Giovanni Vantaggiato non era da solo: qualcuno lo ha aiutato, almeno nella fase preparatoria dell’attentato che il 19 maggio scorso è costato la vita alla 16enne Melissa Bassi, uccisa dall’esplosione di una bomba posizionata davanti all’ingresso dell’istituto Morvillo-Falcone di Brindisi. Un ordigno che, secondo quanto scritto dal gip di Lecce nell’ordinanza di custodia cautelare in carcere, è stato messo lì dal reo confesso molto probabilmente con l’aiuto di qualcuno. “Presenza di altre persone sul luogo del delitto almeno nelle fasi preparatorie”: è quanto scrive il giudice per le indagini preliminari, secondo cui tale ipotesi sarebbe confermata anche dalle dichiarazioni dello stesso indagato e da testimoni.

L’ORDINANZA DEL GIP DI LECCE
Nell’ordinanza, infatti, si cita la testimonianza di una persona che ha dichiarato di aver notato verso l’1 e 30 del 19 maggio nei pressi del chiosco “un uomo che spingeva un bidone della spazzatura munito di ruote tenendolo dalla parte delle maniglie inclinato verso il suo corpo e che andava in direzione della scuola”. La descrizione della corporatura e dell’abbigliamento fatta dal testimone, inoltre, non coincide con la fisionomia di Vantaggiato. Questa circostanza, unita al fatto che l’arrestato più volte nel corso dell’interrogatorio ha utilizzato il plurale e quindi “ha implicitamente ammesso la presenza di almeno un altro complice”, confermerebbe secondo il gip che l’uomo non ha agito da solo.

Il gip di Lecce, inoltre, ha motivato l’aggravante di terrorismo nei confronti di Vantaggiato spiegando che “non vi è chi non veda che un grave danno al Paese è stato provocato poiché si è diffuso il terrore nelle scuole”. Secondo il gip, infatti, dopo l’attentato del 19 maggio si sono svolte “numerose manifestazioni, anche di domenica” e “sono state incentivate le misure a salvaguardia dei magistrati, sono stati incrementati i servizi di vigilanza presso gli obiettivi sensibili. A questo – ha scritto il giudice Ines Casciaro – si aggiunga che nella fase attuale delle indagini non si può escludere la partecipazione di terze persone come si è già fatto rilevare esaminando l’interrogatorio dell’imputato”.

Per quanto riguarda le intenzioni del reo confesso, invece, pochissimi i dubbi: Giovanni Vantaggiato non ha “esitato nel decidere ed elaborare un progetto per stroncare giovani vite umane”. E’ una delle motivazioni per le quali il gip di Lecce ha confermato il fermo dell’uomo. Per il gip, inoltre, sussiste il pericolo di fuga e rischio di reiterazione del reato in quanto le modalità con cui è stata realizzata la strage e la sua gravità “sono esemplari della spiccata propensione del fermato a violare la legge”. Per questo il giudice ha ritenuto “quanto mai intense le esigenze di cautela sociale a tutela della collettività”.

ATTENTATO PROGRAMMATO PRIMA DI NATALE
Altro particolare molto interessante che emerge dall’ordinanza è che Giovanni Vantaggiato avrebbe cominciato a programmare l’attentato alla scuola fin da prima di Natale comprando quattro telecomandi di cui tre “si erano inceppati durante le numerose prove”. Vantaggiato nell’interrogatorio ha riferito di avere composto il materiale esplodente utilizzando ‘potassa’ e ‘acido nitrico’ e di avere più volte testato la miscela nelle campagne vicino Leverano prima di utilizzarla nell’attentato. L’imprenditore, inoltre, ha descritto dinanzi al gip “con dovizia di particolari” le modalità per confezionare l’ordigno e la preparazione durata mesi.

Ha ammesso, ad esempio, di aver fatto dei sopralluoghi a Brindisi prima dell’attentato e di aver scelto “la scuola più vicina all’uscita della città perché rispetto ad altri obiettivi come ad esempio una caserma dei carabinieri era più facile da colpire”. Vantaggiato ha inoltre ribadito di aver scelto deliberatamente di azionare il telecomando a quell’ora del mattino “perché voleva ottenere esattamente l’effetto ottenuto: di notte era un tempo ideale soltanto per i preparativi”. Questo dimostra, per il gip, che la volontà dell’uomo era quella di “fare un gesto dimostrativo eclatante finalizzato ad uccidere”. “Egli ha perfino riferito – ha scritto il giudice – di essere ritornato a casa alle 3 di notte per dormire e poi di essere uscito nuovamente all’alba, dopo aver già posizionato l’ordigno, dimostrando di avere una ferma volontà di consumare il delitto proprio in quel momento e non ad un’ora qualsiasi”.

L’IDENTIKIT DEL PRESUNTO COMPLICE
Un uomo con la ”corporatura robusta e spalle larghe”, alto circa un metro e 80, con “naso pronunciato” e che indossava pantaloni e giacca neri e un cappello con visiera. Così una testimone descrive quello che potrebbe essere il presunto complice che, secondo gli inquirenti, potrebbe avere aiutato Giovanni Vantaggiato a collocare l’ordigno dinanzi alla scuola Morvillo Falcone. La teste, secondo quanto riferisce il gip nell’ordinanza di convalida dell’arresto di Vantaggiato, ha visto questo sconosciuto attorno all’1.30, cioè poche ore prima dell’attentato mentre nei pressi del chiosco che si trova vicino alla scuola, “spingeva un bidone della spazzatura munito di ruote, tenendolo dalla parte delle maniglie, inclinato verso il suo corpo e che andava in direzione della scuola”. 

“SI E’ RICONOSCIUTO NEL VIDEO”
Nel corso nell’interrogatorio di garanzia, inoltre, Giovanni Vantaggiato ha “riconosciuto se stesso nei fotogrammi estrapolati dalle telecamere del chiosco posto nelle vicinanze della scuola”: è quanto si legge nel provvedimento restrittivo, in cui inoltre il gip ha annotato che “due testimoni hanno visto un uomo corrispondente a quello ritratto nelle immagini delle telecamere di sicurezza mentre si allontanava, prima lentamente e poi accelerando il passo, dal luogo dell’attentato”. Due, invece, i capi di imputazione contenuti nell’ordinanza di custodia cautelare: l’imprenditore di Copertino è accusato di strage aggravata dalla finalità terroristica e di fabbricazione, detenzione, trasporto ed esplosione in luogo pubblico di un congegno micidiale. Entrambi i capi di imputazione sono contestati in concorso. Il gip ha condiviso pienamente l’impostazione accusatoria dei magistrati inquirenti, il procuratore Cataldo Motta e i sostituti Milto De Nozza e Guglielmo Cataldi che avevano sottoposto a fermo Vantaggiato il 6 giugno scorso. 

LE PAROLE DI GIOVANNI VANTAGGIATO
”Le istituzioni dovrebbero tutelare le vittime di truffa”: così Giovanni Vantaggiato, da quanto si legge nell’ordinanza, ha spiegato il perché del suo gesto. Il gip, del resto, ha confermato da par sua che l’arrestato “voleva effettuare un gesto dimostrativo nei confronti del mondo intero perché vittima di truffe che lo hanno messo in ginocchio economicamente. L’attentato – si legge nell’ordinanza – era rivolto proprio ad attirare l’attenzione delle istituzioni e del legislatore sul punto ed era finalizzato ad esprimere la sua rabbia, affinché si trovi un sistema idoneo per tutelare chi, a causa di inadempimenti artatamente predisposti, subisce ingenti danni”. 

LA SVOLTA NELLE INDAGINI
E il riferimento alle truffe subìte dal 68enne di Copertino sono state determinanti per le indagini. Nella notte precedente al fermo di Giovanni Vantaggiato, infatti, era stato ascoltato, come persona informata dei fatti, Cosimo Parato, l’imprenditore agricolo di Torre Santa Susanna imputato in un processo per una truffa denunciata dallo stesso Vantaggiato. In quella occasione Parato sarebbe stato sentito dai carabinieri nell’ambito dell’inchiesta sulla strage e avrebbe dato elementi utili a determinare la svolta che ha portato al fermo. L’imprenditore Parato, del resto, era rimasto vittima di un attentato il 24 febbraio 2008 quando fu fatta esplodere una bomba sistemata sul sellino della sua bicicletta.

L’ordigno era confezionato con bombole di gpl, la stessa modalità utilizzata a Brindisi. In quella circostanza, secondo quanto si è appreso, Parato, ascoltato dagli investigatori, fece riferimento ai suoi rapporti commerciali con Vantaggiato e a dissapori intercorsi tra loro, indicandolo come possibile autore del gesto. Ora, dopo quanto successo a Brindisi, quanto accaduti a Torre Santa Susanna assume una luce diversa.

SOSPESO PRESIDE DELL’ISTITUTO MORVILLO-FALCONE
Nel frattempo, mentre emergono particolari interessanti su ciò che è accaduto la notte tra il 18 e il 19 maggio scorsi, l’istituto Morvillo-Falcone è di nuovo al centro della cronaca. Il preside Angelo Rampino, infatti, è stato sospeso per ragioni di opportunità dall’ufficio scolastico regionale della Puglia. Il dirigente scolastico sarebbe dovuto rientrare oggi dalle ferie, che aveva preso subito dopo l’attentato, per presiedere alle attività di scrutinio. La sospensione – provvedimento cautelativo (e non disciplinare) – è stata disposta in attesa che si concludano gli accertamenti amministrativi avviati nei confronti del preside per i contenuti di alcune interviste rilasciate nei giorni successivi all’attentato. Rampino era stato al centro di polemiche per aspetti del suo passato in virtù dei quali era stato inizialmente individuato anche dagli investigatori come possibile bersaglio dell’attentatore. L’ipotesi di una vendetta era stata infatti una delle piste inizialmente seguite dagli inquirenti.

L’AVVOCATO DI VANTAGGIATO: “PERSONALITA’ COMPLESSA, CHIEDE PERDONO”
Ha ”una personalità complessa” e “non è vero che ha mostrato distacco e cinismo”. Parola di Franco Orlando, l’avvocato difensore di Giovanni Vantaggiato. “E’ esattamente il contrario – ha detto il legale – C’è la sofferenza di una persona che acquisisce consapevolezza ora dopo ora dell’irrazionalità del suo gesto. All’inizio negava – ha aggiunto – ma lo ha fatto per neppure due ore”. Secondo Orlando, il suo cliente “ha una personalità molto complessa. Rimane l’esasperazione fortissima determinata da una serie di eventi che gli sono capitati negli ultimi dieci anni: furti subiti, estorsioni, truffe, incendi di due mezzi”. 

Per l’avvocato, inoltre, “deve essere rispettato il sentimento di una persona che comprende la gravità del gesto compiuto e ne chiede perdono”. Orlando, poi, ha raccontato ulteriori particolari dell’interrogatorio di sabato mattina davanti al gip, un interrogatorio “iniziato in modo drammatico”, con Vantaggiato “che ha pronunciato queste parole, con un pianto a dirotto: ‘io mi inginocchio, chiedo perdono, povere bambine’. Nessuno chiede compassione, è evidente e sarebbe irrazionale – ha aggiunto il suo legale -, ma va considerata la personalità di quest’uomo”. Sulla eventualità di scrivere una lettera ai genitori di Melissa, l’avvocato Orlando ha detto: “Ho letto la risposta della famiglia di Melissa, il rispetto per il dolore degli altri non può essere intaccato da niente e da nessuno. Ma deve essere rispettato il sentimento di una persona che comprende la gravità di un gesto e ne chiede perdono. Ora scriverà? Non lo so, la cronaca dice che Vantaggiato ha riferito dell’intenzione di scrivere alla famiglia”.