Dopo le polemiche e nonostante la “difesa” di Antonio Manganelli il vice capo della polizia, Nicola Izzo, ha annunciato le proprie dimissioni con una lettera inviata al capo della polizia e al ministro dell’Interno, Annamaria Cancellieri. Il passo indietro arriva dopo che il funzionario è stato tirato in ballo dalla denuncia anonima di presunte irregolarità negli appalti per l’acquisto di impianti tecnologici gestiti dal Viminale. Nel dossier anonimo Izzo viene descritto come il regista dell’attività illecita nell’affidamento dei bandi per attrezzature elettroniche. Il ministro Cancellieri ha prontamente respinto le dimissioni di Izzo, “perché credo che una persona non possa essere giudicata sulla base di un esposto anonimo sul quale non abbiamo ancora riscontri”, ha spiegato ai giornalisti a margine di un incontro. E a proposito del numero uno Antonio Manganelli ha specificato che “il cambio del capo della Polizia non è mai stato all’ordine del giorno”.  

Questa mattina la responsabile della Viminale rifletteva sulle modalità dell’esposto: “Non si condanna un uomo per un esposto anonimo o per delle parole”. Proprio sulle voci di dimissione il ministro aveva detto: “Mi hanno detto di qualcosa del genere ma non c’è nulla e in ogni caso è importante quello che dirà la magistratura e che diranno i riscontri interni che stiamo facendo”. La procura di Roma ha sentito come testimone Izzo che consegnerà a breve una dettagliata relazione con tutte le informazioni a sua disposizione sulla vicenda. L’inchiesta, coordinata dall’aggiunto Francesco Caporale, che si occupa dei reati contro la pubblica amministrazione, mira anche a individuare l’autore dell’esposto anonimo he parla di presunti illeciti nella gestione degli appalti da parte dell’ufficio logistico che era diretto, fino all’estate scorsa, dal prefetto Giuseppe Maddalena

Il procuratore aggiunto Caporale si confronterà nei prossimi giorni anche con i magistrati della procura di Napoli che stanno indagando su Izzo in un filone di inchiesta sugli appalti Finmeccanica. A piazzale Clodio viene, al momento, escluso qualsiasi punto di contatto tra questa inchiesta e quella sul suicidio, avvenuto nel marzo 2011, nella caserma di Roma di Castro Pretorio, di un funzionario della Polizia, Salvatore Saporito, sparatosi con la pistola d’ordinanza. In relazione a questo suicidio è già stata chiesta l’archiviazione.