“Me lo ha detto Nagel“. Secondo Giuseppe Orsi, sarebbe stato l’amministratore delegato di Mediobanca Alberto Nagel ad avergli rivelato per primo l’esistenza delle “consulenze inutili” per Lisa Lowenstein, ex moglie americana del ministro dell’Economia Vittorio Grilli. Il presidente di Finmeccanica lo afferma nel chiuso di una stanza del ristorante Rinaldi al Quirinale il 23 maggio, salvo smentirsi da solo, addirittura con l’ausilio di un audit aziendale, a settembre. Ora però si scopre che Orsi nella chiacchierata a ruota libera con l’ex presidente dello Ior Ettore Gotti Tedeschi tira in ballo l’ad di Mediobanca.

È un nome pesante quello che il presidente di Finmeccanica Orsi fa a Gotti Tedeschi, come prima fonte della notizia. Nagel, classe ‘65, è cresciuto in Mediobanca e dal suo maestro, Enrico Cuccia, sembra aver appreso i codici della riservatezza. Negli ultimi mesi però ha avuto qualche guaio giudiziario e di immagine per i suoi rapporti con il gruppo Ligresti. Ora viene tirato in ballo da Orsi, solo come depositario di informazioni, in questa storia tutta da verificare. Certo è che proprio Orsi introduce il discorso delle “consulenze inutili” della ex moglie partendo dai rapporti stretti del ministro Grilli con Alessandro Pansa, direttore generale di Finmeccanica (“tu sai perché Grilli e Pansa sono amici?”), legato – secondo Orsi – a Ignazio Moncada. Definito da Gotti che è suo amico ‘il gran burattinaio’, Moncada è presidente di una controllata del gruppo, la Fata. Orsi non sopporta né lui né Pansa che è il suo grande rivale, forte com’è del rapporto con Grilli.

E qui si innesta la confidenza di Orsi: “Grilli aveva una moglie americana (…) gli ha lasciato qualche casino in giro, di buchi”. Quindi è Orsi che connette nella conversazione registrata dai Carabinieri l’amicizia di Pansa con Grilli, il supporto del ministro al manager e i “casini” della moglie di Grilli. Gotti capisce subito qual è il punto della questione: “Pensi che (Grilli, ndr) sia ricattabile per questo?”. E Orsi risponde magnanimo: “No! gli ho sistemato la cosa! (…) ho visto dei contratti che Finmeccanica ha fatto, con la moglie di Grilli, per sistemare, tipo consulenze inutili o …”. A questo punto arriva la rivelazione: “Tra l’altro, a me l’ha detto Nagel, a me l’ha detto Nagel, non me l’ha detto…”. Così si scopre che l’informazione è arrivata al presidente di Finmeccanica da Mediobanca. Gotti sbotta: “Nagel te l’ha detto? Ti fidi di Nagel?”. Orsi: “No! Però me lo ha detto, due verifiche”. Insomma dalla conversazione sembrerebbe di capire che Nagel ha raccontato a Orsi la storia della ex moglie di Grilli, e che solo dopo questa indicazione lui ha verificato carte alla mano. Non solo: a condividere il segreto del ministro sarebbero, oltre a Orsi e Nagel, altre persone. Forse Pansa, altrimenti non si capirebbe la domanda iniziale sul supporto di Grilli, e probabilmente anche l’ex consigliere Finmeccanica Franco Bonferroni. Gotti: “Tu da Nagel andasti con?” Orsi: “Con Bonferroni”. La situazione sembra intricata e potenzialmente rischiosa per il ministro dell’Economia, tanto che Orsi si farebbe garante della segretezza e lo comunica a Gotti che ha buoni rapporti con Pansa e Grilli. Su questa vicenda i diretti interessati hanno risposto ai giornali e alla trasmissione Piazzapulita, smentendo. Grilli ha detto di non avere mai favorito la sua ex moglie. Orsi ha negato di aver dato consulenze alla signora Lowestein. Eppure proprio Giuseppe Orsi ha chiesto al servizio audit interno di scoprire se ci fossero davvero. La risposta smentirebbe le parole dette dal presidente in privato: “Nel periodo oggetto di analisi nessuna società del gruppo Finmeccanica ha intrattenuto rapporti con la signora Lowenstein né con le tre società menzionate. Made in museum srl, Mim Merchandising srl, Style Muffin Llc”.

Ciò non esclude che una società, per esempio la Mim Merchandising, prima del periodo oggetto di analisi “dal 1 gennaio 2005 al 30 giugno 2012” abbia incassato qualche consulenza, anche se potrebbe trattarsi di piccole cifre. Il Fatto ha contattato Lisa Lowenstein a New York, ma la signora ha preferito non rispondere. La Mim merchandisign è fallita, il curatore fallimentare Francesco Macario ne delinea il quadro: “Al momento del fallimento sembrava che la società non avesse mai svolto una vera e propria attività commerciale, ma fosse soltanto uno schermo giuridico per altre finalità. Benché da me invitati a comparire i soggetti responsabili non si sono mai presentati né hanno mai consegnato la contabilità”. Dalla relazione del curatore la procura ha aperto un’inchiesta per bancarotta: “Ma l’udienza in cui sono stato ascoltato nessuno dei soggetti era presente”.

di Francesca Biagiotti

da Il Fatto Quotidiano del Lunedì, 5 novembre 2011