Il Consiglio regionale della Lombardia ha approvato la nuova legge elettorale e hanno presentato le loro dimissioni la maggioranza dei consiglieri, 74 su 8o con l’avvio quindi allo scioglimento anticipato della legislatura. La nuova legge elettorale è stata approvata con 75 si’ e 1 no e prevede tra le novità la cancellazione del listino “bloccato” e il termine del mandato fissato a due legislature. Quindi come detto dal governatore Roberto Formigoni nel colloquio tenuto con il ministro Cancellieri in mattinata, “non ci sarà l’election day in aprile e le probabili elezioni si celebreranno tra il 16 dicembre e il 27 gennaio 2013”.

Formigoni ha commentato lo scioglimento affermando che “la Lega Nord ha tradito l’accordo sottoscritto nel 2010 e risottoscritto due settimane fa di fronte a questi ripetuti tradimenti non mi sono perso d’animo e ho agito nell’interesse dei cittadini”. Formigoni inoltre si è detto “molto soddisfatto di questi 17 anni di governo”. Ora come detto dal governatore “il governo, a Consiglio sciolto, intende avere un colloquio con me per acquisire un parere”, la settimana prossima.

La Lega Nord però come più volte ha ribadito, vuole celebrare le elezioni insieme alle nazionali. E il suo segretario regionale della Lombardia Matteo Salvini lo ribadisce anche nell’ultima seduta di oggi: “La Lega aveva promesso di andare a votare e si farà. Aveva promesso di togliere il listino per non avere più Minetti paracadutate dall’alto. Stiamo lavorando al programma e abbiamo il candidato che è Maroni, chi ci sta ci segue”.  E infine non risparmia critiche all’alleato: “Il problema è con chi parlare nel Pdl. Siamo disposti a parlare con tutti, ma non con Formigoni che dalla prossima primavera avrà tempo per giocare a scacchi”. 

Per quanto riguarda  le dimissioni, tutti i consiglieri dopo l’approvazione della legge elettorale si sono apprestati a mettersi in fila davanti all’ufficio protocollo e dare il via allo scioglimento dell’Assemblea regionale. Quelle presentate dai consiglieri sono 74 su 80, compreso quello di Nicole Minetti. Per motivi istituzionali non si sono dimessi i presidenti Formigoni e Cecchetti. Non si sono dimessi i consiglieri del Pdl Zambetti (in carcere), Maullu e Camillo, oltre all’Udc Bettoni. Non si tratta di automatico scioglimento, che avverrà tecnicamente quando l’Ufficio di presidenza ne prenderà atto e lo comunicherà al prefetto. Di fatto il Consiglio è sciolto con la maggioranza dei membri che si è dimessa, ma formalmente spetterà a una riunione dell’Ufficio di presidenza (che, a quanto si è appreso, dovrebbe essere convocata non prima di lunedì) verificare che tutti gli atti, a partire dalle dimissioni di ogni singolo consigliere, siano stati compiuti regolarmente per prenderne atto.

Una volta preso atto di questo, il presidente del Consiglio regionale invierà comunicazione al prefetto, il quale potrà iniziare l’iter per la convocazione delle elezioni. Il termine dei 90 giorni entro il quale indire la consultazione scatterà comunque a partire da domani, cioè all’indomani della presentazione delle dimissioni al Protocollo del Pirellone. Tra i primi commenti dei consiglieri dimessi, c’è quello di Filippo Penati, ex Pd e ora nel Gruppo Misto: “Da oggi ho scritto parola fine al mio impegno politico, torno a essere un comune cittadino”, ha spiegato.

Per il segretario lombardo del Pd Maurizio Martina “oggi finisce un’epoca, finisce una maggioranza. Avevamo ragione noi il 25 settembre” ha detto, parlando delle dimissioni annunciate allora. Oggi “finisce un’epoca, finisce una maggioranza e – ha aggiunto – si apre una opportunità di cambiamento”. Adesso per Martina “bisogna capire la data del voto per vedere le possibilità di fare le primarie”.

Stando all’articolo 30 dello statuto regionale lombardo, dopo lo scioglimento dell’assemblea, le funzioni di “tutti gli organi sono prorogate sino al subentro dei nuovi organi in seguito alle elezioni”. Inoltre secondo lo statuto Presidente e giunta restano in carica sino alla proclamazione del nuovo presidente eletto e continueranno a lavorare nell’adempimento delle loro funzioni di governo.

Tra le misure approvate all’interno della nuova legge elettorale c’e’ l’abolizione del listino, chiesta ripetutamente dal governatore Roberto Formigoni e da tutte le forze politiche. Inoltre c’è la rappresentanza territoriale della province, il numero massimo di 80 consiglieri, il limite dei due mandati per il presidente della Regione e il premio di maggioranza.