“Sono diventato un bersaglio”: queste le parole di Antonio Ingroia (procuratore aggiunto di Palermo) pronunciate solo pochi giorni fa nell’annunciare il suo trasferimento in Guatemala. Un nuovo incarico, a partire da settembre, su cui il ministro della Giustizia Paola Severino ha voluto dire la sua: “Quel magistrato era venuto a parlarmi da tempo di questo suo desiderio importante, ben prima che questo caso (l’inchiesta palermitana sulla trattativa Stato-mafia, ndr) manifestasse la sua potenzialità esplosiva”. Una trattativa formalmente ancora ‘presunta’, su cui la procura di Palermo sta indagando, e su cui nelle ultime settimane si sono succeduti pareri e testimonianze. Da una parte la nota ufficiale del Quirinale per smentire quanto pubblicato dal Fatto sul patto segreto tra pezzi di Istituzioni e Cosa Nostra (ricostruzioni bollate come “irresponsabili illazioni”), dall’altra il procuratore nazionale Antimafia che racconta di pressioni ricevute da Napolitano e dall’ex-ministro dell’Interno Nicola Mancino. Al centro quelle intercettazioni che il Capo dello Stato vorrebbe vedere distrutte. 

“Spiace che la partenza di Ingroia accada in questo contesto, ma dispiace solo per le strumentalizzazioni che se ne possono fare”, prosegue il ministro della Giustizia. Dello stesso parere il ministro dell’Interno Annamaria Cancellieri che a Trapani ha dichiarato: “Il pm aveva chiesto lui stesso un mese fa di ricoprire l’incarico in questione, come ha esplicitamente confermato il ministro guardasigilli”. L’allievo di Borsellino ha infatti accettato l’offerta delle Nazioni Unite per un incarico annuale di capo dell’unità di investigazione e analisi criminale contro l’impunità nello stato centro-americano. Severino spiega che “combattere la criminalità organizzata anche fuori del territorio nazionale è importantissimo perché la criminalità organizzata è transnazionale e avere i nostri migliori magistrati, richiesti da autorità straniere per condurre questa lotta è una cosa che ci fa veramente onore. Se i magistrati ci chiedono di dare questo aiuto – conclude il ministro – credo si debba dire di sì”.

Il Csm, che doveva pronunciarsi oggi, ha rinviato la decisione sulcollocamento fuori ruolo del procuratore aggiunto di Palermo. La Terza Commissione di Palazzo dei Marescialli ha deciso di chiedere prima al magistrato una relazione illustrativa dell’attività che deve andare a svolgere per conto delle Nazioni Unite; relazione che potrebbe arrivare nel giro di pochissimo tempo, al punto da far ritenere probabile il voto già domani. Intanto la Commissione ha verificato che il collocamento fuori ruolo di Ingroia “non avrà conseguenze sui delicati procedimenti di cui si sta occupando, in quanto sono tutti coassegnati ad altri magistrati della Procura di Palermo”.