E’ il 17 febbraio del 2003 quando l’imam egiziano Abu Omar viene sequestrato a Milano. L’uomo, che conduce la preghiera nel centro culturale islamico di viale Jenner, è indagato dalla Procura di Milano per associazione a delinquere finalizzata al terrorismo. Secondo le indagini della Procura di Milano Hassan Mustafa Osama Nasr sarebbe al centro di un complotto per organizzare un attentato contro una scuola americana. Ed è in questo ambito che la Cia si interessa all’imam e chiede aiuto al Sismi. L’egiziano quindi, anche con l’aiuto di un sottufficiale del Ros poi reo confesso, viene rapito e portato prima in Germania e poi consegnato all’Egitto. In carcere l’uomo, ha poi raccontato, di aver subito torture di ogni genere. 

Per la Procura di Milano il sequestro si inserisce in un più ampio disegno delle “rendition“; i sequestri operati in tutti paesi alleati degli Stati Uniti di presunti terroristi. E’ la politica post 11 settembre che garantisce agli 007 a stelle e strisce di agire con uno scudo quasi totale. Il 5 luglio 2006, dopo lunghissime e complicate indagini condotte dalla Digos di Milano, vengono arrestati Marco Mancini e Gustavo Pignero (poi deceduto per una grave malattia). Sono uomini poco sotto il numero uno Niccolò Pollari. Dieci giorni dopo vengono liberati, dal giudice per le indagini preliminari di Milano Enrico Manzi, perché Mancini con un colpo di teatro ai pm fa sentire una conversazione registrata pochi giorni prima a Roma proprio tra lui e Pignero. Il generale conferma in pratica la consapevolezza di Pollari del sequestro e i suoi incontri con Jeff Castelli, ex numero uno della Cia in Italia.  

Il direttore del Sismi Nicolo’ Pollari viene iscritto nel registro degli indagati e interrogato a Milano solleva il segreto di Stato rifiutandosi di rispondere alle domande degli aggiunti di Milano Ferdinando Pomarici e Armando Spataro. E il 16 febbraio 2007 quando il giudice per l’udienza preliminare Caterina Interlandi manda a processo Pollari, Mancini e altre 32 persone, tra cui 26 agenti della Cia. Il giudice respinge anche una richiesta di archiviazione per due indagati. Archiviazione poi definita da un terzo giudice Simone Luerti. Patteggiano il maresciallo dei Ros Luciano Pironi, detto Ludwing, e il giornalista Renato Farina che informava il braccio destro di Pollari, Pio Pompa, delle mosse della Procura.

Il 18 aprile 2007. La Corte Costituzionale dichiara ammissibili i ricorsi presentati dal Governo per violazione del segreto di Stato da parte della Procura di Milano; stesso giudizio a settembre al ricorso della Procura di Milano sul conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato nei confronti della presidenza del Consiglio. Il 18 giugno e di nuovo il 31 ottobre il giudice Oscar Magi sospende il processo. Il 12 marzo 2008: i pm Armando Spataro e Ferdinando Pomarici accusano il governo di “ambiguita’ e incertezza” sul nodo del segreto di Stato. Romano Prodi afferma che fu Berlusconi a porre il segreto nel 2004 e di averlo confermato al passaggio delle consegne.

E’  l’11 marzo 2009 quando la Consulta accoglie in parte il ricorso del governo, affermando che la Procura di Milano ha violato il segreto di Stato. Il giudice Oscar Magi decide di mandare avanti ugualmente il processo. Il 27 maggio 2009 Pollari in aula si dichiara “totalmente estraneo” e afferma che della verità “sono perfettamente a conoscenza le autorità di governo”.  Il 30 settembre 2009 i pm chiedono 13 anni per Pollari e per l’ex capo della Cia in Italia Jeff Castelli, 10 anni per Mancini, pene tra 10 e 13 anni per i 26 agenti della Cia. Il 4 novembre 2009: Pollari e Mancini vengono prosciolti in primo grado in virtù del segreto di Stato come tutti gli altri ex 007 italiani. Condannati invece con pene tra 5 e 8 anni per gli agenti della Cia; condannati anche gli ex 007 Luciano Seno e Pio Pompa sono sotto processo per l’archivio segreto di via Nazionale a Roma. Ad Abu Omar sarà riconosciuto un risarcimento di 1 milione di euro, 500 mila euro alla moglie. Il 29 ottobre 2010 il procuratore generale di Milano Piero De Petris, sostenendo la responsabilità di tutti gli imputati, chiede 12 anni in appello per Pollari e Castelli, 10 per Mancini, otto anni per gli altri agenti della Cia. Ma il 15 dicembre: l’appello conferma il verdetto di primo primo grado per Pollari e Mancini, che vengono dichiarati non giudicabili. Agli agenti della Cia vengono inflitte pene tra i 7 e i 9 anni. Sono tuttora latitanti. Le richieste di estradizione avanzate dalla Procura di Milano ai vari ministri della Giustizia non sono state mai inoltrate agli Stati Uniti.