Nemmeno il tempo di festeggiare che per Paolo Di Canio è già bufera. La FA (federcalcio inglese) ha infatti aperto un’inchiesta su di lui per insulti razzisti. Meno di un mese fa Di Canio festeggiava il riconoscimento di miglior allenatore dell’anno di categoria per aver conseguito la promozione diretta in League One (terza serie) alla guida del piccolo Swindon Town: un’impresa che lo ha subito inserito tra le leggende del club. Poi la tempesta. La settimana scorsa, mentre l’ex giocatore della Lazio si trovava in vacanza in Italia, Jonathan Tehoue, giocatore del Leyton Orient che dal 7 marzo è passato in prestito per un mese allo Swindon, lo ha denunciato alla FA per insulti a sfondo razziale. Questi insulti Di Canio non li avrebbe pronunciati apertamente in faccia al giocatore, ma li avrebbe rivolti al suo indirizzo durante una riunione tecnica nello spogliatoio alla presenza degli altri compagni di squadra.

Questo significa che sono stati i compagni a dire tutto a Tehoue, che dopo aver riferito quanto accaduto al presidente dello Swindon, ha deciso di denunciare il fatto alla FA. Di sicuro i rapporti tra il giocatore e Di Canio non sono mai stati idilliaci: Tehoue con la maglia biancorossa dello Swindon ha giocato solo tre partite (una da titolare) prima che Di Canio lo mettesse fuori rosa per scelta tecnica, sostenendo pubblicamente che il giocatore fosse “molto più scarso di quanto mi sarei aspettato”, e motivando così la sua decisione: “Ho giocatori migliori di lui, che giocano e si comportano come io chiedo”. Poi il ritorno di Tehoue al Leyton, e i presunti insulti a sfondo razziale di Di Canio nei suoi confronti al cospetto dei suoi ex compagni. Il tecnico romano, appena rientrato in Inghilterra, nega ogni addebito e si appresta a fornire le sue spiegazioni alla federazione, che lo ha convocato per i prossimi giorni.

La FA ha inoltre comunicato che saranno anche sentiti alcuni giocatori dello Swindon come testimoni: sarebbero stati proprio loro infatti ad avvertire il loro ex compagno delle parole del tecnico. E se Di Canio tace, lo Swindon ha deciso di sostenerlo pubblicamente, con un comunicato che recita: “La dirigenza era completamente a conoscenza dei fatti del presunto incidente di marzo e avendo investigato a riguardo aveva appreso con soddisfazione che la vicenda era priva di fondamento. Paolo Di Canio nega completamente ogni frase che avrebbe usato nei confronti di Jonathan Tehoue o di chiunque altro, parole di abuso, insulto o minacce e comportamenti di stampo razzista e la dirigenza è lieta di ribadire il suo completo e d’inequivocabile sostegno nei confronti del suo manager (…) La società ad ogni modo sarà lieta di assistere la FA nelle sue indagini”.

Ma per Di Canio non sarà facile. In Inghilterra sul razzismo non scherzano, come dimostrano i recenti casi di Luis Suarez, squalificato per 8 giornate per aver chiamato ‘negro’ Evra durante una partita, e John Terry, su cui pende addirittura un processo penale dopo che un tifoso lo ha denunciato per apologia di razzismo per aver rivolto il medesimo epiteto ad Anton Ferdinand. Men che meno sul fascismo. I tabloid inglesi già stanno puntando il dito sul passato del tecnico: dalle sue dichiarazioni deliranti su Mussolini fino ai saluti romani rivolti alla Curva Nord laziale.

Di Canio come giocatore in Inghilterra è considerato un mito, non solo per le sue eccellenti doti tecniche. Anche per essere stato capace, a distanza di pochi anni, di prendersi 11 giornate di squalifica per aver spinto un arbitro e poi di decidere non segnare un gol in omaggio al fair play quando ha visto il portiere avversario a terra. Ma la vita dell’allenatore è diversa, da lui si pretende altro. Qualche anno fa, quando sembrava che Di Canio fosse vicino alla panchina del West Ham, il Daily Mail, giornale scandalistico e notoriamente conservatore, aveva titolato con un eloquente “Un fascista non può allenare in Inghilterra”. Da parte sua l’ex laziale, bontà sua, ha sempre sostenuto pubblicamente di essere fascista ma di non essere razzista. Ora sarà la FA a stabilire se in questo caso lo è stato.