Il trucco c’è, e si vede: salva tutti i consiglieri e gli assessori dell’amministrazione provinciale di Napoli. E i loro stipendi. E accoglie i desiderata di Luigi ‘Giggino a Purpetta’ Cesaro, che vuole ricandidarsi al Parlamento. Il presidente-deputato della Provincia di Napoli, uomo di punta del Pdl napoletano, è stato dichiarato ‘decaduto’ dal consiglio provinciale che solo ieri si è accorto dell’incompatibilità delle due cariche chiedendo la convocazione di un’assemblea straordinaria per contestarla al diretto interessato. E’ solo l’ultimo caso di una telenovela che sta coinvolgendo diversi presidenti di provincia in queste ore: il caso più eclatante è quello della farsa di Guido Podestà, che annuncia via twitter una conferenza stampa per spiegare “le ragioni delle dimissioni” e poi spiega candidamente che potrebbe dimettersi ma non lo farà. Insomma, un dietrofront. Nelle ultime ore si sono fatti da parte i presidenti delle province di Asti, Biella e Rieti, contestando al governo di avere messo sotto attacco le autonomie locali. In realtà, anche il presidente della Provincia di Biella, Roberto Simonetti, che è parlamentare della Lega, acquisisce così ha la sicurezza di potersi ricandidare alla Camera alle prossime politiche. Scade infatti oggi il termine, benchè si parli di un decreto che potrebbe far slittare a marzo i termini per le dimissioni dei presidenti-deputati.

Ma torniamo in Campania. Cesaro era deputato già al momento in cui venne eletto presidente della Provincia di Napoli, nella primavera del 2009. La mozione di decadenza presentata dal consigliere Fli Giovanni Bellerè è stata approvata nel primo pomeriggio di oggi con 26 voti favorevoli e 12 contrari. Solo un’oretta dopo, Cesaro ha formalizzato le dimissioni. Il presidente non era in aula durante la discussione della mozione. Con questa procedura – decadenza avvenuta prima delle dimissioni – l’amministrazione provinciale non sarà sciolta e commissariata. La consiliatura proseguirà quindi fino al 31 dicembre 2013, con un presidente facente funzioni e coi pieni poteri, il Pdl Antonio Pentangelo, assessore ai Trasporti di Cesaro che lo ha promosso a suo vice proprio ieri sera, in sostituzione dell’Udc Ciro Alfano. Restano in carica tutti gli assessori, anzi, si libera un posto. Restano in carica tutti i consiglieri. Con annesse indennità per la giunta, gettoni di presenza per l’assemblea e per le commissioni consiliari, e potere politico per tutti. Quattordici mesi di stipendi a spese nostre che un commissario prefettizio ci avrebbe risparmiato. La stessa procedura è stata adottata nei giorni scorsi a Salerno, per rendere ricandidabile al Parlamento il presidente-deputato Edmondo Cirielli, leader del Pdl salernitano.

Due storie in qualche modo simmetriche. L’iter prevede dieci giorni di tempo per la presentazione da parte di Cesaro e Cirielli delle controdeduzioni al consiglio che a sua volta ha 10 giorni di tempo per convocare un’altra seduta in cui si analizzino le risposte fornite dal presidente. Ma si tratta di una formalità. La campagna per le elezioni politiche è di fatto iniziata. E gli amministratori provinciali campani la faranno seduti in poltrona. I consiglieri hanno provato a spiegarla in un altro modo. “Abbiamo l’obbligo di essere protagonisti del processo che porterà all’istituzione della Città metropolitana e di non lasciare allo sbando l’istituzione che rappresenta la terza provincia d’Italia”, ha dichiarato il consigliere di Fli Giovanni Bellere’, firmatario della mozione. “Non abbiamo privilegi da difendere ma solo obblighi politici nei confronti dei cittadini che ci hanno eletto”. Francesco De Giovanni, capogruppo del Pdl, ha dichiarato voto favorevole pur rilevando “la grande ingiustizia nella legge odierna che permette al presidente della Regione e ai consiglieri regionali di candidarsi, a differenza delle Province. Vogliamo essere ancora protagonisti della Città metropolitana, che cosi come è non esiste. Se abdichiamo da questo ruolo faremmo torto principalmente a chi ci ha votato e a chi vuole la transazione da Provincia a Città metropolitana”.

Tra le giustificazioni addotte dai consiglieri per evitare il commissariamento, la necessità di tutelare la sorte delle indebitatissime società partecipate della Provincia, Cstp e Asub, che danno lavoro a centinaia di operai e di ex lsu. La mozione di decadenza è stata approvata dalla maggioranza di centrodestra, Pdl e Udc in primis. Contrari i consiglieri del Pd e diversi esponenti Fli. Ha votato a favore, con la maggioranza, anche il consigliere della Federazione della Sinistra, Giorgio Carcatella. Ha motivato il suo consenso con la difesa dei lavoratori delle società partecipate.

Furibondo il segretario del Pd napoletano, Gino Cimmino: “Cesaro sarà ricordato semplicemente come il peggior presidente della storia della Provincia di Napoli. L’ultimo blitz che ha messo a segno 24 ore prima che si votasse la sua decadenza con la raffica di nomine che ha sottoscritto in pochi minuti ha segnato l’ennesima pagina vergognosa della sua amministrazione, dedita solamente a distribuire poltrone e prebende agli amici e agli amici degli amici. Ha sempre pensato ai suoi interessi e non a quelli della collettività. Per questo, sulla base del lavoro svolto in questi anni dal nostro gruppo consiliare a Santa Maria la Nova, abbiamo già chiesto un incontro al Prefetto e al Ministro dell’Interno: la sua spregiudicatezza non può passare sotto silenzio”.

Assente in aula al momento del voto, Cesaro ha spiegato così alle agenzie le dimissioni: “Il mio è un atto che intende testimoniare l’estrema difficoltà, se non addirittura l’impossibilità di amministrare un ente quale la Provincia, che è stato colpito da severissime e assurde misure di spending review. La determinazione dei tagli, che verranno comunicati nella prossima settimana dal Governo – ha detto – colpirà inevitabilmente i servizi che la Provincia amministra sul territorio e le società partecipate ad essa collegate. Per il presidente si profilano solo due possibilità: o tagliare posti di lavoro e i servizi per i cittadini, o sforare il patto di stabilità, rischiando di portare l’ente al dissesto. Alternative per me assolutamente inconcepibili visto che durante la mia amministrazione ho avuto due priorità assolute: garantire il lavoro ai nostri dipendenti ed attuare una politica finanziaria dell’ente sana, rigorosa e virtuosa”.