Luis Suarez del Liverpool

Otto giornate di squalifica e una multa di quasi 50 mila euro. La federazione inglese (FA) ha deciso di entrare in tackle contro il razzismo e ha inflitto una maxi squalifica a Luis Suarez, giocatore uruguaiano del Liverpool che durante una partita contro il Manchester United avrebbe insultato a più riprese il francese Patrice Evra. Ora Suarez ha 14 giorni di tempo per appellarsi, poi la squalifica diverrà effettiva. Subito dopo la partita, disputatasi il 15 ottobre, Evra raccontò alle telecamere di Canal Plus che l’avversario l’aveva apostrofato almeno dieci volte con l’epiteto razzista di “negro”. L’indagine dell’apposita commissione della FA è durata oltre due mesi. Durante l’interrogatorio l’arbitro Marriner ha ricordato un solo episodio, nel quale Evra avrebbe detto a Suarez “non toccarmi sudamericano” e questi avrebbe risposto “e perché, negro?”. Per il resto, solo le accuse di Evra e la difesa di Suarez, che ha paragonato il “negro” Evra al “biondo” con cui chiama il compagno olandese Kuyt. Ma la FA ha deciso comunque per una punizione esemplare. Peggio potrebbe però andare a John Terry, difensore del Chelsea e capitano della nazionale inglese: è accusato di aver usato la parola “negro” nei confronti di Anton Ferdinand del QPR durante una partita del 23 ottobre, ora Terry rischia serie conseguenze penali.

Il giorno dopo il match, un tifoso ha recapitato una denuncia anonima per istigazione all’odio razziale al locale commissariato di polizia, che ha aperto un’inchiesta. Il giocatore è stato interrogato da Scotland Yard e, passate le cinque settimane di prassi, il Crown Prosecution Service l’1 dicembre ha preso in mano le redini dell’inchiesta. Di oggi la notizia che Terry è stato rinviato a giudizio e sarà processato l’1 febbraio del 2012. La Procura della Corona ha dichiarato che ci sono le prove per perseguirlo penalmente. “Ho avvertito il Servizio di polizia metropolitana che John Terry dovrebbe essere perseguito per un reato razziale aggravato – ha detto Alison Saunders, procuratore capo -. Dopo aver esaminato tutte le prove credo ci siano gli estremi per una condanna per razzismo ed è nell’interesse generale proseguire su questa materia”. E pensare che Blatter, segretario della FIFA e intoccabile boss del mondo pallonaro, solo un mese fa aveva negato che nel calcio possa esistere razzismo. ”Solo qualche gesto non corretto, ma basta stringersi la mano” aveva detto ai microfoni della CNN.

Eppure, per rimanere agli ultimi dieci anni, di razzismo dentro e fuori dal campo se n’è visto molto. Sempre in Inghilterra, nel 2003 un difensore del Reading fu squalificato per 3 giornate. Nel 2004 il tecnico della nazionale spagnola Luis Aragonés fu multato per 3 mila euro (e per 87 mila dollari la federazione spagnola) dopo che le telecamere lo inquadrarono mentre diceva al suo giocatore Reyes che era meglio di “quel negro di merda” di Henry. In Ungheria l’ex allenatore della nazionale Meszoly durante un’intervista televisiva, riferendosi ai calciatori africani che giocano nei club ungheresi, disse: “Non sono ancora scesi dagli alberi”. Ma anche da noi non si scherza. Quest’estate, durante la festa promozione del Verona, il tecnico Andrea Mandorlini ha cominciato a cantare “Ti amo terrone” all’indirizzo dei tifosi della Salernitana. Il 16 dicembre il tecnico degli scaligeri, che rischiava a due mesi di squalifica, ha invece patteggiato una multa di 20 mila euro. Episodi di razzismo poi sono all’ordine del giorno negli spogliatoi delle nazionali: dalla Francia all’Olanda puntualmente saltano fuori storie di clan e divisioni, di convocazioni e di ostracismi basati sul colore della pelle.

Se così fanno i protagonisti figuriamoci i tifosi. Oramai non fanno più notizia negli stadi di tutto il mondo gli insulti e i cori razzisti, i ‘buu’ e i versi delle scimmie, quando un giocatore di colore tocca il pallone. Per non parlare di svastiche, croci celtiche e striscioni a sfondo razziale o antisemita. A giugno a Samara, in Russia, un tifoso ha tirato una banana all’indirizzo del brasiliano Roberto Carlos, solo tre mesi prima a San Pietroburgo un altro tifoso aveva sventolato una banana al momento del suo ingresso in campo.

Ogni tanto i calciatori provano a reagire, clamoroso il caso dell’ivoriano Zoro che il 25 novembre 2005, durante Messina-Inter, stufo della pioggia di fischi che pioveva in campo ogni volta che toccava la sfera, prese il pallone in mano e minacciò di uscire dal campo se l’arbitro non avesse zittito i tifosi. Lo stesso ha fatto qualche anno dopo il camerunense Eto’o in Spagna, con la maglia del Barcellona sul campo del Saragozza. Sempre Eto’o è stato protagonista della prima sospensione di una partita nel campionato italiano per i cori razzisti dei tifosi: nell’ottobre 2010 l’arbitro Tagliavento sospese per due minuti il match tra Inter e Cagliari. Unico episodio isolato, un curioso caso di razzismo al contrario. Protagonista il senegalese El Hadji Diouf, spesso vittima di episodi di razzismo, che con la maglia del Blackburn nel settembre 2009 se la prese con un raccattapalle che tardava nel riconsegnarli il pallone. Si avvicinò e gli gridò: “Vaffanculo bianco”. Dategli torto.