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Inchiesta Crans-Montana: spunta una seconda e-mail al Comune sulla pericolosa schiuma utilizzata nel Constellation

L’ex direttrice dell’edilizia del Comune è indagata. Certificati di conformità mancanti e impianti non a norma nel 90% dei casi aggravano la situazione, ma resta la responsabilità dei Moretti
Inchiesta Crans-Montana: spunta una seconda e-mail al Comune sulla pericolosa schiuma utilizzata nel Constellation
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Un’e-mail finora sconosciuta agli inquirenti potrebbe segnare una svolta nell’inchiesta sull’incendio di Capodanno a Crans-Montana. L’ex direttrice dell’edilizia Rose-Marie Clavien, ora indagata, avrebbe avvisato che bisognava prestare attenzione alla schiuma utilizzata per l’isolamento acustico del locale Constellatio poiché avrebbe potuto provocare un rogo. È il secondo avvertimento che attesta la consapevolezza di un eventuale pericolo incendio: era già agli atti, infatti, un altro messaggio scritto dalla proprietaria Jessica Moretti il 13 dicembre 2019, in cui raccomandava ai dipendenti di prestare attenzione alle fontane pirotecniche, potenzialmente pericolose se messe a contatto con il soffitto. Durante l’interrogatorio dello scorso 5 giugno, Moretti ha sostenuto che quella frase fosse ironica.
Dopo le rivelazioni fatte dal quotidiano svizzero Tages-Anzeiger, l’ex responsabile dell’edilizia del Comune è stata convocata a Sion come persona informata sui fatti. Interrogata, Clavien si è avvalsa della facoltà di non rispondere ed è la diciassettesima persona finita sotto inchiesta per la tragedia di Capodanno nella quale 41 ragazzi hanno perso la vita e 115 sono rimasti gravemente feriti. Il quotidiano zurighese ha posto l’attenzione su alcuni documenti che allargano i dubbi riguardo all’edificio che ospitava lo Chalet Constellation. Costruito nel 1968, il complesso comprendeva il bar al piano terra, undici appartamenti e diversi spazi commerciali. Dai controlli effettuati nel 2020, sarebbero emerse carenze agli impianti di combustione della maggior parte degli appartamenti. Per almeno otto, la situazione sarebbe rimasta irrisolta per oltre due anni, nonostante i ripetuti richiami delle autorità.

Le verifiche effettuate tra il 2019 e il 2020 risultano incomplete non solo per lo Chalet dei Moretti, ma anche per altri edifici e impianti. È quanto emerge dalle carte citate dal Tages-Anzeiger, secondo cui nel 90% dei casi esaminati mancava il certificato necessario ad attestare che un impianto, dopo essere stato dichiarato non a norma, fosse stato effettivamente messo in sicurezza prima di tornare in funzione. La verifica dei materiali nell’ambito delle procedure edilizie spetta alle autorità, i Comuni hanno il compito di vigilare sul rispetto delle norme antincendio e i proprietari devono garantire la sicurezza degli edifici e degli impianti. Ciò che mancava a Crans-Montana era una commissione antincendio: i controlli facevano capo a Ken Jacquemoud, responsabile comunale della sicurezza e della prevenzione roghi, ad oggi indagato.

I nuovi documenti emersi allargano i dubbi sulle responsabilità, ma la copia mancata del certificato di conformità e l’e-mail che confermano la consapevolezza del Comune non eliminano le responsabilità dei proprietari, tenuti dalla legislazione cantonale a garantire che edifici, vie di fuga e impianti rispettino le prescrizioni di sicurezza.

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