Un attentato kamikaze che ha decapitato i vertici del regime di Assad mentre i Paesi Onu, primo su tutti la Germania di Angela Merkel, invitano ad adottare con urgenza una nuova risoluzione “per fermare gli abusi compiuti sulla popolazione civile e accelerare il processo politico nel paese”. Il ministro della Difesa siriano, generale Dawood Rajha, il ministro dell’Interno, generale Mohammad Ibrahim Shaar e il capo dei servizi segreti militari e vice capo di Stato Maggiore dell’Esercito nonché cognato di Assad, Asif Shawkat, sono morti nell’attentato kamikaze che ha colpito mercoledì mattina uno degli edifici del quartiere generale della Sicurezza nazionale durante un incontro di ministri e direttori delle agenzie di sicurezza. Ucciso anche il generale Hassan Turkmani, capo della ‘cellula di crisi’ che coordina le azioni contro i ribelli ed ex ministro della Difesa, come spiega la televisione libanese degli Hezbollah, Al Manar, che cita “fonti siriane”.

Tra i feriti c’è anche il capo dell’intelligence, Hisham Bekhtyar, che è stato sottoposto ad un’operazione chirurgica. L’edificio, nel centrale quartiere di Rawda, è ben protetto e secondo la tv di stato nell’esplosione sono rimaste ferite altre persone che sono state portate all’ospedale al-Shami. Intanto il generale Fahad Jassem al-Freej, Capo di Stato Maggiore dell’Esercito siriano, è stato nominato ministro della Difesa con un decreto presidenziale. Il regime ha già annunciato che domani richiamerà alle armi i riservisti e l’apparato militare, ha spiegato il ministro siriano dell’Informazione, Omran al-Zaabi, continuerà a “lottare contro i terroristi in ogni angolo della Siria”. In una nota, infatti, l’esercito ha scritto: “Taglieremo le mani di chi attenta alla sicurezza nazionale”. 

Responsabile dell’attentato kamikaze sarebbe stata una guardia del corpo che lavora per l’entourage del presidente Assad. Fonti dell’opposizione avevano parlato invece di un attentato eseguito con un ordigno piazzato all’interno dell’ufficio dove era in corso una riunione dei vertici della sicurezza fedeli al regime siriano. A rivendicare l’attentato, però, si è aggiunto anche l’Esercito siriano libero. All’agenzia turca Anadolu, il gruppo di ribelli sostiene di essere riuscito a piazzare cariche esplosive all’interno dell’edificio. Secondo l’Osservatorio nazionale per i diritti umani in Siria, “tutti i membri dell’unità di crisi”, che dirige le operazioni contro i ribelli, “sono morti o sono rimasti gravemente feriti” nell’attentato di oggi.

Shawkat era il marito Bushra, sorella di Assad. Rajha, invece, apparteneva alla piccola comunità cristiana siriana. Oltre a dirigere il proprio dicastero, Rajha era vice capo di stato maggiore dell’Esercito e vice presidente del Consiglio dei Ministri. La vittima, 65 anni, intorno alla metà dello scorso maggio sarebbe sfuggita a un primo tentativo di assassinarla avvelenandola: sembra che avesse versato mercurio nel cibo un garzone incaricato di portare il pranzo a lui, al generale Hisham Ikhtiyar, capo della stessa Sicurezza, e ad altri alti ufficiali. Per qualche ragione i commensali si erano resi conto del tentativo d’intossicarli, ma nel frattempo il presunto cospiratore era già scappato.

Domenica a Doha, in Qatar, si terrà una riunione straordinaria della Lega Araba per discutere della situazione in Siria alla luce dell’attentato compiuto stamani a Damasco. Kofi Annan, inviato dell’Onu, , ha chiesto al Consiglio di Sicurezza di rinviare a domani il voto previsto in serata sulla risoluzione preparata da Usa, Gran Bretagna, Francia e Germania, che prevede sanzioni in base al Capitolo VII della Carta del Palazzo di Vetro contro Damasco.  Intanto il Tesoro americano rafforza lesanzioni contro la Siria e nel mirino del Dipartimento guidato da Timothy Geithner sono finiti 29 rappresentanti del regime siriano e alcune società legate alla proliferazione della armi.

A fronte dell’attacco di questa mattina, il ministro degli esteri francese Laurent Fabius sottolinea l’urgenza di trovare “una transazione politica che permetta al popolo siriano di avere un governo che esprima le sue aspirazioni profonde”. Fabius ha però voluto precisare che il governo francese condanna in ogni caso, incluso questo, il “terrorismo”. Al ministro francese si aggiunge la cancelliera Angela Merkel che ha fatto “appello a tutti coloro che siedono nel consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite affinché concordino su una risoluzione comune”. Il primo a opporsi però è il ministro degli esteri russo Serghiei Lavrov convinto che sostenere la risoluzione Onu significhi appoggiare la “rivoluzione” in Siria, dove sono in corso “combattimenti decisivi”. Già a febbraio, Mosca e Pechino si erano dette contrarie alla risoluzione per la cessazione delle violenze a Damasco

Secondo l’Osservatorio siriano per i diritti umani, ong indipendente attiva dal 2004 con sede a Londra, almeno 60 soldati dell’esercito siriano sono stati uccisi nelle ultime 48 ore. Il direttore dell’Osservatorio, Rami Abdel Rahman, ha detto all’Afp che “tra 40 e 50 soldati delle forze regolari siriane sono stati uccisi lunedì e una ventina il giorno prima”. E’ un segnale dell’intensità dei combattimenti in corso, per quella che i combattenti del Free Syria Army hanno annunciato come una offensiva su grande scala, diretta soprattutto ad assumere il controllo di quante più zone possibile della capitale Damasco. Le immagini che rimbalzano sulla Rete mostrano tank dell’esercito che prendono posizione in diverse zone della città, sia nei sobborghi che a ridosso del centro, nonché elicotteri da combattimento che sorvolano gli edifici. Secondo Rahman, gli elicotteri sono stati usati per colpire alcune aree dei quartieri di Barzeh e Qaboon. Da quest’ultimo quartiere “i residenti stanno scappando”.

L’attività diplomatica in questi ultimi giorni è frenetica. Ban Ki Moon, segretario generale dell’Onu è a Pechino, per cercare di convincere il governo cinese a modificare la propria posizione e accettare una risoluzione più dura proposta dai governi occidentali. A Mosca, invece, dove ieri è l’inviato speciale di Onu e Lega araba Kofi Annan ha incontrato il presidente Vladimir Putin, è atteso oggi il primo ministro turco Recep Tayyip Erdogan con il difficile compito di indurre la Russia a non usare il potere di veto sulla risoluzione in discussione al Consiglio di sicurezza. Mosca finora ha appoggiato il piano Annan e ha ripetuto più volte che la pressione internazionale deve essere rivolta anche sui ribelli armati e sui paesi che li stanno finanziando, Qatar e Arabia Saudita innanzi tutto. Se lo stallo diplomatico non si sblocca nelle prossime ore, l’ipotesi probabile è quella di un rinnovo della missione Onu in Siria sulla base dello stesso testo della risoluzione che l’ha autorizzata, senza le nuove e più stringenti misure di pressione chieste dai paesi occidentali e sostenute dallo stesso Ban Ki Moon. Al di là di quello che potrà succedere nel Palazzo di vetro nelle prossime ore, comunque, l’offensiva delle opposizioni armate ha dimostrato che il governo di Damasco non ha più il pieno controllo del territorio, nemmeno nella capitale. E l’uccisione del ministro della difesa indica che nemmeno i palazzi dei più importanti esponenti del governo sono più al sicuro.

di Joseph Zarlingo