Casapesenna. Il feudo di Michele Zagaria. Il superboss dei Casalesi  rintracciato in una casa-bunker e catturato il 7 dicembre 2011 dopo tre lustri di latitanza. Non si era mosso da lì. Da Casapesenna. In un paese che pare continuare a essere soggiogato dal terrore suscitato da Zagaria e dai suoi uomini di camorra. A Casapesenna vive anche un giovanissimo viceparroco originario del Veneto che in chiesa davanti ai fedeli ha avuto il coraggio di dire e di denunciare che il clan di Zagaria non ha mai smesso di taglieggiare commercianti e imprenditori. Nemmeno quando Zagaria è finito in carcere.

Don Vittorio, viceparroco della chiesa di Santa Croce, lo ha affermato durante l’omelia domenicale del 17 giugno scorso: “Questo paese non cambierà mai”. Qualcuno delle forze dell’ordine ha ascoltato. Ha scritto le parole del viceparroco in un’annotazione di polizia giudiziaria. Il 13 settembre don Vittorio è stato sentito dagli inquirenti. Ha confermato. Rivelando che quelle parole erano il frutto delle confidenze di un imprenditore edile. I tasselli combaciavano. Si trattava dello stesso imprenditore coi telefoni sotto controllo dai giorni successivi all’omelia. Dalle conversazioni captate era evidente che era vittima delle pressioni della cosca.

Grazie anche al coraggio civile di don Vittorio, la Squadra Mobile di Caserta ha arrestato cinque esponenti del clan Zagaria con l’accusa di estorsione aggravata dal metodo mafioso. L’inchiesta è stata coordinata dal pm della Dda di Napoli Catello Maresca, il magistrato che ha scovato Zagaria. Nell’ordinanza firmata dal Gip Maria Vittoria Foschini si ribadisce che la cattura del boss non ha messo fine alle attività estorsive nella provincia di Caserta: “Anzi, la necessità di garantire l’assistenza ai familiari del detenuto e di coprire i gravosi costi delle trasferte necessarie per i colloqui presso i carceri in cui Michele, i fratelli e gli altri affiliati sono ristretti, ha richiesto l’applicazione di nuovi balzelli agli imprenditori della zona”.

La vicenda del costruttore che si è confidato col prete è emblematica. Negli anni scorsi si era aggiudicato la realizzazione di un complesso residenziale di 50 villette a Castel Morrone, dell’importo di circa 6 milioni di euro. Gli emissari del clan gli avevano imposto una tangente di 35.000 euro. Lui, prima della cattura di Zagaria, aveva già versato due fette da 10.000 euro ciascuna. Dopo, non ha voluto più pagare. In una telefonata al suo capocantiere, senza sapere di essere intercettato, si è lasciato andare a uno sfogo: “Noi abbiamo sbagliato per tanti anni no? E abbiamo sbagliato per tanti anni, voglio dire… Ho sbagliato anche io per tanti anni, perché uno cede, perché è stato vittima, perché… non lo so… però adesso non esiste! A me possono anche uccidermi, io non gli dò nemmeno un euro…”.