Il Ministero della Pubblica Istruzione ha fatto il passo più lungo della gamba.

Mancano 28 giorni al primo collegio docenti ma ancora non si conoscono gli organici di fatto ovvero la reale dotazione di docenti di cui ogni scuola avrà bisogno. Mistero. In Italia, infatti, esistono un organico di diritto e uno di fatto che impediscono di avere un organico stabile.

Nemmeno il Governo tecnico e il ministro Francesco Profumo su questo tema sono riusciti a cambiare qualcosa. Profumo sembra assente o meglio decisamente impegnato ad aumentare le regole del labirinto dei precari. Con una nota del 31 luglio (l’avesse fatta almeno a giugno) il direttore generale del Miur Luciano Chiappetta ha scritto agli uffici scolastici territoriali per avvisare i docenti che da quest’anno coloro che entreranno in ruolo non riceveranno più alcun telegramma ma dovranno essere muniti di posta certificata da farsi con un procedimento decisamente labirintico.

Ieri anche Chiappetta si è accorto di aver messo i piedi su una buccia di banana e con una nuova nota, datata 2 agosto, precisa “che l’utilizzo di tale modalità (invio della convocazione all’indirizzo di posta elettronica certificata dell’interessato) è sicuramente auspicabile – sia per i motivi illustrati nella nota di cui sopra, sia perché si inquadra nel progetto di informatizzazione in atto del rapporto tra P.A e cittadino – ma non può considerarsi esclusivo”.

Marcia indietro. Il Ministero Profumo ha fatto il passo più lungo della gamba. Chiappetta nella prima nota scriveva quasi a dover trovare una giustificazione: “Gli aspiranti beneficeranno di questa modalità in quanto potranno consultare i messaggi da qualsiasi località, evitando così di essere vincolati, nel periodo di vacanza, all’attesa del telegramma”.

Forse Chiappetta e Profumo non hanno pensato che il 2 agosto qualche docente avrebbe potuto  essere in vacanza in Olanda, in Senegal, in Francia o in Cina e non avere a disposizione un ufficio postale. A meno che, senza essercene accorti, Poste Italiane abbia deciso d’investire all’estero. Eppure la nota l’ha scritta un dirigente sicuramente stra – pagato, non certo un precario. Non è uno scritto dell’impiegato del piccolo comune di campagna ma di un numero uno del Ministero. Possibile che nessuno abbia pensato che era impossibile che i precari potessero avere la posta certificata in così poco tempo, tra un tuffo e l’altro? Cosa avranno pensato nel frattempo i poveri insegnanti?

Resta l’intempestività dell’intervento che, per quanto mirato alla semplificazione, rischia di creare ulteriore confusione in una situazione già complicata. Ora è necessario, con la massima urgenza, definire i contingenti e tutte le procedure necessarie per garantire le assunzioni entro il 31 agosto. Intanto ci saremmo aspettati almeno le scuse.