Fino a ieri era solo un’indiscrezione, oggi il dato è diventato ufficiale: Radio Uno Rai non è più l’emittente con i maggiori ascolti in Italia. E non è neanche la seconda. Secondo l’indagine Radiomonitor a cura di Gfk-Eurisko l’ammiraglia del servizio pubblico radiofonico si è classificata al quinto posto nella speciale graduatoria. Non era mai accaduto prima che Radio Uno Rai perdesse lo scettro. Oggi, invece, secondo i dati Eurisko – che confermano quelle di Ipsos e dell’Istituto Piepoli – tra le emittenti nazionali a comandare è Rtl 102.5, con 6 milioni e 654mila ascoltatori nel giorno medio e 17 milioni e mezzo negli ultimi sette giorni. Sugli altri due gradini del podio, invece, Radio Deejay e Radio 105. A precedere Radio Uno, inoltre, anche Rds 100% Grandi Successi, con l’emittente statale solo quinta grazie ai 10 milioni di utenti a settimana e i 4 milioni e mezzo nel giorno medio.

IL DIRETTORE DI RADIO UNO NON CREDE AI DATI EURISKO
Numeri che non convincono i vertici giornalistici dell’emittente, con il direttore di Radio Uno Rai Antonio Preziosi che tre giorni fa, forse prevedendo la disfatta, aveva già annunciato (cosa puntualmente ripetuta sull’edizione odierna del Corriere della Sera) di non considerare validi i dati forniti dall’indagine condotta da Eurisko. Oggi, poi, il responsabile di Radio Uno, raggiunto a margine della conferenza stampa di presentazione del palinsesto Rai sugli Europei di calcio, ha preferito non rispondere alle domande del fattoquotidiano.it al pari del presidente Rai Paolo Garimberti.

Più articolata la posizione del direttore di Radio Due (settima in classifica). “Non si possono confrontare i goal di un incontro di calcio con le mete di una partita di rugby” ha detto Flavio Mucciante, secondo cui quelli di Eurisko sono numeri e posizioni che non sono sovrapponibili a quelli dell’ultima indagine Audiradio del 2009, in quanto sono stati modificati alcuni parametri della ricerca. Eppure sono dati che “certamente suscitano riflessioni”. ”Preoccupante – ha detto il responsabile di Radio2 – il dato di Eurisko, che rileva come l’ascolto radiofonico in Italia sia diminuito del 10 per cento, in netto contrasto con quanto affermato nell’ultimo rapporto del Censis sul consumo dei media nel nostro Paese”. Si era gridato allo scandalo per i risultati del panel diari di Audiradio – ha ricordato Mucciante – e ora, nella rilevazione dei sette giorni, a fronte di un calo del 6 per cento del numero di ascoltatori, ”si assiste ad incrementi per alcuni network commerciali che vanno dal 70 al 100 per cento”. ”Radio2, la più moderna radio della Rai – ha sottolineato Mucciante – ha oggi un preciso progetto, che incrocia servizio pubblico e appeal per investitori pubblicitari, grazie ad un’offerta multipiattaforma e a palinsesti on demand. Il nostro pubblico ha apprezzato la linea editoriale alternativa di Radio2, che punta su musica d’autore e artisti emergenti, svincolata da logiche esclusivamente commerciali, accanto a contenuti forti come lo speciale no stop di oggi dedicato al terremoto o il Caterraduno di fine giugno a Senigallia”.

Non va, poi, dimenticato, per Mucciante, che ”si stanno commentando i dati di un’indagine privata”, come ricorda la stessa Eurisko, che – a parere del direttore di Radio2- ”si è inserita in un vuoto del mercato con un’iniziativa imprenditoriale, che sconta inevitabilmente una fretta eccessiva, sia nei criteri di rilevazione sia in quelli di elaborazione dei dati, sulla spinta di un’esigenza pressante della pianificazione pubblicitaria”. La palla passa ora all’Agcom: ”Dovrà armonizzare al più presto le proposte di tutti gli operatori del settore per un’indagine condivisa – ha concluso Mucciante – in grado di fotografare la rapida evoluzione del mercato radiofonico, nel segno della multimedialità”.

LA DURA PRESA DI POSIZIONE DEL CDR DEI GIORNALI RADIO RAI
Non la pensa così, invece, il comitato di redazione del Giornale Radio Rai, che esprime “grande preoccupazione” per i risultati dell’indagine. In una nota, il cdr si è detto “consapevole delle controversie in atto sull’attendibilità della ricerca effettuata al di fuori dalle deliberazioni di Agcom e dell’importanza di pervenire al più presto ad un sistema di rilevazione universalmente riconosciuto come valido ed attendibile, ma non può esimersi da una serie di valutazioni di merito”. Valutazioni per nulla tenere. “Quella di Eurisko – ha scritto il cdr – è la terza indagine, dopo quella di Ipsos e dell’Istituto Piepoli, che vede RadioUno in grosse difficoltà. Il direttore Antonio Preziosi ha affermato di non riconoscere i dati. Noi riteniamo che avere almeno ‘un ragionevole dubbio’ su qualcosa che non funziona sia assolutamente doveroso”.

Anche per un altro motivo ben preciso: i dati di Eurisko saranno utilizzati per la raccolta pubblicitaria. “Il CdR ha già sottolineato al Direttore stesso – è scritto nella nota stampa – come i rilevamenti in questione saranno verosimilmente utilizzati da Sipra per le strategie di marketing sulla pubblicità radiofonica. Su questi temi e sulle prospettive di RadioUno il Comitato di Redazione ha convocato l’assemblea di redazione per giovedì 7 giugno prossimo e chiederà un incontro al Comitato per la radiofonia del CdA Rai. Sul tavolo della discussione ci dovrà essere un ripensamento del Canale che punti a rivitalizzare la ‘mission’ per cui era nato: l’informazione e il flusso all news“.

LE TENSIONI A RADIO UNO
Una presa di posizione netta, quindi, che riversa nuove ombre sulla gestione dell’emittente radiofonica di Stato, con Radio Uno che nelle ultime settimane ha vissuto giorni difficili. Prima le dimissioni del vice direttore del Gr1 Vito Cioce per un caso di presunta censura pro-Vaticano ad opera del direttore, poi le dimissioni del cdr e l’elezione di una nuova rappresentanza sindacale ‘combattiva’ nei confronti di Antonio Preziosi (come del resto si legge dal comunicato stampa). Oggi, infine, l’ultima mazzata, con i dati d’ascolto che bocciano nettamente l’operato del successore di Antonio Caprarica.

IL PRESIDENTE ONORARIO EURISKO RIMANDA LE ACCUSE AL MITTENTE. E ATTACCA
La presa di posizione di Preziosi e Mucciante sull’attendibilità dei dati diffusi oggi ovviamente non è condivisa da Remo Lucchi, fino a un mese fa amministratore delegato di Eurisko e oggi presidente onorario della società. “Il problema – ha detto Lucchi al fattoquotidiano.it – è che la nostra indagine evidentemente fornisce dati ben lontani da quelli auspicati dalla Rai. Da qui a dire che i nostri non sono dati attendibili, però, ce ne passa, anche perché il nostro metodo di lavoro è considerato e certificato come il più attendibile in assoluto in quanto i nostri paramentri di riferimento si basano su campioni di popolazione davvero rappresentativi”. Per Lucchi, inoltre, non regge il paragone con i dati forniti da Audiradio tre anni fa. “Il 2009 è maledettamente lontano: tre anni sono trantissimi, specie in un periodo come questo” ha detto il presidente onorario di Eurisko, secondo cui, al contrario, gli unici dati attendibili (perché “rivoluzionari rispetto alpassato”) al momento sono proprio quelli diffusi oggi dalla società da lui presieduta.

L’indagine condotta da Eurisko, del resto, è stata sottoscritta da tutte le 17 emittenti nazionali (oltre che da quasi 300 radio locali) che hanno controllato ogni sviluppo del sondaggio telefonico che ha interessato un campione annuo di 120 mila casi, campionati per piccole province e un panel di 10.000 monitorati con il meter, un apparecchio usato per tracciare le abitudini di ascolto dei partecipanti per 28 giorni consecutivi. Il punto è semplice: se tutte le radio hanno controllato l’andamento dello studio, perché si lamenta solo Radio Rai? Da sottolineare, inoltre, che anche la Sipra (la concessionaria che raccoglie la pubblicità per l’azienda di Stato) utilizzerà i dati Eurisko, cosa che dovrebbe fare anche il Comitato Radiofonia ‘resuscitato’ durante la riunione del cda Rai della scorsa settimana per comprendere cosa effettivamente sta accadendo all’interno di Radio Uno Rai. Alla luce di quest’ultimo particolare, inoltre, appare quantomeno sospetta la tempistica scelta dai vertici giornalistici dell’emittente di Stato, che solo a pochi giorni dalla pubblicazione dei dati ufficiali Eurisko (e dopo il diffondersi delle indiscrezioni sulla debàcle di ascolti) hanno iniziato a confutare i risultati.

“Cosa le devo dire – ha chiosato il presidente onorario della società Remo Lucchi – Noi siamo il primo istituto in Italia in quanto a credibilità per gli studi di settore: evidentemente la loro è una strategia difensiva. Siamo andati in profondità ed è emerso, del resto, che in alcuni segmenti d’ascolto Radio Rai va davvero bene”. Eppure le critiche non mancano. “Non è un mio problema – ha continuato Lucchi – Ma consiglio chi ci critica a non fossilizzarsi, perché il mondo va avanti insieme alle nuove tecnologie. La Rai o si adegua o torna a fare un servizio pubblico di altissima qualità”.

di Eleonora Lavaggi