La strage di Hula ha scatenato una reazione diplomatica in tutta Europa. Sono state espulse le rappresentanze diplomatiche siriane dall’Italia, dalla Francia, dall’Inghilterra, dalla Germania e dalla Spagna; l’Australia lo aveva già fatto nella notte. La decisione è stata presa dopo un coordinamento tra Roma, Parigi, Londra e Berlino in reazione al massacro di civili, tra cui tantissimi bambini, della settimana scorsa. Anche gli Stati Uniti hanno espulso l’incaricato d’affari  siriano (il più alto diplomatico presente nel paese) da Washington assieme a tutta la rappresentanza diplomatica, lo riporta il Dipartimento di Stato. Ha scelto twitter il ministro degli esteri Giulio Terzi per commentare l’espulsione di diversi ambasciatori siriani, per il ministro rappresenta un “messaggio forte e inequivocabile al regime di Damasco. Ora basta violenze”.

Il 25 maggio scorso l’esercito fedele al presidente siriano Bashar al-Assad ha ucciso più di un centinaio di civili nella città siriana di Hula bombardando con artiglieria pesante i manifestanti. Il bilancio è stato di novantadue morti, tra questi almeno 32 bambini. Era il 63esimo venerdì di proteste contro il regime. Si apprende dopo qualche ora che anche il Canada ha ordinatol’espulsione dei diplomatici siriani da Ottawa. ”Il Canada – ha detto ilministro degli esteri canadese John Baird – è ai primi ranghi della campagna volta a isolare Bashar al-Assad e il suo regime sulla scena internazionale, e ad attenuare gli effetti di una crisi umanitaria che non smette di aggravarsi”. Poi arriva la comunicazione che anche il governo olandese ha definito l’ambasciatore siriano “persona non grata”. “I Paesi Bassi hanno preso questa decisione dopo consultazioni con gli altri partner dell’Unione europea”, ha precisato il ministero degli Esteri. L’Olanda però non può espellere l’ambasciatore siriano, come invece hanno fatto gli altri Paesi Ue, perchè il diplomatico siriano risiede a Bruxelles, dove rappresenta sia il Belgio sia l’Olanda. Ora il Belgio ha ufficializzato la sua espulsione dichiarandolo “persona non grata”. Il ministero degli Esteri bulgaro ha annunciato che espellerà l’ambasciatore siriano a Sofia, Salah Sukkar, insieme ad altri due diplomatici in segno di protesta. L’ambasciata bulgara a Damasco resterà temporaneamente chiusa e il personale, compreso il capo missione, saranno richiamati. Anche la Svizzera ha deciso di dichiarare l’ambasciatore siriano, che è anche incaricato in Francia, “persona non grata”, ha annunciato il ministero degli Esteri.

L’espulsione dei diplomatici siriani, iniziata con l’annuncio dato a Canberra dal governo australiano nella notte italiana, sembra essere il frutto di una misura concordata dalle cancellerie occidentali. Più precisamente il Regno Unito ha espulso l’incaricato d’affari siriano (il più alto diplomatico presente nel paese) mentre l’ambasciata non verrà chiusa, mentre gli altri stati hanno espulso l’ambasciatore. Per quanto riguarda il nostro paese l’ambasciatore della Repubblica Araba Siriana a Roma Khaddour Hasan è stato convocato oggi alla Farnesina e dichiarato “persona non grata”. In tal modo il governo italiano ha inteso ribadire l’indignazione per le efferate violenze contro la popolazione civile ascrivibili alle responsabilità del Governo siriano. Il provvedimento è stato esteso ad alcuni funzionari dell’ambasciata

Lunedì notte, il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite aveva adottato una dichiarazione di condanna, tuttavia non vincolante, in cui si accusa il governo di Damasco per l’uso dell’artiglieria pesante sul centro residenziale, non lontano dalla centrale città di Homs, e con cui chiede il ritiro delle armi pesanti dalle città siriane, come previsto dal, fino ad adesso inefficace, piano di pace dell’inviato dell’Onu e della Lega Araba, Kofi Annan. Il documento è stato sottoscritto da tutti i quindici Paesi membri del Consiglio, compresa la Russia, il principale alleato di Bashar al Assad, che nelle precedenti occasioni aveva bloccato ogni forma di condanna del regime. Il ministro degli esteri russo Sergey Lavrov ha fatto sapere che la posizione del suo paese non cambiava rispetto alla divisione delle responsabilità tra esercito regolare e miliziani. 

Qualche giorno fa dagli Stati Uniti era arrivata una proposta per far cessare il continuo massacro della popolazione civile. Risolvere la crisi siriana con una soluzione secondo il “modello yemenita”. Un piano, a cui avrebbe pensato la Casa Bianca, anticipato in prima pagina il New York Times. Gli Usa avrebbero voluto puntare a una transizione morbida, che preveda l’esilio del presidente Bashar al Assad, lasciando parte del suo governo al potere. Ma il piano del presidente Usa Barack Obama ha subito incontrato il niet russo.