Vannacci espelle il liberale Sforzini da Futuro nazionale. Lui: “I grilli parlanti non piacciono, comandano le cornacchie nere”
“Vannacci liberi Futuro Nazionale dalle cornacchie nere”. Lo ha detto più volte e fino ai giorni scorsi, Luca Sforzini, in Futuro Nazionale fin dalla prima ora. Parole che alla fine gli sono valse l’espulsione dal partito: “La Direzione Disciplinare Nazionale di FN ha deliberato l’espulsione dell’iscritto Luca Sforzini, a seguito delle sue ripetute sortite sulla stampa e sui social network foriere di attacchi ad altri iscritti del partito e di descrizioni del movimento del tutto infondate”, è quanto riferito alle agenzie di stampa da fonti interne a FN. Spiegano che alla deliberazione hanno preso parte il presidente, Roberto Vannacci, il coordinatore nazionale, Massimiliano Simoni, il responsabile organizzativo, Edoardo Ziello e il responsabile del tesseramento, Annamaria Frigo. “Se qualcuno pensa di utilizzare Futuro Nazionale per le proprie ambizioni personali volte a saziare appetiti antichi che si prestano alle mire di chi vuole avvelenare e soffocare il partito dall’interno deve sapere – si spiega – che qui ci sono degli anticorpi talmente forti da bloccare qualsiasi tentativo di sabotaggio”.
Pronta la risposta dell’espulso: “Leggo ed apprendo così dalle agenzie di stampa della mia espulsione da Futuro nazionale. Evidentemente a Vannacci i grilli parlanti non piacciono e le cornacchie nere, che si sono ormai impossessate della gestione del partito, amano lanciarli contro il muro”. Non rinnega “una sola parola di ciò che ho detto e scritto in queste settimane”. Rivendicando “libertà, responsabilità, valorizzazione delle eccellenze, merito, Occidente e una destra finalmente capace di lasciarsi i mostri del Novecento alle spalle”. E conclude: “Sono e rimarrò fedele alla Repubblica democratica e alla sua Costituzione, quella stessa Costituzione – conclude Sforzini – sulla quale anche il generale Vannacci, a suo tempo, ha giurato. Evidentemente abbiamo una concezione diversa anche di cosa significhi essere coerenti. Le espulsioni appartengono ai partiti. Le idee, fortunatamente, no”.
Nell’intervista per l’ultimo numero di Millennium, il mensile del Fatto, Sforzini si definisce uomo della “destra storica” e immagina Futuro Nazionale come una destra “polifonica e liberale”, capace di riunire anime liberali, cattoliche, federaliste, sociali, libertarie e tradizionaliste. Capace di attrarre anche chi si proclama fascista, ma per ricondurlo nell’alveo democratico e istituzionale: il partito, dice, deve essere “della nazione, non dei nostalgici”. Vede in Vannacci un possibile “De Gaulle italiano”, ma teme estremismi, saluti romani e propaganda becera. Critica l’accoglienza indiscriminata, è contrario a finanziare ancora la guerra in Ucraina e guarda al mondo Maga. Idee che, almeno in parte, gli sono costate l’espulsione. “Se difendere la libertà di pensiero e la libera critica democratica”, ha rilanciato dopo essere stato messo alla porta, “significa essere considerati un corpo estraneo o un sabotatore, allora sono fiero di esser stato espulso dal partito”.
L’intervista rilasciata a Millennium è stata la miccia che ha provocato più di un malumore, all’interno del partito, nei confronti di Sforzini, specialmente tra gli ex missini. Tanto che in una delle chat di FnV, si è verificato uno scambio di accuse tra lo stesso liberale, che a Vannacci aveva messo a disposizione il proprio castello a Castellar Ponzano, e il “barone nero” Roberto Jonghi Lavarini. Col primo che ha accusato il secondo di essere “nazista”, e Jonghi Lavarini che ha risposto con un “e tu sei un sionista”. A un clima già di per sé non serenissimo, si sono aggiunte le tensioni provocate dalla candidatura di Carmelo Burgio a sindaco di Milano, e alla fine Sforzini è stato allontanato dalla chat.