Nome dell’ente: Consorzio di bacino dei Rifiuti Salerno/2, istituito negli anni dell’emergenza. I compiti del Corisa 2: organizzazione della raccolta nei comuni della provincia, gestione di impianti e discariche campane. Ma bastava aprire un tiretto o uno scaffale per scoprire che forse gli uffici di via Roma 28 ospitavano una seconda attività più vicina a quella di un circolo di partito. Del partito del presidente del Consorzio, guarda caso. Nei mobili erano custodite undici cartelline dal frontespizio “Consorzio Sa/2”, con scritto a pennarello il nome del dipendente che ne “garantiva” il contenuto: fotocopie di tessere dei Ds, elenchi di cittadini di Salerno con nome, cognome, indirizzo, numero di telefono e numero della sezione elettorale, ricevute di pagamento a nome “Sinistra Ecologista“, la corrente che prima dello scioglimento dei Ds nel Pd rappresentava l’anima ambientalista della Quercia. Ne era leader a Salerno colui che fino al 2010 è stato il presidente del Consorzio della spazzatura: l’ex verde Dario Barbirotti, avvocato, consigliere comunale della lista civica del sindaco Vincenzo De Luca. Barbirotti all’epoca era iscritto ai Ds, ma non è confluito nei democratici: ora è consigliere regionale di Idv.

Travolto da un debito di oltre 15 milioni di euro, il Consorzio due anni fa è stato affidato a un commissario liquidatore, l’avvocato Giuseppe Corona. Le sue denunce hanno dato il via a un’inchiesta giudiziaria che ha portato alla luce i retroscena di una gestione disastrosa dal punto di vista economico e clientelare sotto il profilo politico. A fine giugno la Procura guidata dall’ex pm antimafia Franco Roberti ha spiccato 154 avvisi di conclusa indagine, con l’accusa di aver depredato a vario titolo le risorse pubbliche dell’ente. A Barbirotti e a nove tra i suoi più stretti collaboratori è contestata l’associazione per delinquere finalizzata alla truffa e al peculato. Agli indagati è andata pure bene: nella loro informativa i carabinieri della Stazione di Salerno Mercatello suggerivano di chiedere misure cautelari.

Un’amministrazione allegra e disinvolta, quella del Consorzio, secondo i rapporti degli inquirenti che calcolano in circa 2 milioni di euro il danno per le casse pubbliche. C’erano prassi ai limiti dell’incredibile. Come quella di concedere a ben 120 dipendenti (su 305 in totale) acconti sugli stipendi futuri attraverso una semplice richiesta orale. Acconti da restituire con rate irrisorie e senza interessi, senza nemmeno verbalizzare i motivi della richiesta. Che di fatto non venivano rimborsati, perché i controlli erano inesistenti. Nel 2010 il Consorzio era così arrivato ad esporsi per oltre 210mila euro. Uno dei dipendenti dell’ente aveva accumulato 22mila euro di anticipi. Un anno e mezzo di paga. Da quando il commissario ha avviato le procedure di recupero attraverso le trattenute in busta paga, l’esposizione si è ridotta a 51mila euro. Gli operai si sono arrabbiati, uno ha preso a schiaffi il nuovo responsabile amministrativo del Consorzio ed è stato querelato.

Curiosamente, ma forse non è una coincidenza, alcuni tra i dipendenti “intestatari” delle cartelline con gli elenchi degli elettori e dei tesserati di partito erano tra i maggiori beneficiati del sistema degli acconti sullo stipendio. Alla signora C. E., intestataria della cartellina con cui scritto “anni 2005, 2006 tessere Democratici di Sinistra, anno 2005 ricevute per euro 1600, anno 2006 ricevute per euro 3840, anticipi stipendi anni 2004-2009″, erano stati concessi acconti per 14.700 euro. Alla signora C. A. per 5.900 euro. Il signor C. V. invece si era limitato a 1.900 euro. Per C. C. erano arrivati anticipi per 7.800 euro (e ne deve restituire ancora 4150). T. T., la cui cartellina è accompagnata dalla nota “elenco elettori, anticipi stipendi anni 2004/10”, era riuscito a cumulare sino a 11.330 euro di acconti. Per azzerare la sua posizione deve dare indietro ancora 4.400 euro.

L’inchiesta non formula ipotesi di reato di voto di scambio. Ma il fatto che sui frontespizi di tutte le cartelline siano annotati sia gli importi degli anticipi economici che le liste degli elettori e dei tesserati Ds insinua il dubbio che quei soldi siano serviti a finanziare campagne elettorali, spese di mantenimento di sezioni, iscrizioni ai Ds. Un dubbio che ovviamente, in assenza di riscontri, resterà tale.

E’ invece certo che i principali collaboratori di Barbirotti erano iscritti ai Ds e le tracce della loro partecipazione al meccanismo di raccolta delle tessere e dei contributi al partito stanno in quelle cartelline archiviate nel Consorzio. Prendete a mò di esempio l’ex direttore generale Filomena Arcieri, che oggi presiede Salerno Solidale, una municipalizzata di Salerno. Fu nominata con decreto di Barbirotti. Nella cartellina C. E., la Arcieri compare almeno sei volte per altrettanti contributi a suo nome a ‘Sinistra Ecologista’ (la prima è la ricevuta nr. 40 del 1 febbraio 2006, 90 euro). Versa contributi al partito – e ne troviamo ricevute – anche il giornalista dell’ufficio stampa, pure lui assunto con chiamata diretta. Mentre la ‘curatrice’ dell’archivio politico, C. E., diventa capo dell’ufficio di Gabinetto del Presidente.

Mette mano alla tasca per i Ds anche il fratello di Mena Arcieri, Giuseppe Arcieri, assunto nel Consorzio con un contratto a progetto che tra varie peripezie davanti al giudice del lavoro è infine diventato a tempo indeterminato. Alcune sue ricevute di pagamento sono immediatamente successive a quelle della sorella. C’è poi una ex lsu, D. A., intestataria di un’altra cartellina con dentro un elenco di elettori di Salerno. E’ beneficiaria di un modesto anticipo sugli emolumenti. Malgrado la qualifica di operatrice ecologica avrebbe dovuto imporre il suo passaggio a ‘Salerno Pulita’, la municipalizzata della spazzatura, grazie a un accordo è rimasta nel Consorzio e ora fa l’impiegata. Era un’iscritta ai Ds, c’è la copia della cedola, ma alle ultime amministrative si è candidata in Idv. Il nuovo partito di Barbirotti.

I sospetti di favoritismi non finiscono qui. Alcuni tra i fedelissimi di Barbirotti – la capo di gabinetto, la segretaria, l’ufficio stampa – sono riusciti a farsi trasformare il loro contratto da tempo determinato a indeterminato. Ciò è avvenuto grazie a sentenze del giudice del lavoro. Ma, scrive il Gip Donatella Mancini nelle motivazioni dell’archiviazione di una querela di Barbirotti contro il commissario liquidatore, queste sentenze sono dipese “dalla condotta del Barbirotti che attraverso reiterate e illegittime proroghe degli incarichi” ha creato i presupposti del riconoscimento del rapporto di lavoro a tempo indeterminato.

Un guazzabuglio di intrecci politico-clientelari che però rischia di distrarre dal cuore dell’inchiesta. Che si è concentrata sull’arraffamento dei fondi del Consorzio. Tra stipendi gonfiati ad arte, buste paga che non indicavano le ore effettivamente lavorate, dipendenti che riuscivano a collezionare 170 ore mensili di straordinari pagati il 75% in più del normale, il Corisa 2 è andato in rovina, nella felicità di operai e impiegati strapagati e riconoscenti verso i loro vecchi datori di lavoro. Soltanto con l’uso forsennato di Viacard, Telepass e carte carburante Q8, l’ente avrebbe subito un danno di almeno 800mila euro. Nessuno controllava l’utilizzo delle numerose schede autostradali e delle venti carte carburante, che giravano di mano in mano a fini privati, per un pieno alla propria auto o a quella della moglie. Le fatture hanno dimostrato che i rifornimenti venivano fatti in zone non servite dal Consorzio (Napoli, Quarto, Melfi, Roma), anche di benzina (i mezzi del Consorzio viaggiavano a gasolio) e fuori dall’orario di servizio.

Idem per i passaggi dei Telepass, registrati persino in Veneto. Il 15 ottobre 2010 il commissario ha bloccato tutte le carte, comprese le Q8, avviando un’indagine interna. Il 26 ottobre il responsabile economico del Consorzio si è dimesso. E il 3 novembre successivo ha spiegato il perché in spontanee dichiarazioni ai carabinieri: “Mi ero impossessato di 3 carte Q8 e tramite un accordo con due distributori tra Pianura e Giugliano ci ricavavo i soldi per mantenere una ragazza di origine brasiliana conosciuta in un locale notturno di Lago Patria. L’avevo messa in cinta, ma io ero già sposato e padre. Avevo bisogno di denaro per mantenere due famiglie. La brasiliana mi aveva costretto a darle soldi anche per gli altri suoi due figli in Sudamerica”.