Silvio Berlusconi dovrà presentarsi davanti ai magistrati il prossimo 13 agosto: si tratta di una nuova convocazione, per essere sentito come testimone nell’ambito dell’inchiesta su Marcello dell’Utri, indagato per estorsione proprio nei confronti dell’ex premier. Il 16 luglio Berlusconi aveva ignorato una prima citazione, opponendo un legittimo impedimento, mentre pochi giorni dopo la figlia Marina era stata interrogata. La presidente di Fininvest è infatti cointestataria con il padre di un conto bancario da cui sarebbero arrivati dei “prestiti” al cofondatore di Forza Italia: in particolare il procuratore Francesco Messineo, l’aggiunto Antonio Ingroia e i Pm Paolo Guido, Lia Sava e Nino Di Matteo hanno chiesto lumi alla figlia dell’ex presidente del Consiglio, su due bonifici da 362mila e da 775mila euro fatti a titolo di prestito infruttifero, nel 2003, dal conto di cui è stata cointestataria. 

L’inchiesta su Dell’Utri parte dagli accertamenti fatti dalla Finanza nell’ambito dell’indagine sulla P3: i pm di Palermo ipotizzano che i soldi siano serviti a “comprare” il silenzio di Dell’Utri su presunti rapporti con la mafia dell’ex premier o che il denaro, come accadde negli anni 70, sia andato a Cosa nostra tramite il senatore come “prezzo” della protezione dei clan. Per i legali di Dell’Utri, Palermo non sarebbe competente a indagare visto che il denaro è transitato tutto attraverso conti romani e fiorentini. Il 25 luglio scorso invece, i giudici del processo d’appello bis contro Marcello Dell’Utri, avevano respinto la richiesta avanzata dalla pubblica accusa di sentire chiamare in aula l’ex presidente del consiglio.

E’ stato il procuratore generale che rappresenta l’accusa, Luigi Patronaggio, a chiedere inizialmente di sentire come testimone Berlusconi: “In questo processo – ha detto Patronaggio non è mai stata sentita la persona offesa dal reato: Silvio Berlusconi, che nel 2002, essendo indagato di reato connesso, si è avvalso della facoltà di non rispondere”. Secondo la ricostruzione dell’accusa, Dell’Utri avrebbe fatto da intermediario tra Berlusconi, all’epoca imprenditore, e Cosa Nostra facendo da tramite presso Berlusconi alle richieste estorsive dei clan. “La giurisprudenza è cambiata – ha detto Patronaggio – perché gli indagati di reato connesso la cui posizione è stata archiviata non possono più avvalersi della facoltà di non rispondere e tutt’al più possono essere sentiti nella forma del testimone assistito”. Per chiarire ulteriormente il quadro tra le varie richieste istruttorie il pg dovrebbe chiedere di sentire diversi pentiti: tra questi Stefano Lo Verso. “L’imputato Dell’Utri – ha proseguito Patronaggio – ha sempre tenuto un costante collegamento con Cosa nostra che gli ha portato notevoli vantaggi sia personali che nella sua carriera politica”. Patronaggio ha ricordato le dichiarazioni del pentito Giovanni Brusca che aveva detto ai magistrati: “Dopo l’omicidio di Salvo Lima il suo ruolo di mediatore fu preso da Vito Ciancimino prima e da Marcello Dell’Utri dopo”. Secondo il magistrato, Dell’Utri – che nel frattempo ha lasciato l’aula per tornare al Senato – “ha tenuto un immutato atteggiamento di contiguità con Cosa nostra, dagli anni Settanta in poi”.