L’impeachment per il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Lo chiede Salvatore Borsellino, fratello del magistrato assassinato dalla mafia, in un’intervista pubblicata oggi su www.micromega.net. “E’ sconvolgente – dice Salvatore Borsellino – che al Quirinale si dia ascolto a chi come Mancino cerca di frenare quei magistrati coraggio che indagano sulla trattativa tra Stato e mafia. Parlare addirittura di avocazione odi accorpamento delle indagini significa una cosa sola: si vuole fermare il lavoro della Procura di Palermo, che più di altri è andata avanti sulla linea della trattativa. Che questo avvenga dalla più alta carica dello Stato è una cosa estremamente grave e non può che portare a una sola conseguenza: l’ipotesi di impeachment per il Presidente della Repubblica”. “Fino a quando non sarà cancellato il peccato originale di una Seconda Repubblica fondata sulle stragi del ’92 e ’93 – aggiunge – l’Italia non potrà mai dirsi un paese democratico e civile”.

E al capo dello Stato, che ieri aveva parlato di “insinuazioni e sospetti fondati sul nulla”, replica: “Di complotto non si tratta, ma di impedimenti al lavoro della giustizia. Mi pare la reazione scomposta di chi sa di avere delle cose da nascondere e quindi tenta di chiamare a raccolta le altre forze istituzionali perché si stringano. Che alla fine è quello che è successo, a parte la voce isolata di Di Pietro. Tutti i membri della Casta hanno parlato di attacco alle istituzioni, attacco al presidente della Repubblica. Prima di parlare di attacco bisogna parlare alla verità e alla giustizia. In molti Paesi si è arrivati all’impeachment per molto meno”. E aggiunge: “Evidentemente la verità è sconvolgente, ma proprio per questo è necessario che venga alla luce”. 

Cosa direbbe, chiede Micromega, Borsellino a Napolitano, ne avesse la possibilità? “Gli chiederei come mai da 4 anni, quando il 19 luglio il mio movimento delle Agende rosse va in via D’Amelio per chiedere giustizia e verità, nessuna istituzione si presenta più in via D’Amelio, perché si sceglie di commemorare con una furtiva trasferta in Via D’Amelio il 23 maggio per porre una corona di Stato e poi nel momento in cui una giornalista del Fatto, Sandra Amurri, chiede al portavoce del presidente della Repubblica se parteciperà il 19 luglio, le viene risposto ‘Perché, cosa c’è il 19 luglio?’. Di cos’hanno paura? Non so se hanno paura della verità, di un’agenda rossa, forse perché rappresenta simbolo ricerca giustizia e verità”. 

“A Napolitano – conclude Salvatore Borsellino – chiederei come si può a fronte di certe cose sicuramente venute alla luce, cioè il tentativo di fermare l’operato dei giudici di Palermo, come si può poi parlare di complotto nei confronti del capo dello Stato. Se un complotto c’è, è da parte di chi vuole fermare la strada della giustizia. Per fortuna che in questo caso il procuratore nazionale antimafia ha ritenuto di non dare corso a certe richieste che sicuramente gli sono state avanzate, visto che giustamente ha dato una risposta scritta in modo che rimanesse traccia di queste sollecitazioni nei suoi confronti”.