Una grande strategia energetica nazionale guarda al futuro e non al passato, scommette sul domani in modo deciso, avvita i bulloni di infrastrutture informatiche dell’Italia perché sia pronta alla “Terza rivoluzione industriale” che è già dietro l’angolo, direbbe Jeremy Rifkin.

E invece, abbattuta come dopo un brutto risveglio, mi ritrovo a sfogliare la bozza che il Ministero dello Sviluppo Economico ha predisposto in questi mesi e che presto sarà online per una consultazione pubblica.

La nuova Strategia energetica nazionale, attesa da oltre vent’anni, definirà le linee programmatiche dello sviluppo energetico dell’Italia per i prossimi anni e, per come l’ha pensata il ministro Passera, punterà su gas, petrolio e carbone.

Una vera innovazione, un toccasana economico, ambientale e salutare…!

Ma probabilmente questa scelta è in linea con vantaggi economici e lobbistici che nel mondo vanno per la maggiore. Secondo la ricerca Vital Signs, condotta per il Worldwatch institute, le energie rinnovabili hanno ricevuto nel 2010 contributi per 66 miliardi di dollari, pochissimo a paragone di quelli ricevuti dai combustibili fossili, 775 miliardi nel 2010 e oltre un trilione di dollari quest’anno. Ma la cosa più grave a mio parere è che lo studio sottolinea che che ai costi per gli incentivi vanno sommati una serie di costi ambientali che secondo l’Accademia Nazionale delle Scienze è costata agli Stati Uniti 120 miliardi di dollari tra spese sanitarie e danni derivanti dall’inquinamento ambientale.

Ma il mondo cambierebbe senza questi contributi? Ebbene, secondo l’International Energy Agency (IEA) se questi contributi fossero eliminati entro i prossimi 8 anni, il consumo globale di energia si ridurrebbe del 3,9% l’anno e la domanda di petrolio si ridurrebbe di 3,7 milioni di barili al giorno, la domanda di gas naturale potrebbe essere tagliata di 330 miliardi di metri cubi e la domanda di carbone scenderebbe di 230 milioni di tonnellate. Questi studi, io credo, inquadrano bene il problema: a chi giovano i contributi e cosa mantengono in vita?

Sul piano della salute, invece, eliminarli, gioverebbe all’intero pianeta: IEA afferma che l’eliminazione di tutti gli incentivi porterebbe ad un taglio di Co2 pari a tutte le emissioni annuali della Germania e da oggi al 2015 il taglio dei contributi porterebbe ad una diminuzione delle emissioni tali da influire sui processi di cambiamento climatico.

A fronte di tutto ciò, mi chiedo, Passera costruisce il futuro o persegue un passato?

Eppure in Italia il dibattito sulle nuove prospettive di sviluppo offerte dalla green e blue economy è molto forte, tanto che nei primi giorni di novembre si terranno a Rimini gli Stati generali per il ‘Programma nazionale per lo sviluppo della green economy’ che delineerà per l’Italia un futuro produttivo e occupazionale anti-crisi nel segno della sostenibilità. Un’iniziativa promossa da un altro ministro dell’attuale Governo: Clini. E proprio lui, di recente, sottolineava il fatto che la Conferenza Onu Rio+20 sulla sostenibilità ha confermato che la green economy è lo strumento per consentire la crescita, soprattutto in questi anni di crisi..

Che facciamo dunque? Il braccio destro non sa cosa fa il sinistro e viceversa o si scontrano due diversi pensieri economici? Il governo in carica decida in modo coerente come si predispone l’energia necessaria : stringendo la mano a compagnie petrolifere, costruendo rigassificatori, perforando l’Adriatico e la Pianura Padana o invertendo la rotta con coraggio e decisione?!

Io penso che il Paese abbia bisogno di nuove prospettive e produzioni ad elevata qualità ecologica che garantirebbero quello sviluppo e quel risanamento climatico necessario secondo gli studi scientifici predisposti e ormai oggetto di indirizzi politici europei e mondiali.

Servono politiche capaci di guidare i processi già in corso: le energie rinnovabili unite alla tecnologia internet potranno essere l’infrastruttura capace di rendere finalmente democratica l’economia. Questo avverrà se il Governo attuerà dei piani energetici che vedano nell’efficientamento e nella produzione di energia da fonti rinnovabili il cammino da percorrere.

La Terza rivoluzione industriale, come la descrive Rifkin, sarà sorretta da una rete internet energetica, collegata a trasporti plug-in a zero emissioni capace di generare migliaia di imprese e milioni di occasioni di lavoro sostenibile.

Il Ministro Passera ne prenda atto e scelga l’energia pulita, democratica e il più possibile autarchica riducendo al minimo indispensabile l’energia acquisita dai grandi potentati economici che pesa sul nostro bilancio e condiziona le nostre vite.