Nuova tappa giudiziaria nella guerra per il controllo di Impregilo, che vede Pietro Salini nel mirino della Procura di Milano. Il costruttore romano che la scorsa estate, dopo la battaglia col gruppo Gavio, è diventato amministratore delegato di Impregilo, risulta infatti indagato dai pm nell’ambito di un’inchiesta sul gruppo di costruzioni che è stata aperta in base a un articolo del codice civile sulle operazioni deliberate in conflitto di interesse. Oltre all’amministratore delegato della società, sono indagati anche Massimo Ferrari, consigliere di amministrazione di Impregilo in quota Salini e Claudio Lautizzi, direttore generale estero della società.

L’inchiesta è stata aperta in seguito a un esposto presentato da Bruno Binasco – lo stesso per il quale dieci giorni fa la Procura di Monza ha chiesto il rinvio a giudizio nell’ambito dell’inchiesta sul cosiddetto Sistema Sesto – in veste di amministratore delegato di Igli, la società del gruppo Gavio anch’essa azionista forte di Impregilo, che in sede civile ha contestato a Salini le modalità con le quali il costruttore a luglio aveva avuto la meglio nella corsa al controllo del consiglio di amministrazione della multinazionale italiana delle costruzioni.

Nel dettaglio il fascicolo è stato aperto in base all’articolo 2629 bis del codice civile che riguarda l’omessa comunicazione del conflitto d’interessi. Il riferimento è a una gara d’appalto per alcuni lotti autostradali in Romania alla quale Salini sta partecipando sia con il gruppo che porta il suo nome sia con Impregilo. Secondo Binasco, in origine Impregilo avrebbe studiato di partecipare alla gara per tutti i quattro tronconi in costruzione, mentre con l’avvento dei Salini al controllo del general contractor  “è stato deciso che parteciperà a due soli lotti, credo con poche possibilità, e che Salini parteciperà a un altro lotto, con buone possibilità”.

In generale il gruppo Gavio nelle ultime settimane insiste – anche con esposti alla magistratura e all’Antitrust – sulla questione che vede Salini amministratore delegato di entrambi i gruppi e parla di “infondatezza” del progetto del costruttore romano su Impregilo con cui Salini ha stretto di recente un “accordo strategico”, senza escludere l’ipotesi di una futura fusione. Alle denunce di Gavio, il cda di Impregilo nelle scorse settimane aveva risposto presentando esposti alla Consob e alla Procura di Milano “a tutela della reputazione degli organi sociali” e della società. 

La notizia dell’indagine è arrivata poco dopo quella delle perquisizioni della Guardia di Finanza presso le sedi di Impregilo a Roma e Milano, quella del gruppo Salini e quella della Sina, società di progettazione del gruppo Gavio. Nel corso delle perquisizioni è stato sequestrato soprattutto materiale informatico che dovrà essere analizzato dagli inquirenti. Salini, che “intende ribadire l’assoluta infondatezza delle accuse formulate, la correttezza dell’operato del management e degli esponenti aziendali”, è stato anche invitato a farsi sentire dal magistrato milanese titolare del fascicolo, ma allo stato non risulta fissato alcun interrogatorio dell’imprenditore.

A proposito delle gare per la costruzione dell’autostrada in Romania, Impregilo aveva già precisato che “il management operativo ha selezionato due lotti dei quattro disponibili, in quanto la società disponeva dei requisiti richiesti dal bando di gara esclusivamente per partecipare a due lotti”. Inoltre “il management ha prescelto i due lotti che erano contigui fra loro e quindi offrivano opportunità di scala, miglior redditività e più alta probabilità di aggiudicazione”.