Michele Zagaria, l’ultimo superlatitante della camorra casalese, è stato arrestato oggi in un covo a Casapesenna, nel casertano. L’operazione è stata condotta dalle Squadre mobili di Napoli e di Caserta, e dal Servizio centrale operativo della Polizia. Il latitante è stato individuato in un bunker in via Mascagni, ed è stato arrestato dopo una breve “assedio”, mentre il paese di Casapesenna, feudo del clan Zagaria, era interamente circondato da poliziotti. Ai magistrati della Direzione distrettuale antimafia accorsi sul posto, Zagaria avrebbe detto ironicamente: “Avete vinto voi, ha vinto lo Stato”. Con la sua cattura, commenta il procuratore nazionale antimafia Piero Grasso,”si è certamente tagliata la testa dei Casalesi, l’unica rimasta dopo l’arresto di Antonio Iovine”.

Il boss – 53 anni, latitante da 16 – era nascosto in un bunker a cui si accede da un cunicolo all’interno di una villetta. L’operazione è scattata alle tre di notte: le perquisizioni hanno coinvolto una vasta area di Casapesenna, fino all’individuazione del nascondiglio. Quando, intorno alle 11.30, si è raggiunta la certezza che nella villetta a Casapesenna di via Mascagni annessa a un fondo agricolo c’era il superaltitante Michele Zagaria, l’entusiasmo ha perso i poliziotti che partecipavano all’operazione e si è manifestato in grida, pacche sulle spalle e abbracci. Zagaria, uscito dall’abitazione, è stato colto da malore. Per questo è intervenuta un’ambulanza del 118.

Per costringere il boss a uscire dal bunker, i poliziotti hanno sospeso l’erogazione di corrente elettrica alla villetta. I lavori di scavo per raggiungere il bunker, infatti, si sono rivelati difficoltosi perché richiedevano lo sbancamento di alcuni metri di cemento armato.Invece l’interruzione dell’energia elettrica ha messo fuori uso l’impianto di aerazione, ed è probabilmente per questo che Zagaria si è sentito male e ha avuto bisogno di assistenza. “Non buttate giù il muro che mi uccidete”, ha gridato nelle fasi della cattura. Un suo tentativo di fuga sarebbe stato reso vano da un difetto nel meccanismo di apertura della botola che dava accesso al covo. Il boss sarà trasferito nel carcere di Novara, dove sarà sottoposto al regime di 41 bis.

Sul posto, oltre al questore di Caserta Giuseppe Longo, si stanno recando i procuratore aggiunto di Napoli Federico Cafiero de Raho, che è coordinatore della Dda, e il questore di Napoli Luigi Merolla. Michele Zagaria detto “Capastorta”, latitante dal 1995 e ricercato per associazione di tipo mafioso, omicidio, estorsione, rapina e altri reati, è considerato il capo della camorra casalese, e l’ultimo boss di primo livello ancora in libertà. A novembre 2010 era finita la latitanza di Antonio Iovine, detto ‘o ninno’, catturato dalla Mobile di Napoli, e a gennaio dell’anno precedente i carabinieri avevano preso Giuseppe Setola, autore della strage di Castel Volturno.

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Sul fronte imprenditoriale, Michele Zagaria è attivo soprattutto nel settore edile, tanto da guadagnarsi la fama di “re del cemento” (qui il ritratto del boss). Le sue imprese casertane sono riuscite a imporsi sul mercato nazionale in Lazio, Toscana, Umbria, Abruzzo, Lombardia e, in particolare, Emilia-Romagna. Zagaria e il suo gruppo hanno anche interessi in Calabria nel territorio dell’ndrine, con cui hanno buoni rapporti da tempo. Il “feudo” di Zagaria è il triangolo tra Casapesenna, San Cipriano d’Aversa e Casal di Principe, dove il boss è proprietario di un impero di milioni di euro accumulati con la droga, le estorsioni ed il controllo degli appalti. “A partire dal 2001 e fino a poco prima del mio arresto – ha messo a verbale un pentito dei Casalesi, Emilio Caterino – per le grosse estorsioni, qualunque fosse il territorio in cui esse avvenivano e qualunque fosse la fazione dei Casalesi che aveva il controllo di quel territorio, il denaro comunque arrivava a Michele Zagaria, il quale provvedeva a distribuirlo fra tutti”.

Il fabbricato in via Mascagni dove si nascondeva Zagaria apparterrebbe a uno dei fratelli Inquieto, famiglia di Aversa che già a Pasqua scorsa aveva subito perquisizioni dalla Squadra Mobile di Napoli diretta allora da Vittorio Pisani, poi coinvolto in un’inchiesta per favoreggiamento. Un’intuizione fondamentale per l’arresto di oggi, riconosciuta dal capo della polizia Antonio Manganelli che, intervistato da SkyTg24, ha definito Pisani “l’artefice della cattura di Michele Zagaria”.

”Un meraviglioso regalo, hanno mantenuto la promessa”, ha commentato il procuratore capo di Napoli, Giovandomenico Lepore, che il 9 dicembre saluterà i colleghi e andrà in pensione dopo sette anni di incarico. “Ringrazio tutte le forze dell’ordine e i miei sostituti: mi avevano promesso questo arresto e hanno mantenuto l’impegno”.