“Io tutti i progetti che (…) ho fatto sono tutti a persone sue”. Quando Patrizio Mercadante, il funzionario comunale arrestato nell’ambito dell’inchiesta per corruzione sui finanziamenti alle case vacanze per anziani e bambini, parla in questo modo si riferisce all’ex assessore Mariolina Moioli della quale è il principale collaboratore, una sorta di braccio destro. Anche nella campagna elettorale, a giudicare dalle testimonianze di altri dipendenti del Comune. Il funzionario è stato direttore dei servizi “Minori e Giovani” del comune di Milano tra la primavera del 2009 e quella del 2011. “Era considerato un uomo di fiducia dell’assessore Mariolina Moioli, di cui condivideva la provenienza bergamasca e di cui divenne attivo sostenitore nel corso della campagna elettorale per le elezioni amministrative” dell’anno scorso scrive il gip Maria Vicidomini nell’ordinanza. Stando una testimone (segnatamente il direttore del settore acquisti del Comune di Milano) Mercadante “spesso non mi è sembrato all’altezza del suo compito di responsabile di procedimento. Questa sua carenza è diventata ancora più insostenibile nel primo semestre del 2011 quando, per attività elettorali nelle quali accompagnava l’assessore Moioli, era di fatto sempre assente delegando ai suoi funzionari tutto il lavoro senza nessun accertamento che questi fossero in grado di svolgerlo”.

Il 23 marzo Mercadante in un colloquio telefonico intercettato dagli investigatori si sfoga con Antonio Lupacchino, “rivelando la sua rabbia ed amarezza – riporta il provvedimento – per l’atteggiamento tenuto dalla Moioli che aveva preso le distanze da lui” dopo alcune perquisizioni della Finanza e l’acquisizione di documenti sui progetti finanziati, in particolare “Uno sguardo sulla città”, sul quale si concentrano molte delle attenzioni degli investigatori.

Nel dialogo intercettato una settimana dopo ancora Lupacchino chiede a Mercadante: “La Mariolina che dice?”. E il funzionario risponde: “Mah… leiiii non sa niente non sa… ma no, sta incazzata perchè il problema è suo, oltre che mio, perché… Quello che ho fatto… Io tutti i progetti che li ho fatti sono tutti a persone sue, però li abbiamo fatti bene, come posso dire… eee… abbiamo fatto progetti in cui abbiamo rivalutato il patrimonio del Comune….”. E ancora Mercadante: “…lei secondo me sbaglia quando dice… ‘non ne so niente!’… Cazzo, come non ne sai niente!?… eee… Saiiii, va beh! Cose per bene, è chiaro che se poi colpiscono la mia famiglia che non c’entra un cazzo, mi incazzo…”.

Più avanti, il dirigente comunale prosegue: “(…) se dovesse veramente succedere qualcosa io dico tuuutte le persone… con cui ho fatto le cose… eee so tutte sue amiche… presentate da lei! Le cose però le ho fatto bene, secondo le norme, secondo la legge!… Invece di dire (la Moioli, ndr): ‘per quanto ne sappia io… le cose sono state fatte perfettamente!… che la magistratura indaghi'(…) … io avrei detto così!… No!… ‘io non ne so niente! (riferendosi a quanto detto invece dalla Moioli, ndr)”.

Nel corso dello sfogo, Mercadante parlando al telefono ha anche aggiunto: “Antonio… Non ti nascondo niente… perché lo sai… – incomprensibile – … l’assessore!?… e com’è sto fatto… ci chiamava lei di là… ‘fate così senno…!!’ eee… lei chiamava… mi che andavo da solo cazzo! (lo dice sorridendo…)”.

Ma c’è un altro aspetto sul quale si concentreranno le indagini di Finanza e Procura. Riguarda il fatto che i “protagonisti” dell’inchiesta sono “accomunati – scrive il gip – non solo dal comune impegno politico-amministrativo, ma anche dall’essere, direttamente o indirettamente, beneficiari di locazioni di immobili di proprietà dell’Istituto dei Ciechi, amministrato come si è detto dal Picheca”. Antonio Picheca è uno degli arrestati. E’ il segretario dell’Istituto e il presidente della Fondazione Pini.

In particolare, infatti, “è stata accertata la locazione di alcuni di tali immobili in favore del Mercadante, nonché delle figlie della Moioli (ex assessore comunale, ndr) e della Madaffari (Carmela, ex dirigente comunale della giunta Moratti finita in passato anche al centro delle polemiche per le cosiddette ‘consulenze d’oro’ndr)”. La figlia della Madaffari risulta anche “aver ottenuto un incarico part-time presso la Fondazione Pini”.

Mercadante e Picheca avevano, spiega il gip, “canali di rapporto” con “personaggi dell’ambiente politico-istituzionale milanese”, che “indubbiamente hanno favorito le condotte criminose da questi ultimi realizzate ai danni del Comune di Milano”. La solidarietà di intenti, si legge  nell’ordinanza, “sussistente in particolare tra il Mercadante e il Picheca è attestata altresì dall’impegno profuso da quest’ultimo affinché il prefetto Lombardi, che aveva nominato il Picheca commissario straordinario della Fondazione Pini (incarico retribuito con 45mila euro l’anno), intercedesse per consentire al Mercadante, trasferito alla Zona 6 a seguito della sconfitta elettorale dell’amministrazione Moratti, di trovare un incarico più prestigioso”. Nell’ordinanza si ricorda peraltro che “il figlio del prefetto risulta tra i conduttori di uno degli appartamenti di proprietà dell’Istituto dei ciechi”. Lombardi peraltro è lo stesso che se ne uscì con l’infelice frase che “in Lombardia la mafia non esiste” e che ricevette nel suo ufficio Marysthell Polanco, icona delle Olgettine.

Nell’ordinanza viene anche riportata un’intercettazione del 29 febbraio scorso nella quale “l’avvocato Picheca riferisce a Mercadante di essersi recato dal Prefetto e di aver chiesto un intervento a suo favore”. Picheca, parlando al telefono, spiega a Mercadante di aver detto a Lombardi che al funzionario comunale “gli piacerebbe molto poter andare a lavorare con … in Regione con l’Aprea (attuale assessore della Regione Lombardia all’Istruzione, Formazione e Cultura)”. Picheca spiega inoltre che in quell’incontro il prefetto avrebbe “chiamato l’Aprea”. La lettura del testo completo della conversazione, conclude il gip, “denota la sicurezza del Picheca di poter contare sul concreto aiuto in favore del Mercadante da parte del prefetto, rispetto al quale l’indagato utilizza espressioni che alludono a una abitualità di rapporti personali”. Da altre telefonate, stando all’ordinanza, “risulta inoltre che il giorno 6 marzo Picheca e Mercadante si sono, a tale precipuo scopo, recati presso l’ufficio del prefetto”.

E com’è che secondo i pm Mercadante e gli altri riuscivano a tenere ben stretta la rete di rapporti? In comune non hanno solo le locazioni negli immobili dell’Istituto dei Ciechi, ma anche la partecipazione alle cene. In particolare una, da 13mila euro. “La cena in oggetto – scrive il gip – fu particolarmente raffinata e costosa (…) organizzata per consolidare una rete di rapporti con diverse personalità del mondo imprenditoriale e pubblico milanese, nonché con alcuni alti magistrati del circondario”. E il progetto per il quale sembrava essere stata organizzata (“Uno sguardo sulla città”) non c’entrava un bel niente, secondo i magistrati: “Si trattava di una cena organizzata per consolidare una rete di rapporti con diverse personalità del mondo imprenditoriale e pubblico milanese, nonché con alcuni alti magistrati del circondario”.

Quei 13mila euro erano parte della “somma dell’importo oggetto del finanziamento” da 100mila euro per il progetto “Uno sguardo sulla città”, appunto. La cena (che aveva anche un nome, “La tavola dell’arte”) si tenne nei locali della Fondazione Adolfo Pini il 6 ottobre del 2011”. Era stato proprio Mercadante, “avvalendosi del consistente potere di finanziamento attribuitogli dalla delibera di Giunta n.1899/2008” a deliberare il “finanziamento di 100mila euro in favore della Fondazione Pini, all’epoca rappresentata dal Picheca”.

“La cena – spiega il gip – fu particolarmente raffinata e costosa atteso che per una trentina di invitati venne disposto un servizio di catering per un valore di circa 4mila euro e furono altresì predisposti eleganti biglietti di invito, accompagnati da cofanetti realizzati a mano contenenti cioccolatini (euro 2.838,66)”. Inoltre, “fu realizzato un impianto di illuminazione del valore di 4.634 euro ed anche noleggiato un pianoforte (400 euro)”.

Il gip sottolinea che “simili esborsi per l’allestimento della cena in oggetto non sono risultati in alcun modo correlati alla promozione del progetto ‘Uno sguardo sulla città’, di cui nessuno degli invitati sentiti ha riferito di aver sentito parlare, sebbene il riferimento al progetto fosse specificamente evocato anche nel cartoncino di invito alla cena”. Evidentemente “dunque – conclude il giudice – si trattava di una cena organizzata per consolidare una rete di rapporti”. Tanto che una teste, sentita dagli investigatori, l’ha definita “una simpatica cena tra amici”.