Lavoro, politica, Europa. Durante il suo intervento in videoconferenza durante un convegno all’Università Roma Tre, il presidente del Consiglio Mario Monti ha toccato vari punti del dibattito politico, esprimendo il suo parere anche su alcune questione del passato. Come l’utilità delle leggi sul lavoro, che per il professore hanno avuto effetti collaterali poco piacevoli. “Certe disposizioni dello Statuto dei lavoratori, ispirate dall’intento molto nobile di proteggere la parte più debole (il lavoratore), hanno contribuito a determinare un insufficiente creazione di posti di lavoro” ha detto il premier durante il dibattito organizzato dalla Società italiana di scienze politiche. Sollecitato da Gianfranco Pasquino, inoltre, Monti ha inserito la sua considerazione in un discorso più generale riferito alle politiche economiche del passato ed in particolare a “certe disposizioni, giustamente, tese a tutelare le parti deboli nei rapporti economici” che “hanno finito, impattando nel gioco del mercato, per danneggiare le stesse parti che intendevano favorire”. A questo proposito il presidente del Consiglio ha fatto riferimento anche a “certe norme sul blocco dei fitti” che “hanno reso più difficile la disponibilità di alloggi in affitto a favore di coloro che si volevano tutelare”.

Non solo. Monti ha parlato anche d’Europa e delle ripercussioni negative che l’Italia avrebbe dovuto sopportare qualora non fosse entrata in Eurolandia. ”Se non fossimo passati all’euro i prezzi di beni e servizi in Italia sarebbero più alti di quelli che sono” è il parere dell’ex rettore della Bocconi, secondo cui “il passaggio all’euro non è solo un cambio di moneta ma anche un cambio di metodo di governo”. Un governo, il suo, che per azione indiretta ha aumentato proprio i prezzi dei beni di primo consumo. “E’ verissimo che per evitare il tracollo finanziario dell’Italia questo Governo ha imposto provvedimenti che hanno portato e stanno portando prezzi alti” ha detto il capo dell’esecutivo”. Si tratta di “provvedimenti che sono stati presi su proposta del governo con l’appoggio del Parlamento e dei gruppi che ci sostengono” ha spiegato Monti, il quale poi ha assicurato di non aver mai aspirato “ad avere un ruolo tecnico di area”. La perdita di sovranità nazionale a favore dell’Europa, a sentire il capo del governo, deve essere “volontaria e simmetrica” e “l’esercizio congiunto di certe sovranità consente di non perderle completamente a favore dei mercati” ha sottolineato Monti, per cui “altra cosa è la perdita di sovranità a cui un Paese deve sottostare quando, a seguito di suoi comportamenti nel corso degli anni si trova in situazioni di difficoltà e deve sottomettersi, nel suo interesse, ad un programma che comporta soccorso finanziario di altri Paesi”.

Il presidente del Consiglio, inoltre, dopo aver invitato coloro che “coltivano questa suggestiva caccia alle streghe al governo dei banchieri a guardare in faccia i provvedimenti presi”, ha espresso pareri contrastanti sulla classe politica italiana. Di ieri e di oggi. Prima ha parlato di “alta prova di senso di responsabilità” dei partiti (“Siamo orgogliosi di esser riusciti a far inizialmente cooperare e a far parlare tra loro partiti che si erano combattuti aspramente, qualche volta incivilmente, fino al giorno prima”), poi ha sottolineato come in passato “alcuni dei danni maggiori arrecati nel Paese da politiche economiche che si sono succedute nei vari decenni siano derivati dalla speranza di fare bene anche dal punto di vista etico, civile e sociale ma con decisioni politiche che spesso non erano caratterizzate da pragmatismo”.

Non poteva mancare, nel discorso del premier, un passaggio su ciò che sarà dopo la parentesi del governo tecnico. “Sono molto sereno” e “spero che l’agenda Monti si trasformi entro la fine del governo in una serie acta Monti” ha detto il Professore, secondo cui “quando ci sarà un altro governo sarò lieto se le cose nelle quali abbiamo creduto possano avere pieno sviluppo con tutte le correzioni che saranno dovute”. Quanto alle decisioni per il Paese e alle riforme che saranno prese dopo il voto, “saranno i futuri parlamenti e gli stessi futuri governi a metterle a punto”.

Mario Monti, inoltre, si è detto contrario all’ipotesi che la commissione europea assuma un ruolo troppo parziale e possa riprodurre le dinamiche della politica interna dei vari Paesi. Partendo da un commento alla proposta del presidente della commissione europea, Barroso, che accresce il ruolo della commissione, Monti ha sottolineato che “servirebbe una maggiore vicinanza percepita tra chi guida l’Europa e i cittadini. Tuttavia – ha aggiunto – la commissione ha il ruolo di guardiana del Trattato e se diventasse più ‘partisan’ attraverso elezioni dirette, forse perderebbe il suo ruolo di imparzialità. Non credo si debba replicare troppo a livello di Europa lo schema di destra e sinistra che vige nella politica nazionale – ha detto il Professore – semmai la commissione dovrebbe avere il ruolo di guida di un partito dell’integrazione”.

Monti, del resto, ha parlato della crisi politica europea, che secondo lui “ha radici nella crisi della democrazia degli Stati membri della Ue”. In tal senso, il premier ha sottolineato che a livello europeo, sul piano del confronto politico, “non c’è quell’aspetto agonistico e antagonistico che rende eccitante e in alcuni paesi eccitantissima la politica nazionale”, e ha ribadito che è necessario arginare la deriva verso decisione governate da preoccupazioni di breve periodo e di dominio dei media spesso presente nei singoli Paesi e che rallenta il processo di integrazione”.

D’obbligo, poi, una considerazione sul mondo dell’università e sulle riforme che ne hanno cambiato l’organizzazione interna. ”In campo universitario è giudizio del ministro Profumo e mio che il precedente ministro (Maria Stella Gelmini) abbia lasciato una riforma certamente non perfetta e compiuta ma con dei solidi cardini”. Scherzando sull’incarico dato al ministro Profumo, Monti ha raccontato di avergli detto “che non valuterò carente il suo ruolo se non introdurrà un’altra riforma che porterà il suo nome”. Non solo. Nel settore universitario, ha specificato Monti, “la disponibiltà o meno di fondi fa la differenza. Anche questo settore risponde alla ristrettezza generale senza la quale il governo non sarebbe stato chiamato ad operare. L’università comunque ha molto da spremere da se stessa. Fa bene a chiedere che ci siano regimi meno soffocanti”.