O ponte o morte. Sembra ispirata a questo ardito motto l’azione di Pietro Ciucci, da 6 anni presidente, poi amministratore unico dell’Anas e pure commissario straordinario per il Ponte sullo Stretto, un manager pubblico tra i più in vista sia nella Prima sia nella Seconda Repubblica, già boiardo dell’Iri ai tempi in cui presidente era Romano Prodi e poi convertito al berlusconismo di marca lettiana (da Gianni Letta, fedelissimo del Cavaliere). Ciucci non ha mai abbandonato la sua battaglia per il Ponte, anche quando tutto appariva perduto, come i soldati giapponesi che continuavano a combattere anche a guerra finita.

Una caparbietà così rocciosa che secondo un gruppo di senatori di tutti i partiti (tranne Lega e Pdl), non è frutto di un comprensibile “attaccamento alla causa”. Non è la scelta di un manager che persegue un obiettivo e rimane fedele al mandato che gli è stato affidato anche quando il vento soffia contro. C’è di più e di peggio nell’operato di Ciucci, a giudizio del gruppo qualificato di parlamentari che ha rivolto un’interrogazione dettagliata e documentata al ministro delle Infrastrutture, Corrado Passera, e a quello dell’Economia, Vittorio Grilli, primi firmatari il responsabile Pd in Commissione Lavori pubblici, il livornese Marco Filippi, e Gianpiero D’Alia, messinese e capogruppo Udc, seguiti da 9 colleghi.

Anche se non lo scrivono testualmente, i senatori sostengono che Ciucci si è preso libertà che vanno molto al di là del suo mandato, con la volontà di favorire di fatto e in tutti i modi possibili le imprese che il Ponte avrebbero dovuto costruire, in testa Impregilo e poi Condotte e la Cooperativa muratori e cementisti-Cmc di Ravenna. Anche a danno delle finanze pubbliche. Un’accusa pesante e documentata a cui i senatori aggiungono quella altrettanto grave di aver di conseguenza alterato i bilanci Anas. Alla luce di ciò i firmatari dell’interrogazione chiedono che lo Stato avvii un’azione di autotutela nei confronti di Ciucci al “fine di evitare ulteriori danni erariali” e chiedono inoltre che Ciucci lasci subito la guida dell’Anas. Nominato nell’estate 2009 dal governo di Silvio Berlusconi commissario per il Ponte, il 12 novembre dello stesso anno Ciucci fu rinominato per la seconda volta con l’incarico di “velocizzare” la realizzazione dell’opera. L’articolo 4 del decreto gli poneva un freno ovvio, prevedendo che non potesse spendere i soldi che non c’erano, cioè che “i provvedimenti e le ordinanze emesse” non comportassero “oneri privi di copertura finanziaria”.

Secondo i firmatari dell’interrogazione Ciucci, invece, ha violato ripetutamente quel limite assumendo impegni con le aziende che “potranno avere effetti devastanti sui saldi di finanza pubblica”. Impegni che prima o poi dovranno essere pagati con le tasse dei contribuenti.

Sono almeno tre i momenti cruciali in cui, secondo i senatori, Ciucci ha violato il mandato che gli era stata assegnato. La prima volta il 25 settembre 2009, quando sottoscrisse con le imprese un accordo per il riavvio delle attività pur avendo a disposizione solo una manciata di milioni di euro e quindi non avendo in alcun modo la copertura finanziaria necessaria. La seconda volta tre mesi dopo, due giorni prima del Natale 2009. In quel giorno Ciucci consegnò i lavori impegnandosi al “pagamento di una penale” nel caso poi i lavori stessi non fossero effettuati, una multa “che dovrebbe oscillare tra i 300 ed i 500 milioni di euro, ovviamente a carico della finanza pubblica”. La terza volta fece di peggio sottoscrivendo il 10 settembre 2010 un atto aggiuntivo con le imprese costruttrici “con il quale sono previsti aumenti di costo rispetto al costo inserito nel piano economico-finanziario, ovviamente senza alcuna copertura finanziaria”. Con quell’atto il costo del Ponte schizzò dai 6,3 miliardi previsti in un primo tempo a 8 miliardi e mezzo.

Di tutti questi quattrini vagheggiati, oggi non c’è praticamente niente. All’inizio di quest’anno il Cipe, Comitato interministeriale per la programmazione economica, ha quasi completamente definanziato l’opera per la quale rimangono 12 insignificanti milioni e 700 mila euro che non basterebbero neppure per aprire mezzo cantiere. Nonostante ciò Ciucci non demorde.

Su richiesta, in una nota genericamente intitolata “Argomenti per il Fatto Quotidiano”, speranzoso il presidente Anas e commissario per il Ponte sostiene che i “suddetti tagli alle risorse non implicano l’assunzione da parte del Governo di una decisione definitiva contraria alla realizzazione del Ponte”. Secondo Ciucci le risorse che sarebbero già state “assegnate per la copertura finanziaria del progetto potrebbero essere riattribuite a valere su altre fonti”. Della serie, mai dire mai. O ponte o morte, appunto.