Molti del mio ambiente mi sfottono chiamandomi il “profeta”. Ovviamente non ho nessuna “celeste ispirazione” per esserlo e meno che mai so prevedere il futuro rivelando verità nascoste. Mi limito a  frugare nella pancia della sanità rovistando tra i tanti interessi e le tante contraddizioni che la riempiono, per realizzare il sogno di un diritto alla salute uguale per tutti. Se critico, se mi agito, se scrivo dei post, degli articoli, dei libri, se giro per conferenze e congressi è perché tento nel mio piccolo di oppormi a tutto quanto può nuocere a questo sogno. Niente di più. Ho imparato che il diritto alla salute più che essere difeso va costantemente costruito e che per costruirlo ci vuole un pensiero riformatore. Ho anche capito che chi non è in grado per tante ragioni di pensare questo pensiero suo malgrado diventa prima ancora di qualsiasi problema sanitario il primo vero grande nemico del diritto. Non sono tanto i problemi  “oggettivi” della sanità a mettere in pericolo il diritto alla salute delle persone, ma i modi sbagliati con i quali si cerca di affrontarli. Il problema non è il problema ma il problem solver. 

 Dieci anni fa ho pubblicato un libro “La privatizzazione silenziosa della sanità” scritto come una cronaca sul “razionamento del diritto alla salute”(2003). Ancora non c’erano i tagli lineari, i decreti fasulli di Balduzzi, la legge di stabilità. Oggi abbiamo la spending review e quello che il presunto “profeta” vedeva dieci anni fa è davanti agli occhi di tutti. Sono circa 30 anni che non facciamo altro che scodellare forme più o meno dissimulate  di spending review chiamandole aziendalismo, economicismo, razionalizzazione, appropriatezza, governo clinico ecc. Cioè varianti dello stesso unico e ossessivo pensiero economicistico. Solo quattro mesi fa (post 28 agosto) il presunto “profeta” tornava a parlare di privatizzazione e scriveva: “C’è un’altra operazione subdola alla quale con tutta probabilità prima o poi si ricorrerà, per smantellare quello che resterà del servizio pubblico, ed è quella del ritorno alle mutue”.

Ieri il presunto profeta ha avuto un sussulto, neanche a farlo apposta il presidente Monti ci ha informato che è sua intenzione introdurre l’assistenza integrativa. Ma di che si tratta? Dopo 30 anni di forme più o meno dissimulate di spending review e il recente colpo di grazia dei tagli lineari, il sistema sanitario pubblico è fortemente definanziato, si tratta di compensare il definanziamento con le mutue. L’inganno è nel termine “integrativo” in realtà il servizio sanitario pubblico cede alcune sue parti importanti alle mutue e ad altri sistemi privati. Cioè il termine giusto è “sostitutivo” le mutue sostituiscono parti del pubblico. Si potrebbe eccepire che mutua o non mutua l’importante è tutelare i bisogni delle persone. Ma la fregatura è che la possibilità di farsi una mutua dipende dalle capacità di reddito delle persone, siamo in piena crisi e in piena recessione e i redditi di milioni di persone sono alla miseria. Questo vuol dire che vi saranno cittadini assistiti con la mutua e cittadini abbandonati perché senza servizio pubblico e senza mutua. I cittadini più forti cioè che hanno un lavoro, un contratto, un reddito fisso potranno farsi le mutue usufruendo probabilmente di certe agevolazioni fiscali, mentre tutti gli altri pagheranno con l’abbandono.

Vi saranno cittadini che potranno accedere a due sistemi uno pubblico e uno privato e cittadini che non potranno accedere a nessun sistema. Questo trasferire tutele dal pubblico alle mutue renderà più povero il sistema pubblico che diventerà una nuova forma di carità, mentre la sanità nel suo complesso finirà con il costare molto di più di quello che ci costa ora e che tutti sanno che è al disotto della media europea. In pratica Monti prima taglia le gambe alle persone e dopo offre delle protesi i cui costi sono però a carico di chi se le può comprare. Quelli che non se le potranno comprare resteranno senza gambe.

Vale la pena di ricordare che negli anni ’70 fummo costretti a superare il sistema mutualistico prima di tutto perché era super indebitato, secondo perché era discriminativo cioè i cittadini erano trattati in modo diseguale, terzo perché la qualità delle cure non era delle migliori. Recentemente la Germania che ha ancora un sistema mutualistico ha dovuto esborsare una sacco di quattrini per ripianare i debiti delle sue mutue. Bravo presidente Monti davvero un bel capolavoro di inciviltà, di stupidità, di ottusità e soprattutto di cinismo. La rabbia e l’indignazione è che per risolvere i problemi della sanità che pur esistono non siamo obbligati a commettere questi delitti contro il diritto delle persone. Esistono tante altre soluzioni tanti altri modi tante altre strade da percorrere. L’assistenza integrativa come la chiama il presidente Monti mi dice davvero poco sui problemi della sanità mentre mi dice molto su quelli che ci governano e su quelli che avranno milioni di cittadini.