Il procuratore di Bari, Antonio Laudati, è accusato di favoreggiamento personale nei confronti di Silvio Berlusconi, in relazione al “caso escort”. E’ quanto emerge dall’avviso di chiusura indagini inviato oggi dalla Procura di Lecce al magistrato e a un collega, l’ex pm Giuseppe Scelsi, ora in servizio alla Corte di Appello di Bari. La vicenda è quella relativa alla gestione dell’inchiesta sulle escort che l’imprenditore barese Giampaolo Tarantini procurava all’ex presidente del Consiglio per le feste nelle sue residenze. Secondo l’accusa, Laudati avrebbe “aiutato” l’allora premier Berlusconi, il “fruitore delle prestazioni sessuali” si legge nell’avviso, a eludere le indagini “dirette ad accertare anche l’eventuale suo concorso nei suddetti reati”. Proprio Scelsi, titolare dell’inchiesta escort, aveva denunciato di aver ricevuto pressioni, tra il 2008 e il 2009, perché l’inchiesta fosse insabbiata. Le accuse di Scelsi furono ribadita davanti al Csm nell’ottobre del 2011 dal procuratore generale di Bari Antonio Pizzi. Laudati avrebbe così favorito anche gli altri indagati, compreso Tarantini.

In particolare, a Laudati viene contestato di aver disposto “arbitrariamente”, il 26 giugno 2009, due mesi e mezzo prima di insediarsi nell’incarico di procuratore di Bari, che le indagini sulle escort portate da Tarantini nelle residenze di Berlusconi “venissero sospese e non si adottasse alcuna iniziativa fino a quando non avesse assunto le funzioni” di capo della procura. L’incontro avvenne nella scuola allievi della Guardia di finanza di Bari alla presenza del pm inquirente, Giuseppe Scelsi, e di ufficiali della Guardia di finanza a cui erano state delegate le indagini. L’insediamento di Laudati avvenne il 9 settembre 2009.

Dando quelle disposizioni “con abuso dei poteri e violazione dei doveri di magistrato”, secondo l’accusa Laudati ha impedito “l’assunzione di sommarie informazioni dalle altre escort non ancora ascoltate” e ha causato “ritardo e intralcio nello svolgimento delle investigazioni”. Questo a causa “della maggiore difficoltà di accertamento di fatti e circostanze conseguente alla maggiore distanza temporale del momento investigativo dal loro verificarsi”. Così si sarebbe concretizzato il reato di favoreggiamento personale aggravato contestato al procuratore di Bari.

Laudati avrebbe quindi – è scritto nell’avviso di conclusione delle indagini – “aiutato Gianpaolo Tarantini e gli altri indagati” ad “eludere le indagini” nel procedimento per favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione delle “cosiddette escort” avviato dal pm Giuseppe Scelsi, “nel quale era coinvolto quale fruitore delle prestazioni sessuali il presidente del Consiglio dei ministri, on.Silvio Berlusconi (al fine di favorire indirettamente quest’ultimo preservandone l’immagine istituzionale) e aiutato anche quest’ultimo a eludere le suddette indagini, dirette ad accertare anche l’eventuale suo concorso nei suddetti reati”.

L’accusa di favoreggiamento è lo sviluppo dell’inchiesta aperta dalla Procura di Lecce in quanto competente per reati che coinvolgono i colleghi di Bari. Laudati è indagato anche per abuso d’ufficio, accusa che tocca anche al collega-rivale Scelsi. Laudati, in particolare, è accusato di aver costituito un ‘team’ di militari della Guardia di Finanza che avrebbe avuto l’incarico di lavorare esclusivamente ai suoi ordini. Secondo quanto si è appreso, anche a quattro giornalisti e due direttori di testate è stato notificato l’avviso di conclusione indagini, con l’accusa di diffamazione a mezzo stampa.

Tra i cronisti indagati c’è Gianni Lannes, accusato di aver offeso in un articolo la reputazione di Laudati, del presidente della Regione Puglia Nichi Vendola e dell’allora capo di gabinetto Francesco Manna. L’articolo faceva riferimento a un finanziamento concesso dalla Regione ad un convegno sulla giustizia organizzato da Laudati. Gli altri articoli ritenuti diffamatori per la reputazione del procuratore Laudati sono quelli della cronista di Repubblica-Bari, Mara Chiarelli, (di omesso controllo risponde il direttore del quotidiano Ezio Mauro), di Massimiliano Scagliarini de ‘La Gazzetta del Mezzogiorno’ e di Nazareno Dinoi del ‘Corriere del Mezzogiorno-Puglia’ (di omesso controllo è accusato il direttore della testata, Marco De Marco).