Grecia nuovo terreno di scontro di interessi particolari e “mire espansionistiche”? Al momento, oltre a numerosi forse, ci sono dei fatti che possono far precludere a scenari per così dire da campagne coloniali del passato o da guerra fredda, volendo forzare un po’. Nella Grecia che deve privatizzare e di conseguenza aprire rapidamente a investitori stranieri (con la inevitabile corsa al ribasso per chi mette i capitali), si sta creando una sorta di triangolo Berlino-Washington-Mosca. Nel senso che Atene, a causa della necessità di rispettare i parametri imposti dal memorandum della troika, non può permettersi di rifiutare alcun partner commerciale. Ma al contempo si creano frizioni fra i tre maggiori stati che guardano all’Egeo come un’interessante piattaforma commerciale. Sia per una mera convenienza economica, si pensi ai gioielli di stato che saranno (s)venduti al 30% del valore effettivo, sia perché la Grecia è geopoliticamente in una posizione molto particolare: “frangiflutti” verso la potenza russa che avanza da tempo ormai in Europa, (tra squadre di calcio, partecipazioni influenti in varie piazze influenti), crocevia per gasdotti (vecchi e nuovi) e luogo in cui sono presenti molte fonti alternative non ancora sfruttate.

Negli ultimi mesi non è passata inosservata una certa freddezza da parte del segretario di Stato americano Hillary Clinton che pare non veda di buon occhio le mani russe su idrocarburi e infrastrutture. Per dine una, il nuovo presidente della squadra di calcio del Paok Salonicco è Ivan Savvides, amico di Putin, che molti analisti affrescano come il grimaldello che spiani la strada a investimenti russi nel settore alimentare. Anche i trasporti potrebbero riservare profitti futuri e opportunità diversificate. Pare che Vladimir Putin abbia messo gli occhi su una ferrovia che colleghi quella parte orientale dell’Ue allo strategico snodo rappresentato dal porto ellenico del Pireo, dove da alcuni anni opera la Cosco Cina, una delle maggiori piattaforme di logistica del pianeta, concessa a Pechino dall’ex premier conservatore Kostas Karamanlis, molto sensibile alle istanze moscovite. Mentre Washington non gradisce il possibile ingresso dei russi nel mercato ellenico degli idrocarburi attraverso Gazprom e ritengono che il pieno controllo dell’economia greca (compreso quindi l’olio e gas presente nell’Egeo) si raggiungerà solo “tramite Berlino”. Il pensiero corre quindi a Exxon, Texaco e Movil che potrebbero non restare fuori dalla partita greca solo grazie ai buoni uffici della Merkel, vera “padrona” di casa ad Atene.

Uno status conquistato sul campo all’indomani della visita in Grecia dello scorso 9 ottobre, in occasione della quale, dopo le fasi ufficiali, riunì attorno al tavolo dell’Hotel Hilton di Atene i principali banchieri ed armatori del paese per far loro comprendere quanto utile fosse il know how tedesco. Con le prime commesse, già in fase avanzata, ad appannaggio della teutonica Siemens. E contando sulle frequenti visite del primo ministro Samaras proprio in Germania, come l’incontro di domenica a Monaco di Baviera con il Primo Ministro della Baviera Horst Zechofer. E con sole dieci persone invitate ad una cena ristrettissima. Non si parlerà solo di Grecia e di eurozona (scontato l’appoggio dopo il sì del Buntestag al prestito ponte post haircut positivo) ma anche e soprattutto di affari, dal momento che la Grecia è il principale importatore di prodotti tedeschi. Molti sono infatti gli imprenditori bavaresi interessati a investire in Grecia in settori come energie rinnovabili, business turistici, rifiuti, infrastrutture (già l’aeroporto internazionale Eleftheros Venizelos di Atene e il mega ponte Rio-Antirrio sono stati realizzati da imprese tedesche).

Qualche osservatore si spinge a ricordare che il meeting della camera di commercio ellinoamericana della settimana scorsa non abbia prodotto i risultati sperati. Non che non vi sia stato l’interesse annunciato, solo che non c’è stata quella prontezza che invece stanno mostrando Berlino e Mosca. Quest’ultima, di contro, ha deciso di accelerare. Il più grande investimento russo nell’era della crisi è stato il JSC Concern Sistema Gruppo, società controllata da Intracom, che ha immesso 120 milioni sei anni fa per acquisirne una quota del 51%. Come dire che partono in vantaggio. Inoltre non molto tempo fa, il SI Capital Partners, una joint venture con Simos Foods Inc. (90% del fondo e il 10% della società greca), ha acquisito oltre 21 milioni di euro nel 67,77% dei prodotti lattiero-caseari Dodona. Un colosso alimentare. Tra l’altro la stessa SI Capital Partners ha significativi investimenti nel settore minerario (Risorse OMC in Tanzania), in quello finanziario in Francia (Quantam Group), in quello agricolo in Russia (Mercurio, rappresentante di American macchine agricole John Deere) e circa l’estrazione di oro.

A fronte di questo panorama fanno da cornice le parole spese dal premier Samaras negli ultimi mesi: “La Grecia si trova in una sorta di tripla intersezione: tra il Nord e il Sud, tra Oriente e Occidente, tra l’Europa e il Medio Oriente. Chiunque offra di più, noi non abbiamo alcun problema. Siamo dogmatici”.

Twitter@FDepalo