Non è un buon momento per il direttore di Radio Uno Rai e del Gr1 Antonio Preziosi, che da ieri è costretto a fare i conti con un cdr a lui non favorevole (per non dire ostile). Si tratta dell’ultimo capitolo di un rapporto ormai logoro tra il successore di Antonio Caprarica e i ‘suoi’ giornalisti. La crisi è scoppiata a metà maggio dopo le dimissioni del vicedirettore Vito Cioce in seguito a una censura di Preziosi all’intervista a monsignor Bregantini sul fenomeno dei suicidi degli imprenditori.

In quell’occasione, il cdr del giornale radio si era dimesso in blocco a causa della sfiducia delle redazioni, che accusavano la rappresentanza sindacale di non aver saputo gestire le tensioni interne. Ieri, poi, a seguito del voto del 29 e 30 maggio, è stato eletto il nuovo cdr, la cui composizione rappresenta un segnale chiaro nei confronti di Antonio Preziosi, a cui nulla è servito il tentativo in extremis di ‘apertura al dialogo’ messo in campo nella due giorni di elezioni interne: porta del suo ufficio spalancata (a differenza di quanto avvenuto sin qui) e voglia di parlare con chiunque. Tutto inutile. I giornalisti (che rimangono in stato di agitazione dopo i voti delle ultime due assemblee) si sono espressi in maniera chiara, sia per i nomi scelti che per il numero dei votanti. Non era mai accaduto in precedenza, infatti, che 187 giornalisti sui 192 in organico esprimessero la loro preferenza. E che preferenza.

Alla presidenza del cdr, infatti, è stato eletto Mario Vitanza (102 voti), ex caporedattore della sezione cronaca, dimissionato alla fine del 2011 proprio per contrasti col direttore Preziosi e ancora in attesa di sistemazione all’interno del gr. Non una buona notizia per Preziosi, quindi, specie alla luce di un altro particolare non di poco conto e che aiuta a comprendere il profondo cambiamento in atto all’interno del corpo redazionale del giornale radio. L’anno scorso, infatti, la candidatura di Vitanza aveva riscosso una miseria di voti, segno dell’allineamento dei giornalisti al direttore. In meno di dodici mesi, quindi, una mezza rivoluzione interna. Confermata – ed è l’ennesima brutta notizia per Preziosi – dalla composizione dal resto del nuovo cdr. Dietro Vitanza, infatti, si sono ‘piazzati’ Sandro Marini (96 voti) e Riccardo Cristiano (87 voti): il primo viene dalla redazione economica e a quanto pare farà asse con il nuovo presidente; il secondo, invece, è espressione della redazione Vaticano, proprio quella ‘penalizzata’ dalle scelte di Preziosi, che per molti giornalisti Rai avrebbe commissariato l’informazione ‘religiosa’ anche in virtù del suo ruolo di consultore del Pontificio Consiglio delle comunicazioni sociali (nominato direttamente da Benedetto XVI).

In ‘quota Preziosi’, invece, è il quarto ‘classificato’, ovvero Massimo Giraldi (75 voti), che comunque aveva accettato di candidarsi tra mille dubbi e che ora rischia di essere schiacciato dalla triade Vitanza-Marini-Cristiano, con quest’ultima che potrebbe godere anche dell’appoggio di Luigi Massi, quinto per numero di voti racimolati (62) e ‘uomo’ del vicedirettore Paolo Corsini, dato in rotta di collisione con Preziosi. Il direttore, infine, ha visto precipitare i consensi per il ‘suo’ Pietro Plastina, fuori dalla rappresentanza sindacale con appena 39 voti.

Insomma, un cdr di rottura totale rispetto al passato e che riflette anche le decisioni di viale Mazzini, che durante il cda della scorsa settimana ha riattivato il Comitato Radiofonia proprio alla luce delle tensioini interne a Radio Uno. Presidente è stato nominato il consigliere Rodolfo De Laurentiis (Udc), molto vicino al direttore di Radio 2 e condirettore del Gr2 Flavio Mucciante (di certo non un amico di Preziosi). Sarà affiancato da Antonio Verro (Pdl) e Giovanna Bianchi Clerici (Lega), il cui appoggio al direttore di Radio1 è tutto da valutare, specie se saranno confermate le voci che parlano di diffuso malcontento per l’operato di Preziosi anche all’interno del centrodestra presente in Cda.

Cosa dovrà fare il Comitato? Studiare la situazione in generale, partendo da quanto successo negli ultimi tempi e analizzando i dati d’ascolto raccolti da Eurisko. Da questi ultimi, del resto, potrebbe dipendere il futuro di Antonio Preziosi sulla poltrona più importante di Radio Uno: le indiscrezioni parlano di risultati a dir poco negativi per l’ammiraglia della radiofonia pubblica, che per la prima volta è data fuori dal gotha delle emittenti più seguite d’Italia. I numeri ufficiali arriveranno nella prima decade di giugno: nei corridoi di Saxa Rubra è conto alla rovescia, nella stanza del direttore si studiano le contromosse, alla ricerca di ‘appoggi preziosi’.

di Eleonora Lavaggi