Figurano anche i nomi del finanziere Emilio Gnutti e dell’ex numero uno di Unipol Giovanni Consorte nell’avviso di chiusura dell’indagine sulla bancarotta della Snia, storica società chimica dichiarata insolvente nell’aprile del 2010. L’atto che precede, di norma, la richiesta di processo è stato inviato dal pm di Milano Mauro Clerici a una quindicina di persone, accusate, a vario titolo, di bancarotta fraudolenta attraverso la scissione distrattiva e operazioni dolose e falso in bilancio. 

Nel 2004, Snia divise l’attività chimica da quelle biomedicali che confluirono dentro Sorin. Secondo l’accusa, i bilanci tra il 2004 e il momento in cui venne dichiarata l’insolvenza sarebbero stati falsi. Gnutti e Consorte facevano parte del Cda della società quando venne votata la scissione. Il 15 aprile del 2010 il tribunale fallimentare di Milano respinse la richiesta di ristrutturazione del debito ritenendo non fattibili gli accordi, a causa dell’elevato livello dei debiti. Al tempo stesso i giudici avevano accolto il ricorso presentato da Caffaro Chimica. Il 27  dicembre dello stesso anno il titolo era uscito definitivamente dal listino di Piazza Affari. 

Tra gli indagati ci sono anche anche Umberto Rosa, presidente e ad di Snia dal 1999 al 2008, e Carlo Callieri, presidente della stessa fino al gennaio 2006. Stando all’ipotesi accusatoria, con la scissione tra le attività chimiche e quelle biomedicali si è creata una situazione in cui Snia (a cui era rimasto il comparto chimico) era destinata ad andare in crisi. Come scrive il pm nel capo di imputazione, “le effettive condizioni patrimoniali, economiche e finanziarie di Snia scissa divenivano tali da porre in crisi la sua stessa continuità aziendale, tanto che sin dal primo esercizio post scissione (al 31 dicembre 2004) e fino alla dichiarazione di insolvenza la holding presentava un andamento costantemente negativo del patrimonio netto effettivo, nonostante gli aumenti di capitale sociale effettuati nel 2005 e nel 2008 con ricorso al mercato borsistico”.