Sono dieci le persone indicate nello schema della “cerchia” riportato nella richiesta di custodia (poi accolta dal gip) con cui ieri sono state arrestate quattro persone, tra cui l’ex funzionario del Comune di Milano, Patrizio Mercadante, per episodi di corruzione, truffa ai danni dello Stato, falso e turbativa d’asta che riguardano, tra l’altro le case vacanze assegnate dall’amministrazione ai bambini. Tra questi dieci, i pm Tiziana Siciliano e Grazia Pradella indicano anche il prefetto Gian Valerio Lombardi. Una presenza spiegata così, nello schema dei magistrati inquirenti: il “figlio affitta appartamento dall’istituto dei ciechi” e lui “si attiva, su richiesta di Picheca per trovare impiego migliore a Mercadante”.

Lo “schema della cerchia”
Sotto al nome di Lombardi, infatti, viene riportata questa frase: “Figlio affitta appartamento da istituto ciechi. Si attiva, su richiesta di Picheca per trovare impiego migliore a Mercadante”. Verso il nome di Lombardi confluiscono due frecce che riportano a Mariolina Moioli, ex assessore della giunta Moratti (“nomina Mercadante direttore servizi minori e giovani. Assume Pezzoli come dirigente servizi nella sua segreteria. Figlia affittuaria Istituto ciechi” e a Patrizio Mercadante (“uomo di fiducia di Moioli. Direttore di settore del suo assessorato. Finanzia la fondazione Pini e poi ottiene consulenza”). Dal nome di Lombardi parte una freccia verso quello di Antonio Picheca (“viene nominato commissario straordinario fondazione Pini da Lombardi. Dà consulenza a Mercadante pagata 20.000 euro. Dà appartamenti in locazione. Assume presso la fondazione Pini. Campagna elettorale Moioli”. 

Questo lo schema. E’ la “cerchia”, come definiva la rete di rapporti in un’intercettazione telefonica, lo stesso Mercadante. Chi sono i personaggi citati? Mercadante (arrestato, ora in carcere) era direttore dell’ufficio minori del Comune e braccio destro dell’ex assessore comunale al Sociale Mariolina Moioli (Pdl). Dopo la vittoria di Giuliano Pisapia è diventato direttore dell’Area 6, incarico che verosimilmente non gli piaceva. Picheca, invece, era segretario dell’Istituto dei Ciechi, oltre che commissario della Fondazione Pini (nominato dal prefetto Lombardi): anche Picheca è stato arrestato. Giulia Pezzoli, infine, è agli arresti domiciliari. 

Dall’ordinanza di custodia cautelare era emerso che con soldi che facevano parte dei finanziamenti accordati dallo stesso Mercadante (direttore dell’Ufficio Minori del Comune) fu organizzata tra l’altro una cena da 13mila euro e che lo stesso dirigente si irritò molto quando l’assessore Moioli disse pubblicamente di non sapere nulla di quei progetti finanziamenti dopo alcune perquisizioni della Guardia di Finanza: “Non sa nulla? Ma se i progetti sono tutti a persone sue”.

I dieci della “cerchia”
Nello schema della “cerchia”, che, secondo l’accusa, avrebbe agito con il meccanismo dello “scambio di favori”, compaiono, come detto, 10 persone: Carmela Madaffari (“Direttore centrale assessorato Moioli” scrivono i pm e aggiungono “la figlia affitta casa da istituto dei ciechi”); A. Alessio (“figlia di Madaffari, ottiene incarico in Fondazione Adolfo Pini, locataria di immobile di istituto ciechi”); Mariolina Moioli (“nomina Mercadante direttore servizi minori e giovani, assume Pezzoli come dirigente servizi nella sua segreteria. Figlia affittuaria istituto ciechi”); Giulia Pezzoli (“finito l’incarico con il Comune viene assunta da Fondazione Pini per progetto ‘uno sguardo ..“’); Patrizio Mercadante (“uomo di fiducia di Moioli. Direttore di settore del suo assessorato. Finanzia Fondazione Pini ‘uno sguardo …’ e poi ottiene consulenza”); Callarotti (“p.o. settore minori e staff di Mercadante”); Antonio Picheca (“Viene nominato commissario straordinario Fondazione Pini da Lombardi. Dà consulenza a Mercadante pagata 20 mila euro. Dà appartamenti in locazione, assume presso la Fondazione Pini, campagna elettorale Moioli, dà incarico a Callarotti e Alessio”); Gian Valerio Lombardi (“Figlio affitta appartamento da istituto ciechi. Si attiva, su richiesta di Picheca per trovare impiego migliore a Mercadante”); Faranda (“amica di Mercadante, riceve pagamenti da Fondazione Pini per prestazioni inesistenti”); Sciolti (“riceve denaro per prestazioni inesistenti. E’ nipote di Mercadante”).

Tre dei 4 arrestati, secondo i pm, “sono stati degli ‘attivissimi’ della campagna elettorale della lista Moioli/Moratti”: Mercadante, Picheca e Pezzoli. I pm, nel rilevare come il coinvolgimento della Pezzoli e di Mecadante “supera di molto il semplice sostegno” perché “gestiscono di fatto le imponenti spese della campagna elettorale della Moioli”, nella loro istanza hanno riportato alcune mail che forniscono “un ulteriore elemento interpretativo dei fatti di reato commessi. Le campagne elettorali costano e i nostri lo sanno bene – scrivono i pm-: 5100 euro solo per far girare camioncini con manifesti ‘a vela’ riportanti l’effigie della candidata Moioli o di altri candidati della lista”.

Gli appartamenti a prezzi appetitosi
Sempre sugli intrecci tra i personaggi appartenenti alla “cerchia”, i due magistrati scrivono: “I fatti di corruzione, malversazione e truffa, sono stati resi possibili proprio dallo sfruttamento di solidi legami tra soggetti che a diverso titolo detenevano (e detengono ancora) un forte potere politico-amministrativo. Non tutti allo stato delle indagini risultano aver commesso reati, ovviamente, ma, forse anche inconsapevolmente, si sono trovati a fornire alcuni dei fili di cui la fitta trama di illeciti, ancora da definire nella sua interezza è costituita”. 

“E quindi scopriamo – proseguono i pm – che tra i beneficiati di alloggi c’è lo stesso Mercadante, ma che anche la figlia della Moioli, così come a far buon peso (tanto per rimanere nell’ambito dello stesso assessorato) anche la figlia della Madassari. A quest’ultima non è stato neppure negato un incarico presso la Fondazione Adolfo Pini, solo part time”. “Ma accertando più in profondità – si legge nella richiesta della misura cautelare – scopriamo che un appartamento dell’istituto dei ciechi l’ha avuto anche il figlio del prefetto e quindi, forse, non stupisce che Picheca si sente in diritto di chiedere l’intercessione di quest’ultimo perché Mercadante, ormai esiliato nella zona 6, possa trovare un incarico più prestigioso (magari in Regione)”. D’altra parte è il prefetto che ha nominato Picheca commissario straordinario della Fondazione Pini (incarico retribuito 45 mila euro l’anno) e quindi inserito di diritto, insieme al figlio, nella lista degli invitati della famosa cena del 6 ottobre scorso (cena cui il prefetto, invitato, non parteciperà e neppure il figlio)”. 

Mercadante sa che è indagato, ma chiede lo stesso una mazzetta
Ma non finisce qui. Mercadante, nonostante fosse “consapevole di essere indagato”, avrebbe chiesto una “mazzetta” per “finanziare un progetto editoriale”. Un episodio che i pm riferiscono al gip per spiegare che “la ‘cerchia’ è ancora attiva, attivissima”. In una telefonata intercettata, Mercadante spiega a Veronica Artioli, titolare di una società, che per il progetto servono almeno “30 mila euro”. “Mercadante, pur relegato nella Zona 6, e nonostante sia consapevole di essere indagato – scrivono i pm – riceve presso il suo ufficio, il 4 aprile 2012, tale Veronica (identificata come Veronica Arpioli) che gli propone di finanziare un progetto editoriale.

“La semplice trascrizione della telefonata non rende abbastanza lo sbigottimento che traspare dal tono della voce della giovane donna di fronte all’esplicita richiesta di denaro che Mercadante le rivolge a fronte del finanziamento del progetto. E’ sbalordita – commentano i pm – sembra più dal quantum che dalla richiesta. Negozia. Propone di fare lavorare il nipote Andrea Sciolti (eccolo che ricompare come moneta di scambio!) parole inequivocabili”. Nella telefonata Veronica spiega di avere chiamato anche Bruno Tabacci: “Ho chiamato lui… Di una freddezza… Lui pensava che probabilmente io gli chiedessi qualcosa. Volevo evitarlo… Ti assicuro che dopo 2,4… Volevo mettere giù… Si vede che è assillato dalla gente…”. Mercadante le risponde: “No, lui al telefono non parla più… Il telefono può diventare una spia” e poi aggiunge: “Poi lui comunque non può fare proprio niente, lui il bilancio deve fare e poi si vede”. La giovane donna espone allora il progetto editoriale che consiste nel costruire una redazione di giornalisti che lavorano sulla strada, dividendoli per quartieri della città”. 

Mercadante le chiede quanto costa e Veronica risponde: “Ma minimo 30mila euro”. I pm scrivono: “Si sente battere ripetutamente sulla scrivania come a indicare al suo interlocutore un appunto manoscritto e successivamente la donna esclama: “25mila!? … E il funzionario risponde: “Me li dai a me…”, e la donna fa la proposta: “Andrea potrebbe lavorare con noi, comunque”. In sostanza, per finanziare il progetto il funzionario arrestato chiede una mazzetta da 25mila euro più la possibilità di far lavorare il nipote e di “tirare fuori qualcosa” anche per la Galdis, una società cooperativa che già in passato ha ottenuto finanziamenti dal Comune per 120mila e 192mila euro.

I pm: “Tutto questo è solo la punta dell’iceberg”
Ma tutto questo, secondo i pm, è solo una parte dello scandalo. Gli episodi di truffa, turbativa d’asta e corruzione contestati “non rappresentano che la punta dell’iceberg di un presumibile piano ben più ampio di finanziamenti illeciti erogati dall’ufficio di Mercadante, verosimilmente su indicazione dell’assessorato di riferimento”, quello alla Famiglia, che era diretto dalla Moioli sotto la giunta Moratti. Gli stanziamenti “nel mirino”, concessi tra il 2010 e il 2011 e che ammontano ad oltre 3 milioni di euro. I finanziamenti, secondo i pm, sarebbero stati “tutti perpetrati con le medesime modalità criminose evidenziate”. Ossia si ipotizza che dietro alla concessione degli stanziamenti ci sia un giro di mazzette arrivate a Mercadante o altri pubblici ufficiali.

I pm nella richiesta riportano lo “schema dei finanziamenti gestiti in autonomia da Mercadante riferiti all’ultimo anno”, ossia tra il 2010 e il 2011. Questo schema, per gli inquirenti, “unito agli inspiegabili movimenti di conto corrente del Mercadante rende indispensabile un approfondimento delle indagini”. L’esame dei conti correnti del funzionario comunale indica “movimentazioni di denaro del tutto incompatibili con i pur cospicui redditi derivanti dalla sua attività lavorativa: transitano sul suo conto corrente, in poco più di un anno, milioni di euro su cui sono in corso indagini atte a giustificarne la provenienza”.

Tra gli stanziamenti ritenuti sospetti dalla Procura, 36 in totale, ci sono i “300 mila euro” finiti alla Cooperativa sociale “Il Giardinone” per il progetto “Fattoria Didattica Parco Trotter”, ma anche i 250 mila euro assegnati al P.i.m.e (Pontificio Istituto Missioni Estere) per “A scuola di volontariato”. E poi, tra gli altri, 100 mila euro all’Istituto dei Ciechi di Milano per il progetto “Insieme per …”.

I magistrati: “Con i soldi sprecati si poteva mantenere la scuola per 5 anni”
Spiegando lo spreco di soldi pubblici che sarebbe stato messo in atto da Picheca coi 100mila euro ricevuti dal Comune per il progetto “Uno sguardo sulla città”, i pm osservano che quel finanziamento “avrebbe potuto soddisfare largamente le esigenze di manutenzione di una scuola elementare per almeno un quinquennio” e invece quanto è stato realizzato “appare di desolante povertà”. Gli inquirenti – nella richiesta di custodia per il segretario della Fondazione Ciechi, arrestato ieri – chiariscono in cosa sia consistito il progetto, un concorso di pittura: “Una telefonata a un paio di presidi di licei artistici milanesi. Una veloce riunione per indicare le finalità del concorso destinato ai ragazzi. Le opere di questi ragazzi portate presso la fondazione dagli stessi presidi e lì accatastate in attesa di una valutazione. All’esito la premiazione dei tre ragazzi vincitori in una breve cerimonia. Da non credersi – chiosano i pm – che questa attività sia costata alla collettività centomila euro”.