La procura di Roma ha aperto un fascicolo di indagine relativo ad un esposto anonimo inviato nelle scorse settimane al Viminale su presunti illeciti nell’ambito di appalti pubblici. Il materiale, di venti pagine e molto dettagliato, è stato recapitato in un’unica copia al ministro dell’Interno Anna Maria Cancellieri, con una frase d’esordio che recita così: “Per l’amor di Dio, fermateli, fate presto”. Secondo quanto ha scritto Repubblica questa mattina, un ‘corvo’ avrebbe denunciato “presunti casi malaffare nella gestione di appalti e aste per l’acquisto di impianti tecnologici” che si sarebbero verificati presso l’Ufficio Logistico, fino all’anno scorso diretto dal prefetto Giuseppe Maddalena. Un dossier che riguarda “software per le centrali operative di tutta Italia, sistemi di videosorveglianza, gestione del numero unico europeo della sicurezza (112) e rilevamento delle impronte digitali da parte della polizia scientifica”.

Responsabile delle presunte illegittimità sarebbe stato dal vice capo della Polizia, Nicola Izzo, che replica così alle accuse: “Io faccio il vice capo della Polizia, mi occupo di sicurezza. Nella gestione degli appalti non c’entro nulla”. E tutto nasce secondo Izzo sulla base di “un esposto anonimo che si commenta da sé”. Il ministro Cancellieri, visti i dettagli contenuti nelle venti pagine, ha deciso di inviare una copia al capo del Dipartimento Sicurezza, Antonio Manganelli, che a sua volta lo ha trasmesso alla Procura. Manganelli spiega che il ‘corvo’ è “una persona molto informata”. Nell’esposto infatti si fa riferimento a un sistema di appalti e subappalti che metterebbe in evidenza multinazionali e colossi dell’informatica favoriti nelle commesse. Da ricordare, inoltre, che gli appalti al Viminale, che negli ultimi anni “ha gestito acquisti per centinaia di milioni di euro”, sono segreti.

Nel dossier viene citato anche il caso del vicequestore Salvatore Saporito, che si è suicidato con un colpo di pistola alla tempia nella caserma di Castro Pretorio il 31 marzo 2011. Saporito era stato coinvolto nell’inchiesta della procura di Napoli su una serie di appalti anomali che riguardavano alcune società del gruppo Finmeccanica. Nell’indagine, sebbene non fosse mai stato interrogato, compariva anche il prefetto Izzo. Secondo il ‘corvo’ il suicidio di Saporito non era dovuto al fascicolo aperto dalla Procura, bensì al mobbing subito dai suoi superiori per avere tentato di opporsi al “sistema-appalti dell’Ufficio Logistico del Viminale.