Al palazzo presidenziale del Cairo è scoppiata la guerriglia urbana. Gli scontri sono cominciati nel pomeriggio di mercoledì quando il corteo pro fratelli musulmani è arrivato di fronte alla residenza di Mohammed Morsi dove già martedì continuava il sit in dei partiti liberali contro la dichiarazione costituzionale e l’approvazione lampo della costituzione fatte nelle ultime settimane dal presidente egiziano. I piccoli tafferugli iniziali sono sfociati in scontri durissimi. La dinamica resta incerta e nebulosa, le proteste sono state infiltrate da teppisti (in arabo “baltagheyya”) muniti di gas lacrimogeni e molotov. La polizia è arrivata solo dopo un’ora e ha blindato il perimetro vicino al palazzo.

Il bilancio secondo la Procura è di sette morti, più alcune decine di feriti. Mentre sempre secondo la magistratura sono 305 le persone arrestate. Così, nelle larghe strade che portano a qasr ittihadeya si sono ripetute le stesse scene delle guerriglie urbane di piazza Tahrir. Sono tornate le motociclette che portavano i feriti alle ambulanze o all’interno dei palazzi diventati inizialmente dei piccoli ambulatori di fortuna mentre venivano allestiti i primi ospedali da campo. Tante le persone e i giovani intossicati e svenuti a causa dei gas o feriti dal lancio di pietre. “Sapevamo che oggi era pericoloso – spiega Mohammed, attivista in sit in – quando il corteo pro Morsi è arrivato erano tantissimi e noi pochi, i tafferugli sono iniziati quasi subito, siamo stati attaccati”.

In serata moltissime persone sono arrivate per dare sostegno al sit in liberale rendendo le strade di Heliopolis un via vai continuo tra chi scappava dai gas e chi tentava di avvicinarsi al palazzo. La situazione politica è ora calda più che mai e gli scontri sono arrivati nonostante nelle stesse ore il vice presidente egiziano Mohammed Mekki avesse aperto un dialogo con l’opposizione. “Siamo disposti a trattare su alcuni punti della costituzione con l’ala liberale dopo l’approvazione al referendum e dopo le parlamentari” – ha affermato Mekki, in una conferenza stampa questo pomeriggio, dichiarazioni che non bastano ai manifestanti che vogliono un immediato ritiro del documento.

Intanto l’opposizione cerca di organizzarsi. Questo pomeriggio il Fronte di Salvezza Nazionale, l’organizzazione che fa da ombrello ai più grandi partiti liberali egiziani, si è incontrata per far fronte alla situazione e ha deciso che l’ex capo dell’agenzia atomica internazionale Mohammed El Baradei coordinerà l’opposizione che chiede il ritiro del decreto presidenziale e il ritiro della costituzione che andrà a referendum il 15 dicembre. “Morsi è responsabile di queste violenze – ha dichiarato El Baradei, sottolineando che “deve dire al popolo di voler accettare le regole del dialogo”.

Nel frattempo cominciano a circolare voci di ripensamenti da parte di Morsi, che anche ieri aveva lasciato il palazzo presidenziale circondato da migliaia di manifestanti, che negli scontri con la polizia (40 agenti feriti) avevano sfondato il cordone disposto a protezione dell’edificio. Il presidente starebbe valutando di congelare il controverso decreto costituzionale o di eliminare due articoli che accrescono i suoi poteri e che hanno scatenato le proteste. Il referendum costituzionale egiziano “andrà avanti, come previsto”, ha assicurato il vice presidente della Repubblica, Mahmud Mekki. Il voto è previsto per il 15 dicembre, ha detto Mekki ai giornalisti mentre si trovava nel palazzo presidenziale, Mekki, ex procuratore generale della Cassazione, ha anche invitato l‘opposizione a mettere per iscritto le obiezioni alla carta costituzionale, per poterle discutere. “Si tratta”, ha specificato, “di una mia idea personale e non di una iniziativa formale”, gli articoli potrebbero essere modificati. 

Nessun negoziato con il governo e annullamento del decreto costituzionale. Queste le richieste del principale movimento di opposizione dell’Egitto del dopo-Mubarak, il Fronte per la salvezza nazionale, di cui fanno parte anche l’ex capo della Lega Araba Amr Moussa e Mohamed El Baradei. Il Fronte, stando a quanto riporta ‘al-Arabiyà, ha quindi annunciato che sta valutando se organizzare una marcia verso il palazzo presidenziale. L’opposizione ritiene Morsi, “pienamente responsabile” delle violenze. “La Costituzione elaborata dall’Assemblea costituente – ha detto El Baradei –  non ha alcuna legittimità e così anche la Costituente. Siamo disponibili al dialogo solo se ritirerà il decreto e pronti a lottare con un eventuale sciopero generale. Morsi dica in un messaggio al popolo di voler accettare le regole del dialogo. Ogni giorno che passa, questo regime perde legittimità”.  “L’attuale regime è oppressivo come il vecchio regime. Il nostro movimento è pacifico e andrà avanti”, ha precisato El Baradei. Nel corso della conferenza stampa è intervenuto anche un altro dei leader del Fronte, Hamdeen Sabbahi, secondo cui Morsi “sta rapidamente perdendo la sua legittimità. Il sangue versato questa sera a Ittahadeya annulla la legittimità del presidente”. Uno dei consiglieri dimissionari del presidente egiziano Morsi, Ayman el Sayat, ha annunciato alla stampa che tutti i consiglieri hanno rassegnato le dimissioni. Quattro avevano già deciso di lasciare dopo il contestato decreto presidenziale. In tutto i consiglieri sono 17.

Intanto lo sceicco dell’università islamica di al-Azhar, l’istituzione più prestigiosa del mondo islamico sunnita, Ahmed el Tayyeb ha invitato alla calma e chiesto alle parti di dialogare. Le sue parole sono state divulgate dalla tv di Stato, mentre la polizia in assetto anti-sommossa si schierava nel tentativo di separare i due fronti.