Il mistero del naufragio di Lampedusa. Dopo il recupero, ieri, di un cadavere di una donna che non si sa se facesse parte del gruppo di migranti parti da Sfax e finiti mare giovedì notte, la Guardia Costiera, nonostante le ricerche siano proseguite senza sosta, non ha individuato altri corpi. Finora, infatti, nel tratto di mare in cui è avvenuto il salvataggio, pattugliato da giorni, è stato trovato un solo corpo, mentre il cadavere della una donna è stato ripescato a Capo Grecale e per gli investigatori difficilmente le correnti avrebbero potuto portare lì uno dei dispersi a Lampione

Non c’è traccia dei naufraghi, almeno 78 persone, riferito da 56 tunisini soccorsi. Prende sempre più corpo quindi l’ipotesi che quella fornita dagli extracomunitari sia una versione falsa e che, in realtà, i migranti siano stati abbandonati vicino alla scogliera dagli scafisti, poi allontanatisi. Gli stranieri hanno riferito di essere partiti in 136 da Sfax quindi all’appello mancherebbero 78 persone. Nessuna traccia neppure dell’imbarcazione sulla quale i tunisini hanno affrontato il viaggio. Poi giovedì notte il naufragio con il recupero da parte dei soccorritori dei superstiti.

 intervenendo alla radice del fenomeno. In tal modo si eviterebbe che gruppi di persone senza scrupoli, dopo aver tolto a chi già aveva poco i risparmi raccolti a costo di immensi sacrifici, non esitino a togliere loro anche la vita”. Il ministro della Giustizia Paola Severino, in una lettera al Corriere della Sera, commenta “l’ennesima strage consumata nel buio della notte nei pressi di Lampedusa”. Il problema, rileva Severino, va risolto applicando le norme già in vigore, “affinando le capacità investigative di chi deve distinguere tra scafisti e trasportati, sollecitando l’utilizzo di ogni energia e mezzo investigativo per l’individuazione dei colpevoli, inducendo le vittime a contribuire alle indagini con quei sistemi premiali che la nostra disciplina in maniera opportunamente prevede”. Il fenomeno “va poi inquadrato in un più ampio contesto internazionale ed affrontato alla radice nei Paesi nei quali la tratta nasce e viene roganizzata. E’ lì che il fenomeno criminoso andrebbe affrontato e stroncato, prima di produrre i devastanti effetti che sono sotto gli occhi di noi tutti”.