“I responsabili del massacro di Hula ne dovranno rendere conto”. E’ la bozza di dichiarazione che sarà al Palazzo di Vetro sul tavolo del Consiglio di sicurezza dell’Onu che si riunirà in serata (cioè nel pomeriggio americano) e che avrà come principale punto all’ordine del giorno la nuova strage che si è consumata in Siria. Su questa bozza i 15 Paesi riuniti al tavolo dovranno trovare un accordo: tra i punti principali la richiesta di cessate il fuoco e il ritiro delle truppe dell’esercito. Alla riunione straordinaria del Consiglio di sicurezza parteciperà anche il capo della missione Onu in Siria, il generale Robert Mood, che si collegherà in videoconferenza per un aggiornamento sulla situazione sempre più drammatica di queste ultime ore, di cui gli osservatori Onu sono testimoni. E’ di almeno 116 morti, tra cui decine di bambini, e 300 feriti il bilancio aggiornato delle vittime di Hula, come ha riferito lo stesso Mood intervenendo alla riunione d’emergenza. Le vittime, ha spiegato il generale norvegese, mostrano segni di colpi di “schegge” di granata e di colpi d’arma da fuoco sparati a “bruciapelo”. Tuttavia “le circostanze del massacro non sono ancora chiare” ha aggiunto.

Il primo ostacolo è tuttavia l’atteggiamento che ormai da mesi sta tenendo la Russia. Il rappresentante di Mosca ha infatti preso la parola per sostenere di non ritenere il regime di Bashar el Assad responsabile della strage. “Dobbiamo stabilire se laresponsabilità di ciò che è accaduto in Siria sia realmente delle autorità siriane o meno” ha spiegato il rappresentante russo presso l’Onu, Igor Pankin. In effetti si cerca un compromesso che somiglia più a un corpo a corpo diplomatico. 

Mosca si mette di traverso. E’ un vero braccio di ferro tra le potenze occidentali e la Russia. Una trattativa, quella del Palazzo di Vetro, per tentare di non spaccare i Quindici sulla dichiarazione di condanna. E’ stata soprattutto la Russia, come detto, ad opporsi alla bozza che Francia e Regno Unito hanno presentato sul tavolo del Consiglio di Sicurezza, chiedendo di “annacquare” il testo. In particolare il rappresentante di Mosca voleva togliere il riferimento al governo di Assad come responsabile delle uccisioni. La Russia, insomma, voleva appunto “una dichiarazione di condanna più generica”, senza che il massacro venga attribuito ad Assad, visto che da Damasco si sostiene come i bombardamenti sulla popolazione civile non siano stati opera loro. 

Mosca ha chiesto, in definitiva, le prove che a bombardare siano state davvero le forze di Assad. Prove che al momento sembrano non esserci. Il rappresentante russo insiste nel sostenere che la maggior parte dei morti di Hula sono vittime di armi bianche, esprimendo dunque scetticismo sulla responsabilità delle forze armate di Damasco. Il rappresentante britannico, invece, avrebbe sostenuto con forza la necessità di condannare il regime di Assad, sostenendo che la causa principale del massacro è stato il bombardamento a tappeto della città di Hula.

“Cessate il fuoco e ritiro delle truppe”. In un primo testo della bozza si parlava di “uso indiscriminato e sproporzionato della forza contro la popolazione, in flagrante violazione della legge internazionale, della risoluzione Onu sulla Siria e degli impegni presi dal governo siriano per il cessate il fuoco”. Secondo la stessa bozza il governo siriano doveva “immediatamente ritirare le truppe e l’artiglieria dislocate attorno alle città e alla popolazione civile e riportarle dentro le caserme”.

Inchiesta del Commissario per i diritti umani. Nella bozza si chiedeva anche la condanna “nella maniera più forte i pesanti bombardamenti delle forze armate siriane sulla popolazione civile, col risultato, come confermato dagli osservatori dell’Onu, della morte di decine di uomini, donne e bambini e il ferimento di centinaia di altri individui”. Non solo: veniva richiesta anche l’apertura di un’inchiesta da parte del Commissario per i diritti umani dell’Onu e di una Commissione internazionale indipendente.

La Svizzera: “Inchiesta per crimini di guerra”. Dalla Svizzera era già arrivata nel pomeriggio la richiesta di un’inchiesta internazionale ritenendo che il bombardamento di Hula potrebbe costituire “un crimine di guerra”. “La Svizzera condanna con la massima fermezza il massacro di Hula che ha causato la morte di circa 100 persone, di cui 32 bambini” ha dichiara il ministero degli esteri elvetico. Berna “chiede un’inchiesta internazionale per stabilire i fatti e le responsabilità di questo massacro odioso, che potrebbe costituire un crimine di guerra – ha aggiunto il governo svizzero – a Svizzera si impegnerà in seno all’Onu affinchè i responsabili siano portati in giudizio. Spetta al Consiglio di sicurezza prendere in considerazione se chiedere alla Corte penale internazionale di investigare sui crimini commessi in Siria da tutte le parti”, prosegue il ministero. 

Gli Usa: “Vile testamento di un regime illegittimo”. L’atmosfera è caricata anche da una dichiarazione della Casa Bianca: “La strage di Hula – spiega un portavoce di Barack Obama – è il vile testamento di un regime illegittimo”. La Casa Bianca si è detta “inorridita” dall’uccisione di tanti civili. ”Questi atti – prosegue il portavoce – rappresentano un vile testamento da parte di un regime illegittimo che risponde a una protesta politica pacifica con una brutalità di indicibile disumanità”. Gli Stati Uniti, secondo un retroscena rivelato ieri dal New York Times, punterebbero a una soluzione “morbida”: Assad sarebbe “invitato” a lasciare il potere e il Paese.

L’Italia sostiene la riunione straordinaria. In questa situazione in rapida evoluzione si muove anche la diplomazia italiana. Il ministro degli Esteri Giulio Terzi in queste ore si è tenuto in contatto con i partner europei e della regione maggiormente interessati alla crisi siriana con i quali discuterà degli ultimi drammatici sviluppi, a margine della conferenza internazionale sulla Somalia che si aprirà a Istanbul giovedì. Terzi nel pomeriggio ha anche dato istruzioni alla Rappresentanza italiana alle Nazioni Unite di sostenere attivamente, presso i Paesi membri del Consiglio di Sicurezza, la proposta della convocazione urgente del Consiglio stesso sugli ultimi sviluppi in Siria.