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Referendum anti-casta in Sardegna. Province travolte dal 97 per cento di sì

Alle urne oltre mezzo milione di elettori, plebiscito per abrogare 4 province "nuove" e ridurre le indennità dei consiglieri regionali. Il presidente Cappellacci soddisfatto del risultato: "I cittadini si riappropriano degli spazi della politica". I comitati: "Ora dimissioni". Ha già lasciato il presidente di Carbonia-Iglesias

Referendum anti-casta in Sardegna. Province travolte dal 97 per cento di sì

Via le province nuove con due capoluoghi ciascuna e stipendi dei consiglieri regionali da rivedere. Al ribasso, si intende. I sardi sono andati a votare e per i dieci quesiti è arrivata una valanga di sì, pari al 97 per cento quando ormai sono state scrutinate quasi oltre il 80 per cento delle 1826 sezioni. Con questo risultato saranno abrogate le province istituite 10 anni fa: Ogliastra, Medio Campidano, Olbia Tempio e Sulcis-Iglesiente. Il voto sardo ha avuto già un risultato: le dimissioni del presidente della Provincia di Sulcis-Iglesiente Salvatore Cherchi (Pd), esponente di punta del Pd sardo, in passato deputato e sindaco di Carbonia. Le dimissioni saranno operative a decorrere dalla proclamazione ufficiale dei risultati, come ha precisato lo stesso Cherchi, spiegando di essersi dimesso “in rispetto dell’esito regionale del referendum”. 

Uno spoglio iniziato stamattina e che prosegue a rilento proprio per il numero delle schede. Tirato un sospiro di sollievo per il quorum nella tarda serata dell’unica giornata di consultazione, anche per il costo della tornata elettorale: circa 6 milioni di euro. La boa da toccare e doppiare era fissata al 33 per cento ed è andato a votare il 35,5 per cento degli elettori. Un terzo, poco più, pari a 525.651 su un totale di 1.480.366. Affluenza al 24,75 per cento alle 19, a mezzogiorno appena il 7,81: percentuali da giornata al mare, anche se la pioggia imperversava da nord a sud dell’isola.

L’endorsement di Cappellacci. Un risultato non scontato e sul filo del rasoio che si giocava tutto sulla partecipazione al voto promossa dal comitato referendario (in prima fila sindaci e il partito dei Riformatori sardi) e cavalcato dallo stesso governatore Ugo Cappellacci soprattutto sulla battaglia per l’esistenza delle province vecchie e nuove. Il presidente conferma la sua passione per i referendum in un periodo in cui l’antipolitica la fa da padrona e le poltrone ben pagate sono malviste. Dopo la consultazione sul nucleare dello scorso anno, ha promosso i dieci quesiti anti-casta e più volte rinnovato l’invito al voto. Una questione strategica dopo la sua distanza da Roma e dallo stesso partito nazionale di riferimento, il Pdl, con cui si è riconciliato meno di due mesi fa.

Le 4 province vecchie. Un po’ di affetto e qualche incertezza sulle vecchie province (Cagliari, Sassari, Oristano e Nuoro): il sì per la loro cancellazione supera il 50 per cento, ma si ferma al 66,85 e il quesito ha valore soprattutto simbolico perché solo consultivo. Plebiscito anche per la riduzione del numero dei consiglieri regionali (dagli attuali a 50) con una percentuale quasi bulgara (oltre il 98%) e per riformulare la loro indennità mensile che si aggira attorno ai 12mila euro, una delle più alte del Paese. In realtà il Senato ha già dato il via libera alla riduzione dei consiglieri sardi dopo la legge approvata dall’Assemblea che riduce i consiglieri a 60. Ma essendo una modifica statutaria per l’ok definitivo è necessario ancora un passaggio alla Camera.

Le 4 province nuove (e abrogate). Le principali imputate di questa tornata elettorale sono nate meno di dieci anni da nel 2004: sono le province di Ogliastra, Medio Campidano, Olbia Tempio e Sulcis-Iglesiente. Un quesito abrogativo per ciascuna chiede di annullare le rispettive leggi regionali che le hanno istituite. Probabilmente ognuna finirà il proprio mandato, il personale sarà riassorbito, niente più consiglieri e giunta. Anche in linea con le linee stabilite per tutta Italia dal decreto Monti. Eppure in Sardegna la redistribuzione dei territcomuni che sarà ostica. E un percorso che andrà avanti a suon di carte bollate e norme.

Gli altri quesiti. Gli altri quesiti di supporto chiedevano la cancellazione dei consigli di amministrazione degli enti regionali (considerato un buen retiro per politici trombati), un nuovo statuto sardo e l’elezione diretta del presidente della Regione, attraverso delle primarie con partecipazione di tutti i cittadini. Ed è curioso che tra i sostenitori ci sia lo stesso Cappellacci, l’uomo candidato nel 2009 dall’allora premier Berlusconi, quasi uno sconosciuto alla gran parte degli elettori.

I sardi e i referendum. Si tratta quindi di un buon risultato vista l’antipatia dei sardi per i referendum che arriva da lontano e nonostante la popolarità (per molti il populismo) dei temi il quorum è stato un dilemma. Non ha aiutato nemmeno il mancato Election Day, l’accorpamento con le amministrative, spostate ulteriormente a giugno. Tam tam sul web e tanto silenzio e qualche intellettuale, come la scrittrice Michela Murgia che si è schierata per l’astensione. L’accusa condivisa dei disertori è quella sui principali promotori che fanno parte di quella casta tanto odiata. I partiti anche di opposizione hanno storto il naso e non hanno dato fino all’ultimo indicazioni di voto, se non singole posizioni. Lo stesso Pd si è presentato diviso all’interno: quasi a tre teste. Chi favorevole al voto e al sì come l’ex governatore Renato Soru e il vicepresidente del consiglio Mario Bruno, chi assolutamente contrario come il consigliere regionale Chicco Porcu, chi incerto. Lo stesso coordinatore di Sel, Michele Piras, in campo per difendere le province e quindi schierato per il no.

La difesa delle province. L’esercito schierato in difesa degli enti intermedi è trasversale. E ha il suo centro gravitazionale attorno all’Unione province sarde. Che, insieme ad altre province, e al suo agguerrito rappresentante, Roberto Deriu (Pd) ha presentato ben tre ricorsi tra Tar e magistratura ordinaria. L’ultimo a due giorni dalla fatica data, tutti respinti con relative spese legali da pagare. Chi ruota attorno ai piccoli e nuovi enti intermedi teme per il futuro e contesta il mancato risparmio. E l’inerzia dei rappresentanti regionali. Non per nulla l’affluenza più bassa che non raggiunge nemmeno il quorum si registra proprio tra gli elettori di Olbia-Tempio, dove ha votato il 26,85% degli elettori, tra quelli d’Ogliastra (28,75%) e di Carbonia Iglesias (31,53%).

Boom di affluenza nel Medio Campidano. Diverso il caso del Medio Campidano in cui si registra il record del 42 per cento di affluenza. Qui la provincia con i suoi presunti sprechi sta stretta a molti: tra due giorni inizia il processo contabile a carico del presidente Fulvio Tocco e il direttore Nicola Sciannameo. Ai due la Corte dei conti contesta 36mila euro utilizzati, pare inutilmente, per la ricerca dei tartufi tra carciofaie e orti del Medio Campidano. Alla curiosa percentuale fa riferimento l’ex assessore all’Agricoltura Andrea Prato diventato tempestivamente regista teatrale pro referendum con il personaggio Onorevole Sciupone: “Complimenti ai referendari del Medio Campidano che hanno messo a nudo le colpe di Sciupone Tocco, convincendo la gente a rinunciare alla propria nuova provincia”.

“Dimissioni subito”. La stessa posizione del vicepresidente del Consiglio regionale e coordinatore dei Riformatori sardi, Michele Cossa: “È un grande risultato, la Sardegna ha risposto e chiesto il cambiamento”, osserva. E il comitato già chiede le teste dei presidenti delle province: “Dimissioni subito”. E ora i nodi verranno al pettine, il risultato delle urne è chiaro. Tutta Italia si aspetta il cambiamento, numeri, conti e risparmi alla mano.


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