Quando e come riformare l’uso delle intercettazioni telefoniche “è una scelta che spetta al Parlamento ed è per la verità una scelta da molto tempo all’attenzione del Parlamento. Se da tanto tempo è all’attenzione del Parlamento vuol dire che si tratta di una questione che meritava già da tempo di essere affrontata e risolta sulla base di una intesa la più larga possibile”. Sembra una delle tante dichiarazioni dei parlamentari del centrodestra, invece a parlare in questi termini è stato oggi il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Benedicendo, così, l’accelerazione dell’iter parlamentare del disegno di legge tanto voluto dal Popolo delle Libertà. In una prima bozza di testo circolata alla Camera i giornalisti rischierebbero fino a 3 anni di carcere. Il testo doveva essere esaminato già il 18 giugno scorso, ma sarà esaminato più tardi dopo la richiesta di altro tempo da parte del ministro Paola Severino. Resta, tuttavia, che il tempo per arrivare a un provvedimento che venga accolto sia da una parte che dall’altra della maggioranza è davvero poco. Non solo: nella calendarizzazione dei lavori il punto viene dopo quello del falso in bilancio, altra questione dibattutissima. Oggi il tema era all’ultimo punto dell’ordine del giorno e l’estate incombe.

“Trattativa, insinuazioni e sospetti sul nulla”. Napolitano è arrivato a parlare di intercettazioni dopo essere intervenuto sulla questione che vede il Colle coinvolto in presunte ingerenze nell’inchiesta sulla trattativa Stato-mafia condotta dalla Procura di Palermo. E’ stata condotta “una campagna di insinuazione e sospetto sul Presidente della Repubblica e i suoi collaboratori: una campagna costruita sul nulla” ha affermato il Capo dello Stato.

“Si sono riempite pagine di alcuni quotidiani – ha aggiunto l’inquilino del Quirinale – con conversazioni telefoniche intercettate in ordine ad indagini in corso sugli anni della più sanguinosa strage di mafia, 1992-1993, e se ne sono date interpretazioni arbitrarie e tendenziose e talvolta versioni perfino manipolate”. D’altro canto Napolitano ha voluto anche sottolineare che “coloro che sono intervenuti sulla vicenda, e stanno intervenendo, avendo una seria conoscenza del diritto e delle leggi, e dando una lettura obiettiva dei fatti, hanno ribadito l’assoluta correttezza del comportamento della presidenza della Repubblica”. Un comportamento “ispirato soltanto a favorire la causa dell’accertamento della verità anche su quegli anni”. 

“Sono sereno e trasparente”. ”Ho reagito con serenità e la massima trasparenza” assicura il presidente della Repubblica: continuerà, osserva, “ad andare avanti nel modo più corretto ed efficace anche attraverso i necessari coordinamenti dell’azione della magistratura”. Ha infatti ricordato di aver deciso di rendere pubblico “il testo di una lettera riservata” del segretario generale del Quirinale, Donato Marra, al procuratore generale di Cassazione. “E io continuerò, perché è mio dovere e prerogativa, ad adoperarmi perché vada avanti l’accertamento della verità nel modo più corretto e più efficace, anche attraverso i necessari coordinamenti dell’azione della magistratura. I cittadini possono essere tranquilli che io terrò fede ai miei doveri costituzionali”.

Il Pdl esulta: “L’avevamo già detto: le intercettazioni vanno riformate”. La dichiarazione di Napolitano sulle intercettazioni, simile a un vero e proprio appello (specie al Pd), ha scatenato naturalmente i bollenti spiriti del centrodestra, come noto sensibile a dir poco all’argomento. In mattinata, prima dell’intervento del capo dello Stato, aveva iniziato già a tastare il terreno Fabrizio Cicchitto: “Respingiamo questo attacco del quale cogliamo anche tutte le implicazioni. Anche da ciò che sta accadendo risulta evidente la necessità di regolare in modo rigoroso tutto il meccanismo riguardante le intercettazioni nel nostro Paese sul quale anche la Corte Europea di Giustizia ha sollevato una serie di questioni”. Poi tocca a Osvaldo Napoli: “Sulle intercettazioni concordo con le sollecitazioni venute da Napolitano come ieri concordavo con il presidente Berlusconi. La definizione legislativa della materia ha conservato la sua urgenza con la differenza che Berlusconi non è più presidente del Consiglio”. E ancora Margherita Boniver: “Gli attacchi alla Presidenza della Repubblica e a Giorgio Napolitano diventano una vicenda sempre più torbida. Che le intercettazioni di un cittadino italiano non sottoposto ad indagine giudiziaria vengano volantinate a piene mani è scandaloso e barbarico, così come è successo in questa ultima stagione politica per Silvio Berlusconi”. Ma ancora hanno detto la sua sull’argomento l’ex ministro Raffaele Fitto e il pidiellino – craxiano irriducibile – Lucio Barani

Pd in silenzio perfetto, Fnsi: “Improponibile voto d’emergenza”. Mentre si prepara il terreno “a un’intesa larga”, come la auspicava il Quirinale, e mentre il Pd sta in silenzio perfetto (non una dichiarazione) l’altolà isolato resta quello della Federazione Nazionale della Stampa: “L’idea che avanza da qualche parte di applicare il metodo del contrasto allo spread – cioè con voti di emergenza continui –  al tema delle intercettazioni appare quanto meno incongruo, anzi improprio. Materie di questa delicatezza  vanno affrontate in modo organico e non con propositi non dichiarati (ma evidenti) di porre riparo a spifferi dei palazzi di giustizia con divieti e bavagli all’informazione”. 

Infine qualcosa che sembra una risposta diretta al ragionamento di Napolitano: “Se tentativi simili da anni giacciono in Parlamento, proprio per le inquietanti manovre contro i diritti dei cittadini a conoscere fatti e notizie di pubblico interesse, non si capisce – dice ancora la segreteria della Fnsi – come si possa immaginare un intervento d’emergenza col metodo dello spread, in quest’ultimo scorcio di legislatura. Questioni così delicate non si possono chiudere bruscamente con colpi di mano. Le notizie da pubblicare, se disponibili e diffuse, nel rispetto dei principi e doveri istituzionali e di convivenza civile sanciti dalla Carta Costituzionale e dalla giurisprudenza europea sui diritti umani, non possono essere scelte né dai politici né dai giudici”.

Il procuratore Grasso: “No al bavaglio”. Una presa di posizione netta è anche quella del procuratore nazionale antimafia Piero Grasso che già ieri sera, ospite di un’iniziativa a Lamezia Terme, non ha lasciato ambiguità su come lapensa: “No al bavaglio alla stampa. I cittadini hanno il diritto di essere informati”. Grasso ha aggiunto che “si può morire di mafia perché vittima della violenza mafiosa, ma anche e soprattutto se l’indifferenza e la rassegnazione prendono il sopravvento. Vi prometto che noi cercheremo sempre verità e giustizia”. Il fatto che di mafia si debba parlare è un motivo in più, insomma, secondo il magistrato, per non vincolare i giornalisti.

Un nuovo duro attacco al presidente della Repubblica arriva dal presidente dell’Italia dei Valori Antonio Di Pietro: “Il presidente della Repubblica dovrebbe sapere bene che nessuno, neppure lui è al di sopra e al di fuori della legge. Prendiamo atto che avalla il comportamento dei suoi più stretti collaboratori che hanno tentato di interferire in una inchiesta penale in corso”. L’inchiesta – prosegue Di Pietro – “riguardava fatti gravissimi: la possibile trattativa tra Stato e mafia per evitare che qualche politico venisse ammazzato mentre venivano ammazzati magistrati come Falcone e Borsellino”. Si tratta “non di una campagna di sospetti e insinuazioni – aggiunge il leader dell’Idv – ma di ricerca di una verità in nome di quel sangue versato e di quelle tante vittime che hanno pianto per quello Stato ‘calabraghe’ di quei giorni”. 

Lo scudo per Napolitano sulla trattativa. Resta poi sul tavolo la questione della trattativa Stato-mafia, un tema sul quale pure si è acceso il dibattito politico: “Sono pienamente d’accordo con il presidente Napolitano – dichiara il ministro dell’Interno Anna Maria Cancellieri – il Quirinale è al di sopra di ogni sospetto”. In difesa del presidente della Repubblica anche il leader dell’Udc Pierferdinando Casini: “Il presidente della Repubblica non è al di sopra della legge, come dice l’onorevole Di Pietro, ma nemmeno al di sotto. Ha adempiuto con scrupolo e innegabile correttezza istituzionale al suo ruolo doppio di presidente della Repubblica e del Csm. Ha operato per evitare distonie e sovrapposizioni, e disinnescare potenziali conflitti tra poteri dello Stato: questo significa volere la verità che non è mai figlia di strumentalizzazioni politiche ma solo dei fatti che l’hanno determinata”. L’ex ministro degli Esteri Franco Frattini: “Porre subito fine alla campagna di insinuazioni e veleni contro la Presidenza della Repubblica. Il Quirinale va tenuto fuori da ogni pericolosa dietrologia, e da campagne mediatiche che mirano – attraverso l’attacco alle istituzioni – a fare del populismo facile, ma dannoso, per cercare visibilità e recuperare consensi”. Infine il presidente della Camera Gianfranco Fini: l’ “alto impegno” di Napolitano, dice, “al servizio del Paese ha un valore ancor più rilevante in questa difficile fase della società nazionale, il cui legame con le Istituzioni deve essere salvaguardato da ogni forma di irresponsabile delegittimazione”.