L’ultima informativa dei carabinieri della Compagnia di Salerno è del 20 aprile 2011 e si è aggiunta a quelle ultimate il 23 giugno 2010, il 5 luglio 2010 e il 22 febbraio 2011. Ma evidentemente neanche questa è stata sufficiente a dare una risposta a tutte le domande investigative. Allora si va avanti, per provare a dipanare il bandolo della matassa. La Procura guidata da Franco Roberti non getta la spugna e vuole proseguire l’inchiesta sul sindaco di Salerno Vincenzo De Luca, indagato per vicende connesse alla progettazione e realizzazione del Crescent, l’edificio a mezzaluna che secondo il disegno dell’archistar Ricardo Bofill sarà alto circa 28 metri e lungo 300 per circa 90mila metri cubi di volume, e sta sorgendo in piazza della Libertà, sul fronte mare. Il cantiere è stato aperto l’anno scorso e i lavori stanno proseguendo regolarmente.

Due le mosse dei pm Rocco Alfano e Guglielmo Valenti. Il 12 aprile i due magistrati hanno disposto una perizia ad un consulente tecnico, il cui nome al momento è ‘top secret’. Il giorno dopo hanno trasmesso al Gip Elisabetta Boccassini una richiesta di proroga delle indagini “sino alla data del 1 dicembre”. Sarebbe la terza proroga, tutte di sei mesi. La prima, chiesta e ottenuta, risale il 25 febbraio dello scorso anno. La notizia dell’iscrizione nel registro degli indagati raggiunse De Luca in piena campagna elettorale – sarebbe stato rieletto sindaco poche settimane dopo con la percentuale del 74 per cento al primo turno.

Insieme a De Luca risultano sotto inchiesta l’ex soprintendente per i Beni Architettonici e Paesaggistici per le province di Salerno e Avellino, Giuseppe Zampino, e il direttore del settore Lavori Pubblici del Comune di Salerno, Lorenzo Criscuolo. Il reato ipotizzato è concorso in abuso d’ufficio “per fatti commessi in Salerno negli anni 2007 e 2008”.

Nelle due pagine del documento giudiziario – che Il Fatto Quotidiano è riuscito a consultare – i pm motivano la richiesta di proroga con “la particolare complessità della vicenda processuale ‘de qua’ (…)” che “unita sia ai tempi occorrenti alla P. G. per il compimento delle indagini, sia al notorio carico di lavoro del quale è gravato questo ufficio del pm, rende indispensabile ai fini dell’accertamento della verità la prosecuzione delle indagini medesime con l’approfondimento degli aspetti investigativi, in particolare di carattere tecnico”. Secondo la Procura “trattasi di notizie di reato che rendono particolarmente complesse le investigazioni per la molteplicità dei fatti e dei procedimenti amministrativi tra loro collegati”. Di qui la decisione della Procura di affidarsi a un consulente tecnico, che avrà bisogno di alcuni mesi per compiere gli accertamenti. Quei mesi che i pm hanno chiesto al Gip per ultimare l’inchiesta.

Il procedimento è nato con un esposto del 12 ottobre 2009 del comitato No Crescent, formato da un gruppo di cittadini di diversa estrazione professionale e politica, accomunati dall’opposizione al progetto e a quello che hanno ribattezzato “il mostro di Salerno”. L’esposto, accompagnato in seguito da numerose integrazioni e osservazioni, ha puntato l’attenzione sulla vicenda del silenzio-assenso della Soprintendenza sul progetto Crescent, formatosi anche a causa “della pausa di agosto”, e sulle problematiche idrogeologiche dell’area. Il comitato ritiene illegittima l’intera procedura e in particolare l’acquisizione dell’area demaniale, e avanza dubbi sulla regolarità delle fotografie del progetto presentate dal Comune alla Soprintendenza (“ingannevoli rispetto al reale impatto dell’opera”).

Parallelamente alla vicenda penale, esiste un contenzioso amministrativo fatto di ricorsi avanzati dal Comitato No Crescent e da Italia Nostra per stoppare i lavori. Ma finora il Tar ha sempre dato ragione al Comune di Salerno. Ora toccherà al Consiglio di Stato, che il 5 giugno si pronuncerà sull’istanza di Italia Nostra. I circa 2000 euro necessari per le spese di giustizia sono stati raccolti grazie a un’iniziativa di un altro comitato spontaneo, nato a novembre su Facebook, i Figli delle chiancarelle. Il nome è frutto di una dichiarazione di De Luca contro la “vecchia Salerno”. Il sindaco, arrabbiato dalle polemiche dei salernitani che non avevano gradito la grafica del nuovo logo della città, li chiamò spregiativamente “figli delle chiancarelle”. Definizione che da allora accompagna chi a vario titolo contrasta il sindaco di Salerno.

Quanto al Crescent, continua a dividere Salerno tra favorevoli e contrari. De Luca ha sempre liquidato con fastidio critiche e resistenze all’opera. Sul quale, peraltro, il Comune ha investito circa 12 milioni di euro, di cui circa 2 milioni e mezzo per le spese di progettazione e circa 10 milioni per l’acquisizione dell’area all’Agenzia del Demanio. Un investimento che secondo il sindaco sarà recuperato assegnando i terreni alle imprese che costruiranno il Crescent e lo venderanno a pezzi, tra esercizi commerciali e appartamenti, per un valore complessivo dell’operazione stimato in circa 100 milioni di euro.

Secondo i dati pubblicati dal quotidiano salernitano La Città, le 14 domande pervenute per i 19 locali fronte-mare dovrebbero essere sufficienti a ‘coprire’ l’intera offerta (si tratta quasi interamente di imprenditori salernitani della ristorazione e dell’intrattenimento). E procederebbe bene anche la vendita degli appartamenti, quotati circa 10mila euro al metro quadro.