“Fatti gravissimi, la Corte dei conti è molto preoccupata, direi addolorata”. E’ il presidente della magistratura contabile Luigi Giampaolino a prendere posizione al termine di una settimana che ha visto esplodere lo scandalo dei fondi Pdl del Lazio: “Avvertiamo tutto il disagio perché noi stessi, che pur siamo abituati a conoscere queste patologie, non pensavamo che si potesse giungere a tanto”. Per il presidente, alla luce di quanto sta accadendo, “vi è la necessità del controllo dei bilanci dei partiti ed anche di altre spese, dal momento che deve essere chiaro che quando si tratta di soldi pubblici sono necessari controlli e verifiche da parte di un organo esterno, indipendente ed autonomo. Tutti gli altri rimedi o meccanismi che si vogliono individuare – ha concluso Giampaolino – non rispondono a queste esigenze di fondo”.

Sull’argomento è intervenuto anche il procuratore regionale del Lazio Raffaele De Dominicis: “Lavoreremo con intensità sulle questioni illecite che discendono dai recenti fatti di cronaca”. Ma – ha aggiunto criticando la modifica del titolo V della Costituzione – “non possiamo lamentarci che l’organizzazione regionale italiana vada alla deriva, con gravi sperperi di denaro pubblico. Comunque, noi faremo il nostro dovere”. 

“Devo però osservare – ha detto ancora – che, al di là della vicenda scandalistica che ci riguarda come proura regionale, deve essere evidenziata la crisi del sistema regionalistico così come voluto dalla Carta Costituzionale italiana. A mio avviso – dice – deve essere cambiato il ruolo istituzionale delle regioni, con un dimagrimento sostanziale delle funzioni e quindi occorre rimetere in discussione la riforma del titolo 5 della Costituzione, avvenuta nel 2001, in virtù della quale sono conseguite situazioni non compatibili con la corretta amministrazione”. 

Proprio sul tema, contemporaneamente alla presa di posizione della Corte dei conti, oggi la Cgia di Mestre ha reso noto un dossier sugli aumenti delle spese nelle Regioni: 89 miliardi negli ultimi 10 anni. Di questi – si legge nel documento – oltre la metà sono stati “assorbiti” dalla sanità (49,1 miliardi). Nel 2010 (ultimo dato disponibile riferito ai bilanci di previsione) le uscite complessive delle Regioni hanno superato i 208,4 miliardi di euro. E’ l’ufficio studi stesso a precisare, però, che questo incremento non è dovuto solo a sprechi, ma a un aumento effettivo delle competenze degli enti regionali.  “Con l’approvazione della riforma del Titolo V della Costituzione avvenuta nel 2001 – segnala il segretario della Cgia, Giuseppe Bortolussi – l’Italia ha assunto un assetto istituzionale decentrato”. Pur riconoscendo che “perdurano sprechi, sperperi e inefficienze che vanno assolutamente eliminati, nell’ultimo decennio l’aumento della spesa delle Regioni è imputabile al nuovo ruolo istituzionale conferitogli e dalle nuove competenze assunte”. In primis, spiega il segretario della Cgia di Mestre, “la gestione e l’organizzazione della sanità, ma anche dell’industria e del trasporto pubblico locale. Vi sono poi alcune materie nelle quali le Regioni hanno oggi una potestà esclusiva, mentre in precedenza dovevano sottostare ai limiti normativi dello Stato”.