Dati sul debito greco alterati, ma soprattutto deficit gonfiato per ottenere più soldi per ricapitalizzare le banche, contratti sui derivati stipulati con leggerezza per “svendere la Grecia”. È quanto sostenuto ieri durante un programma televisivo su Art Tv dal giornalista greco Spiros Karazaferris che ha mostrato in esclusiva i documenti della ragioneria generale dello Stato sottratti da Anonymous la scorsa settimana.

E che, secondo il giornalista, fratello di Giorgios, leader del partito nazionalista greco Laos, dimostrerebbero come undici anni di menzogne avrebbero condotto alla crisi di oggi, con il Paese a un passo dal fallimento e dalla guerra civile. La versione di Karazaferris è stata diffusa sull’etere a breve distanza dalla scarcerazione del reporter che, mercoledì 31 – a poche ore dal tintinnio delle manette ai polsi di Kostas Vaxevanis, l’Assange greco che aveva rivelato i nomi della probabile lista Lagarde – aveva annunciato di essere pronto a divulgare documenti compromettenti per il governo e per come nell’ultimo decennio Atene ha gestito la crisi.

Un attimo dopo era stato arrestato addirittura dai Mat greci, il corpo speciale di polizia utilizzato per grandi eventi di ordine pubblico. Ufficialmente il processo a suo carico si era svolto per un mancato pagamento all’erario di 1.200 euro, ma di fatto, sostiene lo stesso giornalista, qualcuno voleva impedirgli di andare in onda con quelle rivelazioni. Che parlano, per esempio, di come nel 2009, con il socialista Papandreu premier (compagno di stanza del suo successore attuale, Samaras, nel college americano dove i due hanno studiato), il ministro delle finanze Papaconstantinou (quello coinvolto nell’inchiesta sulla lista Lagarde) alterò il deficit greco, portandolo dal 3,9 al 15% del Pil per avere più soldi dalla Troika e far ricapitalizzare le banche amiche.

Una mossa non nuova in Grecia, come in altri Paesi, dove però finora si erano registrati al contrario abbellimenti dei conti per entrare nell’euro. Come ricorda il caso del primo cattivo amministratore che propiziò il “buco” nei conti del Paese, il premier Simitis, che nel 2001 alterò il rapporto debito-pil greco per entrare nella moneta unica: era al 120% ma sulle carte lo dimezzarono al 60 per cento.

A capo della speciale commissione che curò il passaggio dalla dracma all’euro, c’era Rapanos, ministro per un giorno lo scorso giugno e poi sostituito alle Finanze da Stournaras, anch’esso membro di quella commissione. “Hanno arrestato me per paura che parlassi e chi ha imbrogliato il popolo greco è ancora a piede libero”, ha detto Karazaferris durante la trasmissione che è stata più volte interrotta per via dei troppi utenti collegati.

Karazafferis ha poi sostenuto di essere stato sì assolto tre giorni fa, ma il segretario del Tribunale gli aveva riferito che per compilare l’ultimo certificato ci sarebbero voluti addirittura cinque giorni dal troppo lavoro arretrato che avevano. Quei giorni sarebbero scaduti il prossimo mercoledì che caso vuole è il giorno in cui il parlamento di Atene voterà il memorandum, propedeutico alla concessione dell’ennesimo prestito ponte dalla Troika.

Ma Karazaferris attacca: “Samaras mente quando dice che questo sarà l’ultimo sacrificio chiesto ai greci, la verità è che hanno svenduto il nostro paese”. E ancora: “So che da un momento all’altro potranno nuovamente arrestarmi, ma alla mia età non si ha proprio più nulla da perdere. La Grecia intera è già stata ridicolizzata da questa classe dirigente, per questo non ne temo le reazioni”.

Secondo il giornalista qualcuno non voleva che tornasse libero, ma un’ora dopo un altro addetto gli ha firmato il nulla osta dopo le sue numerose insistenze. Il tutto nel silenzio di tutti i media del paese, dal momento che le tv continuano lo sciopero. Intanto altri due giornalisti sono stati licenziati dalla televisione di Stato Ert: Kostas Arvanitis e Marilena Katsimi in occasione di una striscia di approfondimento giornalistico avevano criticato duramente il ministro dell’Interno circa la torture effettuate della polizia contro i manifestanti antifascisti ad Atene.

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