. Questa volta è accaduto in una scuola elementare a Newtown, nel Connecticut, per mano di un ventenne che ha sparato alla madre, insegnante nella scuola, poi ai suoi alunni e ad altri adulti.

Una strage che riecheggia l’angoscia del 1999, quando due studenti aprirono il fuoco alla Columbine High School di Denver in Colorado, della Virginia Tech, e di molti altri casi come questo. E che risolleva la questione del commercio delle armi.

Armi che si acquistano come caramelle. O con la stessa facilità ed entusiasmo con cui si compra e si maneggia un videogioco. Su Internet basta digitare su Google “how to buy a gun” e subito sembra di ritrovarsi in un bazaar online dove chiunque può acquistare e farsi spedire un’arma. E non ci sono neanche restrizioni federali sulla quantità di munizioni che un individuo può comprare. In molti stati, i proiettili vengono venduti sugli scaffali dei supermercati, accanto agli articoli per la casa di tutti i giorni.

Il dibattito sulle armi facili in un paese come gli Stati Uniti, uno dei più armati e più violenti del mondo occidentale, un paese dove molti ragazzi quando vanno a scuola passano già attraverso il metal detector, si apre nuovamente. Il diritto di possedere una pistola e di difendersi è un principio centrale dell’identità americana. Il porto di un’arma da fuoco è considerato un diritto civile protetto dal Secondo Emendamento. Di conseguenza gli Stati Uniti sono uno dei principali produttori di armi al mondo.

I mercati illegali alimentano il terrorismo e atti come quello accaduto in Connecticut. E le lobby delle armi sono ancora troppo potenti. La National Rifle Association (NRA), ad esempio, è un’organizzazione statunitense per possessori di armi da fuoco considerata una potente lobby con l’abilità di distribuire grandi quantità di voti alle elezioni. Molte delle leggi sul controllo delle armi sono state fermate da questa lobby.

Michael Moore, che vinse un Oscar nel 2003 con il suo documentario “Bowling a Columbine”, trattando proprio il tema dell’uso delle armi facili negli Stati Uniti, ieri ha così twittato: “La NRA odia la libertà. Non vuole che tu abbia la libertà di mandare i figli a scuola e aspettare che tornino a casa vivi”E il Presidente Obama ha invece inviato le sue condoglianze alle famiglie a Newtown, accompagnate a lacrime e parole colme di retorica, perché stragi come queste continueranno ad esserci finché ci saranno fucili semiautomatici nelle mani di folli o malati e finché non si procederà con un’azione immediata per limitare il possesso di armi.

Ma la ragione per cui gli Stati Uniti soffrono di tante atrocità come questa non è soltanto dovuta ad un paese troppo permissivo nella detenzione delle armi, la causa è da riscontrare anche nell’inadeguato sistema di salute mentale. Né si può credere che più restrizioni sulle armi possano impedire omicidi di massa come questo perché purtroppo si verificano anche in paesi che limitano le armi con leggi molto severe. Però almeno si può tentare di limitare questo “gun regime”.


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