La settimana scorsa Guy Verhofstadt e Daniel Cohn-Bendit, rispettivamente leader dei liberaldemocratici e dei verdi al Parlamento europeo, hanno preso l’aereo e sono andati fino a Roma per presentare un libro scritto a quattro mani dal titolo (traduzione italiana) Per l’Europa! Manifesto per una rivoluzione unitaria. La tesi del libro è semplice: gli Stati nazionali non servono più a niente, perciò è ora di voltare pagina e inaugurare la federazione europea, ovvero gli Stati Uniti d’Europa.

La prima cosa degna di nota è costituita dai profili degli autori stessi. Diversi politicamente quasi su tutto (Verhofstadt liberale, Cohn-Bendit detto “il Rosso”) i due leader hanno trovato tempo e volontà per redigere insieme un manifesto per l’Europa che, secondo loro ed ideologie a parte, abbandona il concetto di stato nazione e sposa quello di federalismo europeo.

“Gli Stati nazionali hanno avuto un ruolo molto importante nella civilizzazione europea ma adesso sono superati. L’Europa federale è il cammino per proteggere la nostra sovranità e preservare il nostro modello sociale in un mondo dominato da imperi come Usa, Cina, India, Russia e Brasile”, ha detto Verhofstadt in un’intervista al quotidiano belgaLa Libre Belgique. Cohn-Bendit ha fatto parlare i fatti, mollando i verdi francesi di Europe Ecologie-Les Verts EELV perché rei, secondo lui, di essersi opposti al nuovo patto di stabilità europeo detto Fiscal Compact.

Non a caso lo strappo della “strana coppia”, come li ha definiti Marco Zatterin suLa Stampa, avviene in piena bufera della crisi dell’Eurozona. I due leader attaccano frontalmente i governi nazionali incapaci, a detta loro, di fronteggiare la crisi e di prendere decisioni in modo efficiente e tempestivo. E a guardare il susseguirsi di vertici a Bruxelles tra capi di Stato e di Governo conclusi con un nulla di fatto, risulta difficile dare loro torto.

Ma cos’è in pratica la federazione europea? Il discorso è lungo, ma si può riassumere così: lo Stato nazionale (Roma, Berlino, Parigi e così via) viene scavalcato sia verso il basso, valorizzando ad esempio il ruolo degli enti locali e delle regioni, che verso l’alto, con la delega di tutta una serie di competenze a Bruxelles, come la politica estera, la difesa e, appunto, la politica economica. Una delle critiche che vengono mosse più spesso all’Euro, infatti, è di non avere uno Stato unitario dietro. Ecco che la federazione europea colmerebbe esattamente questa lacuna.

Al di là del libro di Verhofstadt e Cohn-Bendit, questa è la direzione che l’Ue sembra aver preso. L’aumento di potere della Bce, la firma del nuovo trattato di stabilità europeo, la sorveglianza bancaria europea, l’unione bancaria europea, la nuova governance economica, l’unione fiscale e da ultimo il piano anti spread annunciato da Draghi il 6 settembre costituiscono tanti tasselli di una strategia complessiva che converge proprio verso una cessione di sovranità dai governi nazionali a Bruxelles, almeno in campo economico e monetario.

Rimangono poi da risolvere gli altri nodi, come una risposta unica ed europea alle crisi internazionali (come la guerra in Libia), all’immigrazione (emergenza Lampedusa) e ai grandi accordi mondiali sul clima (vedasi il flop del vertice di Copenhagen). Da ultimo, ma non certo per importanza, va affrontato il deficit democratico che si sta acuendo in seno alle grandi istituzioni europee. Un accentrato potere su questioni così importanti a Bruxelles richiede un equivalente se non superiore controllo popolare proprio su questo nuovo processo legislativo. Tra i federalisti impazza l’idea dell’elezione a suffragio universale del Presidente della Commissione europea. Fantapolitica? Forse, iniziare con il dare più potere al Parlamento europeo, l’Aula rappresentativa eletta democraticamente più grande del mondo, sarebbe già un ottimo primo passo.

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@AlessioPisano